martedì 17 luglio 2012

Sentire se stesso negli altri

Il poeta deve vivere tutto per sé,
immedesimandosi nelle sue cose predilette.
Lui che ha ricevuto dal cielo
il più prezioso dei doni dell'anima,
che dalla natura ha avuto
una indistruttibile ricchezza,
deve anche poter vivere indisturbato la sua vita interiore
e godere quei tesori,
quella beatitudine che il ricco inutilmente cerca di procurarsi
accumulando beni.
Guarda gli uomini,
come corrono dietro alla felicità e ai divertimenti;
i loro desideri,
i loro sforzi,
il loro tempo e il loro denaro
sono costantemente in caccia di una cosa;
e di che?
Di quello che il poeta ha ricevuto in dono dalla natura:
del godimento del mondo,
della facoltà di sentire se stesso negli altri,
del convivere armonico con tante cose spesso inconciliabili.
Che cosa agita gli uomini
se non la loro incapacità a collegare i concetti con le cose,
la difficoltà a trattenere il piacere tra le loro mani,
il ritardo con cui si avverano i loro desideri;
e la constatazione che la meta raggiunta
non ha sul loro cuore l'effetto che speravano desiderandola da lontano.
Il destino ha elevato al di sopra di tutto ciò il poeta,
simile a un dio.
Egli scorge la baraonda delle passioni,
vede famiglie e regni agitarsi senza scopo,
vede gli intricati enigmi dei malintesi
che spesso un semplice monosillabo basterebbe a risolvere,
creare grovigli indescrivibili,
irreparabili.
Partecipa alle gioie e ai dolori di ogni destino umano;
sia che l'uomo trascini i suoi giorni
struggendosi di malinconia per qualche grande perdita,
sia che vada incontro al destino
con spensierato ottimismo,
l'anima ricettiva e sensibile del poeta
passa dalla notte al giorno
come il sole nel suo corso,
e le delicate modulazioni della sua arpa
prendono il tono della gioia e del dolore.


(Wolfgang Goethe)

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