Fiorire è il fine - chi passa un fiore con uno sguardo distratto stenterà a sospettare le circostanze coinvolte in quel luminoso fenomeno costruito in modo così intricato e poi offerto, come una farfalla al mezzogiorno
giovedì 21 maggio 2015
L'esistenza oppressa del cuore
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Pierre Joseph Dedreux-Dorcy
Sentire senza possedere
L'arte ci libera illusoriamente dalla sordidezza di essere. Mentre sentiamo i mali e le invettive di Amleto, principe di Danimarca, non sentiamo i nostri mali: vili perché sono nostri e vili perché sono vili. L'amore, il sonno, le droghe sono forme elementari dell'arte, o meglio, di produrne lo stesso effetto. Ma amore, sonno e droghe hanno ciascuno la sua delusione. L'amore stanca o delude. Dal sonno ci si sveglia e, quando si è dormito, non si è vissuto. Le droghe si scontano con la rovina del fisico che hanno servito a stimolare. Ma nell'arte non c'è delusione perché la delusione è stata ammessa dall'inizio. Dall'arte non c'è risveglio perché in essa non abbiamo dormito, anche se abbiamo sognato. Nell'arte non c'è tributo o multa da pagare per averne goduto. Siccome il piacere che essa ci offre in certo qual modo non è nostro, non dobbiamo pagarlo o pentircene. Per arte si intende tutto quello che ci delizia e che non è nostro: il paesaggio, il sorriso fatto a un altro, il tramonto, una poesia, l'universo obiettivo. Possedere è perdere. Sentire senza possedere è conservare, poiché significa estrarre da una cosa la sua essenza.
(Fernando Pessoa)
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martedì 19 maggio 2015
...chiedevo la mia
Neaera Reading a Letter from Catullus
Ho bisogno di silenzio
Ho bisogno di silenzio
come te che leggi col pensiero
non ad alta voce
il suono della mia stessa voce
adesso sarebbe rumore
non parole ma solo rumore fastidioso
che mi distrae dal pensare.
Ho bisogno di silenzio
esco e per strada le solite persone
che conoscono la mia parlantina
disorientate dal mio rapido buongiorno
chissà, forse pensano che ho fretta.
Invece ho solo bisogno di silenzio
tanto ho parlato, troppo
è arrivato il tempo di tacere
di raccogliere i pensieri
allegri, tristi, dolci, amari,
ce ne sono tanti dentro ognuno di noi.
Gli amici veri, pochi, uno?
sanno ascoltare anche il silenzio,
sanno aspettare, capire.
Chi di parole da me ne ha avute tante
e non ne vuole più,
ha bisogno, come me, di silenzio.
(Alda Merini)
lunedì 18 maggio 2015
Un giorno io ho perso una parola
Un giorno io ho perso una parola
sono venuta qui per dirvelo e non perché voi abbiate risposta.
Non amo i dialoghi o le domande:
mi sono accorta che cantavo in una orchestra che non aveva voci.
Ho meditato a lungo sul silenzio, al silenzio non c'è risposta.
Io le mie poesie le ho buttate
non avevo fogli su cui scriverle.
Poi mi si sono avvicinati strani animali
come uomini di antenate bestie da manicomio
qualcuno mi ha aiutato a sentirmi unica, mi ha guardato.
Pensavo che per loro non c'erano semafori, castelli e strade.
Questo posto sgangherato come il mio cervello che ha trovato solitudini.
Poi è venuto un santo che aveva qualcosa da dare
un santo che non aveva le catene, non era un malfattore,
l'unica cosa che avevo avuto in questi anni.
L'avrei seguito
finché un giorno non sapevo più innamorarmi.
È venuto un santo che mi ha illuminato come una stella.
Un santo mi ha risposto: perché non ti ami? È nata la mia indolenza.
Non vedo più gente che mi picchia e non vedo più i manicomi.
Sono morta nell’indolenza.
(Alda Merini)
martedì 12 maggio 2015
Ho appena dedicato un mese al Vuoto
È dunque necessario che di tanto in tanto
È dunque necessario che di tanto in tanto la morte ponga il suo dito sul tumulto della vita onde impedirci di spezzarci? Un letargo per cui i ricordi più amari, gli avvenimenti che si direbbe debbano infrangere per sempre un'esistenza sono spazzati via da un'ala oscura che ne attenua le asprezze e li cosparge di un dorato pulviscolo, il quale conferisce anche ai più brutti, ai più ignobili un certo lustro, un certo fulgore? La natura umana è dunque di tale fattura da dover prendere la morte a piccole dosi giorno per giorno per poter continuare la vita?
(Virginia Woolf)
Dio, possibile che sia tutto qui?
Di sopra, nel candido cubicolo asettico e abbacinante della stanza da bagno, odoroso di carne tiepida e di dentifricio, il rituale che prescrive di lavarsi determinate parti del corpo mi ha fatto chinare meccanicamente sul lavandino in adorazione dello sfavillio del cromo, con la luce alterna, accecante che andava e veniva dai rubinetti. Caldo e freddo, pulizia derivante da lisce e profumate saponette verdi; capelli come sottili segni curvilinei a matita sullo smalto; le medicine multicolori, i pesanti vasi di vetro, le boccette in grado di curare i sintomi del raffreddore o di farti dormire in meno di un'ora. E poi a letto, nella stessa aria potenzialmente feconda, profumata di lavanda, tendine di pizzo e caldo odore felino, come di muschio, in attesa di assorbirti... Una sbiadita aspettativa ovunque. E tu sei la mobile epitome di tutto questo. Per te, con te, in te. Dio, possibile che sia tutto qui? Rimbalzare lungo un corridoio riecheggiante di singhiozzi e risate? Di autovenerazione e di autoripugnanza? Di gloria e di disgusto?
(Sylvia Plath - Luglio 1950)
sabato 9 maggio 2015
Il nuovo in noi
(...) Io credo che quasi tutte le nostre tristezze siano momenti di tensione, che noi sentiamo come paralisi, perché non udiamo più vivere i nostri sentimenti sorpresi. Perché noi siamo soli con la cosa straniera che è entrata in noi; perché quanto ci era confidente e abituale per un momento ci è tolto; perché noi siamo in un passaggio dove non possiamo fermarci. Perciò anche poi passa la tristezza: il nuovo in noi, il sopravvenuto, è entrato nel nostro cuore, è penetrato nella sua camera più interna e anche là non è più, è già nel sangue. E noi non capiamo cosa sia stato. Ci si potrebbe facilmente persuadere che nulla sia accaduto, e pure noi ci siamo trasformati, come si trasforma una casa, in cui sia entrato un ospite. Noi non possiamo dire chi sia entrato, forse non lo sapremo mai, ma molti indizi suggeriscono che il futuro entra in noi in questa maniera per trasformarsi in noi molto prima che accada. E perciò è tanto importante essere soli e attenti, quando si è tristi: perché il momento, vuoto in apparenza e fisso, in cui il futuro entra in noi, è tanto più vicino alla vita, di quell’altro sonoro e casuale istante in cui esso, come dal di fuori, ci accade. Quanto più calmi, pazienti e aperti noi siamo nella tristezza, tanto più profondo e infallibile entra in noi il nuovo.
(Rainer Maria Rilke)
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Il mio primo pensiero
giovedì 7 maggio 2015
Divoro un libro dopo l'altro
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L'assetato
Per trovarmi, Poesia,
mi cercai in te:
stella d’acqua che si sfalda,
l’essere mio s’annegò.
Per cercarti, Poesia,
feci naufragio in me.
Poi presi a cercarti, per
Poi presi a cercarti, per
fuggire da me:
oh quel folto di riflessi
in cui mi perdei!
E quando feci ritorno
quello che trovai fu
lo stesso volto perduto
lo stesso volto perduto
nella stessa nudità,
le stesse acque specchianti
alle quali non berrò
e alle sponde dello specchio
me stesso morto di sete.
(Octavio Paz)
(Octavio Paz)
Fatta buio ed altezza
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venerdì 1 maggio 2015
Deve essere qualcosa di nascosto nella mia natura
Papà e mamma, carissimi,
non mai tanto cari come oggi, voi dovete pensare che questo è il meglio. Ho tanto sofferto... Deve essere qualcosa di nascosto nella mia natura, un male dei nervi che mi toglie ogni forza di resistenza e mi impedisce di vedere equilibrate le cose della vita... Ciò che mi è mancato è stato un affetto fermo, costante, fedele, che diventasse lo scopo e riempisse tutta la mia vita. Anche i miei bambini, che l'anno scorso bastavano, ora non bastano più. I loro occhi che mi guardano mi fanno piangere... Fa parte di questa disperazione mortale anche la crudele oppressione che si esercita sulle nostre giovinezze sfiorite... Direte alla Nena che è stato un male improvviso, e che l'aspetto. Desidero di essere sepolta a Pasturo, sotto un masso della Grigna, fra cespi di rododendro. Mi ritroverete in tutti i fossi che ho tanto amato. E non piangete, perché ora io sono in pace.
La Vostra Antonia
(Antonia Pozzi; Ultima Lettera - 3 Dicembre 1938)
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