giovedì 21 maggio 2015

Sentire senza possedere

L'arte ci libera illusoriamente
dalla sordidezza di essere.
Mentre sentiamo i mali e le invettive di Amleto,
principe di Danimarca,
non sentiamo i nostri mali:
vili perché sono nostri e vili perché sono vili.
L'amore, il sonno, le droghe sono forme elementari dell'arte,
o meglio, di produrne lo stesso effetto.
Ma amore, sonno e droghe
hanno ciascuno la sua delusione.
L'amore stanca o delude.
Dal sonno ci si sveglia e,
quando si è dormito, non si è vissuto.
Le droghe si scontano
con la rovina del fisico che hanno servito a stimolare.
Ma nell'arte non c'è delusione
perché la delusione è stata ammessa dall'inizio.
Dall'arte non c'è risveglio
perché in essa non abbiamo dormito,
anche se abbiamo sognato.
Nell'arte non c'è tributo o multa da pagare per averne goduto.
Siccome il piacere che essa ci offre
in certo qual modo non è nostro,
non dobbiamo pagarlo o pentircene.
Per arte si intende tutto quello che ci delizia e che non è nostro:
il paesaggio, il sorriso fatto a un altro,
il tramonto, una poesia,
l'universo obiettivo.
Possedere è perdere.
Sentire senza possedere
è conservare,
poiché significa estrarre da una cosa la sua essenza.


(Fernando Pessoa)

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