Fiorire è il fine - chi passa un fiore con uno sguardo distratto stenterà a sospettare le circostanze coinvolte in quel luminoso fenomeno costruito in modo così intricato e poi offerto, come una farfalla al mezzogiorno
martedì 22 ottobre 2024
Forse, se tu gustassi anco una volta
Forse, se tu gustassi anco una volta
la millesima parte de le gioie
che gusta un cor amato riamando,
diresti, ripentita, sospirando:
"Perduto è tutto il tempo
che in amar non si spende."
(Torquato Tasso; "Aminta")
domenica 20 ottobre 2024
...esisteva soltanto la mia solitudine
(...) sapevo che fuori tutto continuava con la stessa indifferenza, che anche fuori esisteva soltanto la mia solitudine. La solitudine che m'ero addossato, d'una grandezza sproporzionata al mio cuore.
(Rainer Maria Rilke; "I quaderni di Malte Laurids Brigge")
Doveva essere una di quelle ore mattutine
Doveva essere una di quelle ore mattutine nuove e riposanti come ce ne sono in luglio, in cui si manifesta dappertutto come una gioia irriflessa. Da milioni di minimi, insopprimibili movimenti, si forma, a mosaico, l'esistenza più convinta; le cose vibrano sciolte nell'aria, compenetrate le une alle altre, e la loro freschezza schiarisce l'ombra e dà al sole una luce lieve, spirituale. Allora nel giardino non ci sono più elementi essenziali; tutto è dappertutto, e bisognerebbe essere in tutto, per non perdere nulla.
(Rainer Maria Rilke; "I quaderni di Malte Laurids Brigge")
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Lo aprii: era vuoto
Ancora ricordo con precisione come un giorno, tanto tempo fa, trovai in casa un astuccio da gioielli: largo due mani, a forma di ventaglio, di marrocchino verde scuro, con una ghirlanda di fiori impressa tutt'intorno. Lo aprii: era vuoto. Questo posso dirlo adesso, dopo tanto tempo. Ma allora, quando l'ebbi aperto, vidi solo di cosa era fatto quel vuoto: di velluto, di una piccola prominenza di velluto chiaro, non più fresco; del solco per il gioiello che vi si perdeva, vuoto, più chiaro, quanto un'ombra di malinconia.
(Rainer Maria Rilke; "I quaderni di Malte Laurids Brigge")
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...l'effetto di un esercizio costante e doloroso
Se riesci a credermi capace di sentimenti, certo puoi immaginare che ho sofferto ora. La compostezza con cui mi sono indotta a considerare la questione, la consolazione che mi sforzo di ammettere, sono l'effetto di un esercizio costante e doloroso (...)
(Jane Austen; "Ragione e sentimento")
giovedì 26 settembre 2024
Vuoi, rosa, essere l'ardente compagna
Vuoi, rosa, essere l'ardente compagna
delle nostre passioni di ora?
O è forse il ricordo che più ti conquista
quando una gioia riaffiora?
Spesso ti ho vista, gioiosa e secca,
- ogni petalo un sudario -
dentro scrigni odorosi, accanto ad una ciocca,
o dentro un libro amato da rileggere soli.
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Préfère-tu, rose, être l'ardente compagne
de nos transports présents?
Est-ce le souvenir qui davantage te gagne
lorsqu'un bonheur se reprend?
Tant de fois je t'ai vue, heureuse et sèche,
- chaque pétale un linceul -
dans un coffret odorant, à côté d'une mèche,
ou dans un livre aimé qu'on relira seul.
(Rainer Maria Rilke; "Le rose")
mercoledì 25 settembre 2024
Il solitario vive in un deserto sconfinato di terrificante bellezza
Il solitario vive in un deserto sconfinato di terrificante bellezza. Guarda la totalità e il significato interiore. La molteplicità delle cose esistenti gli è odiosa quando gli è vicina. La guarda da lontano nella sua totalità. Perciò gli appare inondata di argenteo splendore, di pace e bellezza. Ciò che gli è vicino dev'essere semplice e ingenuo, perché la molteplicità e la complessità delle cose quando sono vicine lacerano e infrangono l'argenteo splendore. Intorno a lui non deve aleggiare caligine dell'aria, né foschia o nebbia alcuna, altrimenti non può osservare la molteplicità delle cose nella totalità. Per questo il solitario ama sopra ogni cosa il deserto, ove tutto ciò che è prossimo è semplice e nulla di torbido o sfocato si frappone tra lui e le cose lontane.
(Carl Gustav Jung; "Il libro rosso")
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A poco a poco nacque nel mio petto
A poco a poco nacque nel mio petto,
non so da qual radice,
com'erba suol che per se stessa germini,
un incognito affetto
che mi fea desiare
d'esser sempre presente
a la mia bella Silvia;
e bevea da' suoi lumi
un'estranea dolcezza,
che lasciava nel fine
un non so che d'amaro;
sospirava sovente, e non sapeva
la cagion de' sospiri
Così fui prima amante ch'intendessi
che cosa fosse amore.
(Torquato Tasso; "Aminta")
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giovedì 5 settembre 2024
In un ovale di grazia indescrivibile mettete degli occhi scuri
Il volto, meraviglioso, era oggetto di una civetteria speciale. Era tutto piccolino e sua madre, come direbbe de Musset, sembrava averlo fatto con particolare cura.
In un ovale di grazia indescrivibile mettete degli occhi scuri disegnati da sopracciglia che formano un arco così puro da sembrare dipinto; velate gli occhi con lunghe ciglia che, quando si abbassano, ombreggiano il colore rosato delle guance; tratteggiate un naso sottile, dritto, simpatico, con le narici leggermente dilatate da un'ardente aspirazione alla vita sensuale; disegnate una bocca regolare le cui labbra si aprono con grazia su denti bianchi come latte; colorate la pelle di quel velluto che ricopre le pesche che nessuna mano ha mai toccato, e avrete l'insieme di quell'incantevole volto.
I capelli neri come il carbone, ondulati in modo naturale o meno, si aprivano sulla fronte in due grandi frange che si perdevano dietro la testa, mostrando un lembo delle orecchie dove brillavano due diamanti il cui valore era tra i quattro e i cinquemila franchi ciascuno.
Come la sua vita ardente lasciasse al viso di Marguerite l'espressione verginale, addirittura infantile che lo caratterizzava, è qualcosa che siamo costretti a constatare senza però capirlo.
(Alexandre Dumas; "La signora delle camelie")
Voi sapete cosa significhi amare una donna
Sarebbe complicato esporvi i particolari della nostra nuova vita. Era fatta di una serie di puerilità, incantevoli per noi, ma insignificanti per coloro ai quali le descrivessi. Voi sapete cosa significhi amare una donna, sapete come le giornate diventino brevi e con quale amorosa pigrizia ci si lasci scivolare verso l'indomani. Voi non ignorate l'oblio di ogni cosa che nasce da un amore violento, fiducioso e reciproco. Qualsiasi essere nel creato che non sia la donna amata sembra inutile. Si rimpiange di aver già buttato parti del proprio cuore ad altre donne e non si concepisce neppure la possibilità di stringere una mano diversa da quella tenuta fra le nostre. Il cervello non tollera lavoro né ricordo, insomma niente di ciò che potrebbe distrarlo dall'unico pensiero che gli torna in mente di continuo. Ogni giorno si scopre nella propria amante un nuovo incanto, una voluttà sconosciuta.
La vita non è più che il ripetuto appagamento di un continuo desiderio, l'anima non è più che la vestale incaricata di alimentare il fuoco sacro dell'amore.
Giunta la notte, andavamo spesso a sederci nel boschetto che dominava la casa. Laggiù ascoltavamo le gioiose melodie della sera, entrambi pensando all'avvicinarsi dell'ora che ci avrebbe lasciati, fino all'indomani, l'uno nelle braccia dell'altra. A volte restavamo a letto tutto il giorno, senza nemmeno permettere al sole di entrare in camera. Le tende erano ermeticamente chiuse e, per un momento, il mondo di fuori per noi si fermava. Solo a Nanine era concesso di aprire la porta, ma unicamente per portarci i pasti; mangiavamo senza alzarci, interrompendoci di continuo con risa e scherzi. A questo seguiva un breve sonno, perché, immergendoci nel nostro amore, eravamo come due sommozzatori ostinati che ritornano in superficie solo per riprendere fiato.
(Alexandre Dumas; "La signora delle camelie")
Marguerite assisteva a tutte le prime
Marguerite assisteva a tutte le prime e trascorreva ogni sera a teatro o al ballo. A ogni commedia nuova si era certi di vederla, insieme a tre cose che non l'abbandonavano mai e che occupavano sempre il parapetto del palco in platea: l'occhialino, un sacchettino di caramelle e un mazzolino di camelie. Per venticinque giorni al mese le camelie erano bianche, e per cinque erano rosse; non si è mai conosciuta la ragione di tale varietà di colore che io segnalo senza poterla spiegare e che gli abituali frequentatori dei teatri dove essa si recava più di frequente e i suoi amici avevano notato come me. Non si era mai vista Marguerite con fiori diversi dalle camelie. Ecco il motivo per il quale la signora Barjon, la sua fioraia, aveva finito per chiamarla la Signora delle Camelie, e il soprannome le era rimasto.
(Alexandre Dumas; "La signora delle camelie")
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Finestra su Saint-German-des-Prés
...non sta a noi cambiare noi stessi?
Ma ora che tanto sta cambiando, non sta a noi cambiare noi stessi? Non potremmo provare a evolverci appena, addossandoci lentamente, a poco a poco, la nostra parte di lavoro nell'amore? Di esso ci è stata risparmiata ogni fatica, e così ci è scivolato tra le distrazioni, come a volte nel cassetto dei giocattoli d'un bambino cade un pezzo di trina autentica che prima piace, poi non piace più, e infine rimane tra gli oggetti rotti e disfatti, peggiore di ogni altro. Guastati dal piacere superficiale, come tutti i dilettanti, abbiamo fama di maestri. Ma che accadrebbe se disprezzassimo i nostri successi, se cominciassimo a imparare dal principio il lavoro dell'amore, che altri ha sempre fatto per noi? Se ce ne andassimo e diventassimo apprendisti, ora che cambiano tante cose?
(Rainer Maria Rilke; "I quaderni di Malte Laurids Brigge")
giovedì 20 giugno 2024
Ecco giorni in cui tutto intorno mi è luce
Cosa non può una piccola luna. Ecco giorni in cui tutto intorno mi è luce, leggero, appena accennato nell'aria luminosa, e tuttavia nitido. Quello che è più vicino ha già una tonalità remota, è sottratto o soltanto indicato, non offerto; quanto ha rapporto con lo spazio: il fiume, i ponti, le vie lunghe e le piazze che si spendono prodighe, tutto questo lo spazio l'ha preso dietro di sé, è dipinto su di esso come su seta. Non è possibile dire, allora, cosa può essere una carrozza verdechiaro sul Pont-Neuf o un rosso infrenabile o anche soltanto un manifesto sul muro spartifuoco d'un gruppo di case grigioperla. Tutto è semplificato, ridotto a pochi piani chiari e precisi come il viso in un ritratto di Manet. E nulla è minuscolo o superfluo. I bouquinistes aprono sul quai i loro cassoni e il giallo fresco o consunto dei libri, il bruno violaceo delle legature, il verde più grande di una cartella: tutto è giusto, ha valore, partecipa e forma molteplicità in cui nulla manca.
(Rainer Maria Rilke; "I quaderni di Malte Laurids Brigge")
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