Fiorire è il fine - chi passa un fiore con uno sguardo distratto stenterà a sospettare le circostanze coinvolte in quel luminoso fenomeno costruito in modo così intricato e poi offerto, come una farfalla al mezzogiorno
venerdì 13 febbraio 2015
Il tessuto superficiale della vita
La petite promenade du poète
Me ne vado per le strade
Strette oscure e misteriose:
Vedo dietro le vetrate
Affacciarsi Gemme e Rose.
Dalle scale misteriose
C’è chi scende brancolando:
Dietro i vetri rilucenti
Stan le ciane commentando.
La stradina è solitaria:
Non c’è un cane qualche stella
Nella notte sopra i tetti:
E la notte mi par bella.
E cammino poveretto
Nella notte fantasiosa,
Pur mi sento nella bocca
La saliva disgustosa. Via dal tanfo
Via dal tanfo e per le strade
E cammina e via cammina,
Già le case son più rade.
Trovo l’erba, mi ci stendo
A conciarmi come un cane:
Da lontano un ubriaco
Canta amore alle persiane.
(Dino Campana)
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lunedì 9 febbraio 2015
La non aderenza alla vita
La non aderenza alla vita genera una voglia di fissità. Si comincia a vedere il mondo in forme rigide, linee definite, contorni morti. Quando non provate più quella gioia che nutre il Divenire, tutto sfocia in simmetrie. Quello che, tra i vari tipi di follia, è stato chiamato "geometrismo" non sarebbe dunque altro che un eccesso di questa predisposizione all'immobilità che accompagna tutte le depressioni. Il gusto delle forme tradisce una tendenza segreta alla morte. Più siete depressi più le cose si fissano, nell'attesa di farsi ghiaccio.
(Emil Cioran)
Non la conoscenza ci avvicina ai santi
Non la conoscenza ci avvicina ai santi, bensì il destarsi delle lacrime che dormono nel più profondo di noi. Soltanto allora, grazie alle lacrime, approdiamo alla conoscenza e comprendiamo come si possa diventare santo dopo essere stato uomo.
(...) Al giudizio finale verranno pesate soltanto le lacrime.
(Emil Cioran)
domenica 8 febbraio 2015
L'erudizione della sensibilità
C'è un'erudizione della conoscenza che è esattamente ciò che chiamiamo erudizione, e c'è un'erudizione dell'intelletto che è ciò che si chiama cultura. Ma c'è anche un'erudizione della sensibilità. L'erudizione della sensibilità non ha niente a che vedere con l'esperienza della vita. L'esperienza della vita non insegna niente, così come niente insegna la Storia. La vera esperienza consiste nel diminuire il contatto con la realtà e nell'aumentare l'analisi di quel contatto. In tal modo la sensibilità si allarga e si approfondisce, perché in noi c'è tutto; basta cercarlo e saperlo cercare. Cosa significa viaggiare e a cosa serve viaggiare? Qualsiasi tramonto è il tramonto; non è necessario andare a vederlo a Costantinopoli. E il senso di libertà che nasce dai viaggi? Posso averlo andando da Lisbona a Benfica e forse con un'intensità maggiore di chi va da Lisbona in Cina, perché se la libertà non è in me non la troverò da nessuna parte. "Qualsiasi strada," ha detto Carlyle, "perfino questa strada di Entepfuhl, ti porta in capo al mondo." Ma la strada di Entepfuhl, se la percorriamo tutta, e fino in fondo, ritorna a Entepfuhl, in modo che lo stesso Entepfuhl nel quale ci trovavamo è il capo del mondo che volevamo raggiungere. Condillac comincia così il suo celebre libro: "Per quanto in alto possiamo salire e per quanto in basso possiamo scendere, non usciamo mai dalle nostre sensazioni." Non sbarchiamo mai da noi stessi. Non arriviamo mai ad essere altri se non diventando altri attraverso l'immaginazione sensibile di noi stessi. I veri paesaggi sono quelli che noi stessi creiamo, perché così, essendo i loro Dei, noi li vediamo come essi sono veramente, cioè come sono stati creati. Nessuna delle sette parti del mondo è quella che mi interessa e quella che posso vedere veramente; è l'ottava parte quella che io percorro, ed essa è mia. Colui che ha varcato tutti i mari ha varcato soltanto la monotonia di se stesso. Ho già varcato più mari di tutti. Ho già visto più montagne di quelle che esistono sulla terra. Ho già attraversato più città di quelle che esistono, e i grandi fiumi di nessun mondo sono passati, assoluti, sotto i miei occhi contemplativi. Se io viaggiassi troverei la brutta copia di ciò che ho già visto senza viaggiare. Gli altri visitano paesi come anonimi pellegrini. Nei paesi che ho visitato non sono stato solo il piacere segreto del viaggiatore incognito, ma la maestà del Re che vi regna, e il popolo che vi abita e tutta la storia di quella nazione e delle altre. Gli stessi paesaggi, le stesse case, li ho visti perché io sono stato loro, fatti in Dio con la sostanza della mia immaginazione.
(Fernando Pessoa; "Il libro dell'inquietudine")
sabato 7 febbraio 2015
Silenzio
Conosco una città
che ogni giorno s'empie di sole
e tutto è rapito in quel momento
Me ne sono andato una sera
Nel cuore durava il limìo
delle cicale
Dal bastimento
verniciato di bianco
ho visto
la mia città sparire
lasciando
un poco
un abbraccio di lumi nell'aria torbida
sospesi
(Giuseppe Ungaretti)
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Eternità
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mercoledì 4 febbraio 2015
Educatevi a questo compito
Se vi tenete alla natura, a quanto è di semplice in essa, alle piccole cose, che uno vede appena e che in maniera così imprevista possono divenire grandi e incommensurabili; se avete questo amore per l'inappariscente, e servendo in semplicità tentate di acquistarvi la confidenza di quanto sembra povero: allora tutto vi diverrà più facile, armonico e in qualche modo più conciliante, non forse nell'intelletto, che resta indietro attonito, ma nella vostra più intima coscienza, che veglia e sa.
(...) Forse portate in voi la possibilità di formare e creare, quale una maniera di vita singolarmente beata e pura; educatevi a questo compito, - ma accogliete in grande fiducia quanto vi accade, e se solo vi accade dal vostro volere, da qualche necessità del vostro intimo, prendetelo su voi stessi e non odiate nulla.
(...) Non vi lasciate ingannare dalla superficie; nelle profondità tutto diventa legge.
(Rainer Maria Rilke)
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martedì 3 febbraio 2015
Entrare nell'eternità
Sollevare i blocchi di pietra sotto la sferza ma vederli entrare nell'eternità e sentir nascere il vuoto intorno alle piramidi mediante la diserzione del tempo! L'ultimo fra gli schiavi era più vicino all'eternità di qualsiasi filosofo occidentale! Gli Egizi vivevano nell'estasi del sole e della morte. Per noi, il cielo è diventato una pietra sepolcrale! Il mondo moderno ha ceduto alla seduzione delle cose finite.
(Emil Cioran)
Ah, tu pensavi che anch'io fossi una
Ah, tu pensavi che anch'io fossi una
che si possa dimenticare
e che si butti, pregando e piangendo,
sotto gli zoccoli di un baio.
O prenda a chiedere alle maghe
radichette nell'acqua incantata,
e ti invii il regalo terribile
di un fazzoletto odoroso e fatale.
Sii maledetto. Non sfiorirò con gemiti
o sguardi l'anima dannata,
ma ti giuro sul paradiso,
sull'icona miracolosa
e sull'ebbrezza delle nostre notti ardenti:
mai più tornerò da te.
(Anna Achmatova)
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Hemendranath Mazumdar
domenica 1 febbraio 2015
Chi possiede se stesso, non ha perduto nulla
Passa in rassegna questi beni che ci spingono alla follia: ti accorgerai che in essi non il danno reca molestia, ma la nostra nozione di danno. Nessuno sente la perdita di questi beni, ma la pensa soltanto. Chi possiede se stesso, non ha perduto nulla. Ma quante sono le persone che hanno la ventura di possedersi?
(Seneca; "Lettere a Lucilio")
Afrodite
All’inizio, è un nulla. Un soffio appena,
un brivido di squame, la carezza dell’ombra
come nube marina che si sfrangia
nella medusa dalle braccia a raggi.
Non si dirà che il mare s’è turbato
e che l’onda prende forma da quel fremito.
Nel dondolio del mare danzano pesci
e le braccia delle alghe, serpentine,
le curva la corrente, come il vento
le messi della terra, il crine dei cavalli.
Tra due infiniti blu s’avanza l’onda,
tutta di sol coperta, risplendente,
liquido corpo, instabile, d’acqua cieca.
Accorre il vento da lontano e reca
il polline dei fiori e altri odori
della terra contigua, oscura e verde.
Tuonando, l’onda rotola, e feconda
si lancia verso il vento che l’attende
nel letto scuro di rocce che si increspano
di unghie appuntite e vite brulicanti.
Ancora in alto le acque si sospendono
nell’istante supremo di tanta gestazione.
E quando, in un’estasi di vita che comincia,
l’onda si frange e sfrangia sulle rocce,
le avvolge, le cinge, le stringe e poi vi scorre
– dalla spuma bianca, dal sole, dal vento che ha spirato,
dai pesci, dai fiori e da quel polline,
dalle tremule alghe, dal grano, dalle braccia della medusa,
dai crini dei cavalli, dal mare, dalla vita tutta,
Afrodite è nata, nasce il tuo corpo.
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Ao princípio é nada. Um sopro apenas
Um arrepio de escamas, o perpassar da sombra
Como nuvem marinha que se esgarça
Nos radiais tentáculos da medusa.
Não se dirá que o mar se comoveu
E que a onda vai formar-se deste frémito.
No embalo do mar oscilam peixes
E os braços das algas, serpentinos,
A corrente a dobram, como ao vento
As searas da terra, as crinas dos cavalos.
Entre dois infinitos de azul avança a onda,
Toda de sol coberta, rebrilhando
Líquido corpo, instável, de água cega.
De longe acorre o vento, transportando
O pólen das flores e os mais perfumes
Da terra confrontada, escura e verde.
Trovejando, a vaga rola, e fecundada
Se lança para o vento á sua espera
No leito de rochas negras que se encrespam
De agudas unhas e vidas fervilhantes.
Ainda alto as águas se suspendem
No instante final a gestação sem par.
E quando, num rapto da vida que começa,
A onda se despedaça no rochedo,
O envolve, cinge, aperta e por elle escorre
– Da espuma branca, do sol, do vento que soprou,
Dos peixes, das flores e do seu pólen,
Das algas trémulas, do trigo, dos braços da medusa,
Das crinas dos cavalos, do mar, da vida toda,
Afrodite nascen, nasce o teu corpo.
(José Saramago)
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