domenica 8 febbraio 2015

L'erudizione della sensibilità

C'è un'erudizione della conoscenza
che è esattamente ciò che chiamiamo erudizione,
e c'è un'erudizione dell'intelletto
che è ciò che si chiama cultura.
Ma c'è anche un'erudizione della sensibilità.
L'erudizione della sensibilità
non ha niente a che vedere con l'esperienza della vita.
L'esperienza della vita non insegna niente,
così come niente insegna la Storia.
La vera esperienza consiste nel diminuire il contatto con la realtà
e nell'aumentare l'analisi di quel contatto.
In tal modo la sensibilità si allarga e si approfondisce,
perché in noi c'è tutto; basta cercarlo e saperlo cercare.
Cosa significa viaggiare e a cosa serve viaggiare?
Qualsiasi tramonto è il tramonto;
non è necessario andare a vederlo a Costantinopoli.
E il senso di libertà che nasce dai viaggi?
Posso averlo andando da Lisbona a Benfica
e forse con un'intensità maggiore di chi va da Lisbona in Cina,
perché se la libertà non è in me non la troverò da nessuna parte.
"Qualsiasi strada," ha detto Carlyle,
"perfino questa strada di Entepfuhl, ti porta in capo al mondo."
Ma la strada di Entepfuhl, se la percorriamo tutta, e fino in fondo,
ritorna a Entepfuhl,
in modo che lo stesso Entepfuhl nel quale ci trovavamo
è il capo del mondo che volevamo raggiungere.
Condillac comincia così il suo celebre libro:
"Per quanto in alto possiamo salire
e per quanto in basso possiamo scendere,
non usciamo mai dalle nostre sensazioni."
Non sbarchiamo mai da noi stessi.
Non arriviamo mai ad essere altri se non diventando altri
attraverso l'immaginazione sensibile di noi stessi.
I veri paesaggi sono quelli che noi stessi creiamo,
perché così, essendo i loro Dei,
noi li vediamo come essi sono veramente,
cioè come sono stati creati.
Nessuna delle sette parti del mondo è quella che mi interessa
e quella che posso vedere veramente;
è l'ottava parte quella che io percorro, ed essa è mia.
Colui che ha varcato tutti i mari
ha varcato soltanto la monotonia di se stesso.
Ho già varcato più mari di tutti.
Ho già visto più montagne di quelle che esistono sulla terra.
Ho già attraversato più città di quelle che esistono,
e i grandi fiumi di nessun mondo sono passati, assoluti,
sotto i miei occhi contemplativi.
Se io viaggiassi
troverei la brutta copia di ciò che ho già visto senza viaggiare.
Gli altri visitano paesi come anonimi pellegrini.
Nei paesi che ho visitato
non sono stato solo il piacere segreto del viaggiatore incognito,
ma la maestà del Re che vi regna,
e il popolo che vi abita
e tutta la storia di quella nazione e delle altre.
Gli stessi paesaggi, le stesse case,
li ho visti perché io sono stato loro,
fatti in Dio
con la sostanza della mia immaginazione.


(Fernando Pessoa)

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