giovedì 5 settembre 2013

Incontriamoci là

Di là delle idee
di là da ciò che è giusto e ingiusto
c'è un luogo.
Incontriamoci là


(Rumi)

Ubriacatevi

Bisogna sempre essere ubriachi.
Tutto qui: è l'unico problema.
Per non sentire l'orribile fardello del Tempo
che vi spezza la schiena e vi tiene a terra,
dovete ubriacarvi senza tregua.
Ma di che cosa?
Di vino, poesia o di virtù : come vi pare.
Ma ubriacatevi.
E se talvolta, sui gradini di un palazzo,
sull’erba verde di un fosso,
nella tetra solitudine della vostra stanza,
vi risvegliate perché l’ebbrezza è diminuita o scomparsa,
chiedete al vento, alle stelle, agli uccelli,
all'orologio, a tutto ciò che fugge,
a tutto ciò che geme, a tutto ciò che scorre,
a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla,
chiedete che ora è;
e il vento, le onde, le stelle, gli uccelli, l'orologio, vi risponderanno:
"E' ora di ubriacarsi!
Per non essere gli schiavi martirizzati del Tempo,
ubriacatevi, ubriacatevi sempre!
Di vino, di poesia o di virtù , come vi pare"

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Il faut être toujours ivre.
Tout est là: c'est l'unique question.
Pour ne pas sentir l'horrible fardeau du Temps
qui brise vos épaules et vous penche vers la terre,
il faut vous enivrer sans trêve.
Mais de quoi?
De vin, de poésie, ou de vertu, à votre guise.
Mais enivrez-vous.
Et si quelquefois, sur les marches d'un palais,
sur l'herbe verte d'un fossé,
dans la solitude morne de votre chambre,
vous vous réveillez, l'ivresse déjà diminuée ou disparue,
demandez au vent, à la vague, à l'étoile, à l'oiseau,
à l'horloge, à tout ce qui fuit,
à tout ce qui gémit, à tout ce qui roule,
à tout ce qui chante, à tout ce qui parle,
demandez quelle heure il est;
et le vent, la vague, l'étoile, l'oiseau, l'horloge, vous répondront:
"Il est l'heure de s'enivrer!
Pour n'être pas les esclaves martyrisés du Temps,
enivrez-vous;
enivrez-vous sans cesse!
De vin, de poésie ou de vertu, à votre guise"


(Charles Baudelaire)

mercoledì 4 settembre 2013

Solitude


Sempre questa sensazione di inquietudine

Sempre questa sensazione di inquietudine
Di attesa d’altro.
Oggi sono le farfalle e domani sarà la
tristezza inspiegabile,
la noia o l’ansia sfrenata
di rassettare questa o quella stanza,
di cucire, andare qua e là a fare commissioni,
e intanto cerco di tappare l’Universo con un dito,
creare la mia felicità con
ingredienti da ricetta di cucina,
succhiandomi le dita di tanto in tanto,
di tanto in tanto sentendo che mai potrò essere sazia,
che sono un barile senza fondo,
sapendo che “non mi adeguerò mai”,
ma cercando assurdamente di adeguarmi
mentre il mio corpo e la mia mente si aprono,
si dilatano come pori infiniti
in cui si annida una donna che avrebbe
voluto essere
uccello, mare, stella,
ventre profondo che dà alla luce Universi
splendenti stelle nove...
e continuo a far scoppiare pop corn nel cervello,
bianchi bioccoli di cotone,
raffiche di poesie che mi colpiscono
tutto il giorno e
mi fanno desiderare di gonfiarmi come un
pallone per contenere
il Mondo, la Natura, per assorbire tutto e stare
ovunque, vivendo mille e una vita differente...
Ma devo ricordarmi che sono qui e che
Continuerò
ad anelare, ad afferrare frammenti di chiarore,
a cucirmi un vestito di sole,
di luna, il vestito verde color del tempo
con il quale ho sognato di vivere
un giorno su Venere.



(Gioconda Belli)

domenica 1 settembre 2013

Affinità

Quali particolari affinità gli sembrava esistessero fra la luna e la donna? La sua antichità nel precedere e sopravvivere a successive generazioni telluriche: la sua dominazione notturna: la sua dipendenza di satellite: il suo riflesso luminare: la costanza in tutte le sue fasi, il sorgere, il tramontare al momento stabilito, luna crescente e calante; l'invariabilità forzata del suo aspetto: la sua risposta indeterminata all'interrogazione non affermativa: il suo influsso sul flusso e riflusso delle acque: il suo potere di far invaghire, di mortificare, di rivestire di bellezza, di rendere folli, di incitare e coadiuvare alla delinquenza: la tranquilla imperscrutabilità del suo volto: la terribilità della sua isolata dominante implacabile risplendente vicinanza: i suoi auspici di tempesta e di bonaccia: lo stimolo della sua luce, del suo movimento e della sua presenza: l'ammonimento dei suoi crateri, i suoi mari aridi, il suo silenzio: il suo splendore, quando visibile: la sua attrazione quando invisibile...


(James Joyce; "Ulisse")

Un senso di tenerezza mi riempì il cuore

Un senso di tenerezza mi riempì il cuore. La protagonista del mio romanzo sarei stata io stessa...


(Sylvia Plath)

Nulla di tutto ciò mi interessa

Nulla di tutto ciò mi interessa, nulla di tutto ciò desidero. Ma amo il Tago perché sulla sua riva c'è una grande città. Assaporo il cielo perché lo vedo da un quarto piano di una strada della Baixa. Non c'è niente che la campagna o la natura mi possano dare che sia pari alla maestà irregolare della città tranquilla vista dalla Garca o dal belvedere di S.Pedro de Alcantara sotto la luna. Non ci sono per me fiori che siano pari al cromatismo di Lisbona sotto il sole.


(Fernando Pessoa; "Il libro dell'inquietudine")

domenica 18 agosto 2013

Soffia il vento

soffia il vento:
si tengono forte
i boccioli di pruno

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kaze ga fuku
ume no tsubomi wa
shikkari to


(Uejima Onitsura)

Cosa sono io agli occhi della gran parte della gente?

 
Cosa sono io agli occhi della gran parte della gente? Una nullità, un uomo eccentrico o sgradevole qualcuno che non ha posizione sociale né potrà averne mai una; in breve, l’infino degli infimi. Ebbene, anche se ciò fosse vero, vorrei sempre che le mie opere mostrassero cosa c’è nel cuore di questo eccentrico, di questo nessuno. Questa è la mia ambizione, che, malgrado tutto, è basata meno sull’ira che sull’amore, più sulla serenità che sulla passione. É vero che spesso mi trovo nello stato più miserando, ma resta sempre un’armonia calma e pura, una musica dentro di me. Vedo disegni e dipinti nelle capanne più povere, nell’angolo più lurido. E la mia mente è attratta da queste cose come da una forza irresistibile.


(Vincent Van Gogh; "Lettere a Theo")

sabato 10 agosto 2013

...quanti utili progressi ogni giorno mi arreca

Mi accorgo, o Lucilio, non solo di migliorare, ma addirittura di trasformarmi; non garantisco, o spero fin d'ora, che non rimanga in me più nulla da modificare. E come non dovrei avere nel mio animo molte componenti che devono essere o rafforzate o attenuate o collocate su un piano più alto? E la prova stessa che il mio animo è disposto al meglio consiste nell'essere in grado di vedere i difetti che finora ignorava. Esiste una categoria di ammalati che meritano le nostre congratulazioni perché hanno preso coscienza del proprio male. (...) Non riesci neppure a immaginarti quanti utili progressi ogni giorno mi arreca. "Manda" tu dici "anche a un uomo quale io sono codesti mezzi che hai trovato così efficaci." Ebbene, voglio trasfonderli nel tuo animo ed è per me una gioia imparare qualcosa per poi insegnarla; nulla, sia pure di eccelso e di salutare, mi farà piacere, se l'avrò appresa soltanto per me stesso. Se la saggezza mi venisse data alla condizione esclusiva di tenerla racchiusa in me e di non poterla esprimere, la rifiuterei: senza un compagno, nessun bene è un possesso piacevole. Dunque ti invierò addirittura quei libri e perché tu non abbia a faticare troppo nel cercare qua e là i punti che ti servono, includerò diversi segni, così troverai subito i passaggi che approvo e ammiro. (...) Nel frattempo, essendoti debitore della piccola ricompensa quotidiana, ti dirò quel che oggi ho trovato di accattivante in Ecatone. "Mi chiedi" egli dice "quali siano i miei progressi? Ho cominciato a essere amico di me stesso." Fece davvero un bel progresso: non sarebbe stato mai solo. Sappi che un amico di questo genere è accessibile a tutti. Stammi bene.


(Seneca, "Lettere a Lucilio")

Virtue and Riches


lunedì 5 agosto 2013

Il mio cuore non fa che nascondersi

Il mio cuore non fa che nascondersi dietro il mio spirito per pudore: io parto per strappare una stella al cielo e poi, per paura del ridicolo, mi chino a raccogliere un fiore.


(Edmond Rostand; "Cyrano de Bergerac")

Non abbiamo nessuna ragione di diffidare del mondo

Non abbiamo nessuna ragione di diffidare del mondo. Se vi sono degli spaventi, sono i nostri: se vi sono degli abissi, sono i nostri abissi; se ci sono dei pericoli dobbiamo sforzarci di amarli. Se costruiamo la nostra vita su questo principio, allora tutto quello che ancora oggi ci sembra estraneo ci diverrà famigliare e fedele. Come dimenticare quegli antichi miti che si trovano all'inizio della storia di tutti i popoli; i miti di quei draghi, i quali, nell'attimo supremo, si cambiano in principesse? Tutti i draghi della nostra vita sono forse principesse che aspettano di vederci belli e coraggiosi. Tutte le cose terrorizzanti non sono forse che cose senza soccorso, che aspettano che noi le soccorriamo. Così, non dovete spaventarvi, quando una tristezza si fa in voi, fosse anche una tristezza più grande di tutte quelle che avete finora vissute. Quando un'inquietudine passa, come ombra o luce di nuvola, sulle vostre mani e sul vostro fare, dovete pensare che qualche cosa sta avvenendo in voi, che la vita non vi ha dimenticato, che la vita vi tiene nelle sue mani e non vi abbandonerà.


(Rainer Maria Rilke; Borgeby Gard - Fladie - Svezia, 12 Agosto 1904)

Forse la mia ultima lettera a Mehmet

Da una parte gli aguzzini tra noi ci separano come un muro d'altra parte questo cuore sciagurato mi ha fatto un brutto scherzo mio piccolo, mio Mehmet forse il destino m'impedirà di rivederti. Sarai un ragazzo, lo so, simile alla spiga di grano ero così quand'ero giovane biondo, snello, alto di statura; i tuoi occhi saranno vasti come quelli di tua madre con dentro talvolta uno strascico amaro di tristezza, la tua fronte sarà chiara infinitamente avrai anche una bella voce - la mia era atroce - le canzoni che canterai spezzeranno i cuori sarai un conversatore brillante in questo ero maestro anch'io quando la gente non m'irritava i nervi dalle tue labbra colerà il miele ah Mehmet, quanti cuori spezzerai!

È difficile allevare un figlio senza padre non dare pena a tua madre gioia non gliene ho potuta dare dagliene tu. Tua madre, forte e dolce come la seta tua madre sarà bella anche all'età delle nonne come il primo giorno che l'ho vista quando aveva diciassette anni sulla riva del Bosforo era il chiaro di luna era il chiaro del giorno era simile a una susina dorata. Tua madre un giorno come al solito ci siamo lasciati: A stasera! Era per non vederci più. Tua madre, nella sua bontà la più saggia delle madri che viva cent'anni, che Dio la benedica.

Non ho paura di morire, figlio mio; però malgrado tutto, a volte quando lavoro trasalisco di colpo oppure nella solitudine del dormiveglia contare i giorni è difficile non ci si può saziare del mondo Mehmet, non ci si può saziare. Non vivere su questa terra come un inquilino oppure in villeggiatura nella natura vivi in questo mondo come se fosse la casa di tuo padre credi al grano al mare alla terra ma soprattutto all'uomo. Ama la nuvola la macchina il libro ma innanzitutto ama l'uomo. Senti la tristezza del ramo che si secca del pianeta che si spegne, dell'animale infermo ma innanzitutto la tristezza dell'uomo. Che tutti i beni terrestri ti diano gioia che l'ombra e il chiaro ti diano gioia che le quattro stagioni ti diano gioia ma che soprattutto l'uomo ti dia gioia. La nostra terra, la Turchia, è un bel paese tra gli altri paesi e i suoi uomini quelli di buona lega, sono lavoratori pensosi e coraggiosi e atrocemente miserabili si è sofferto e si soffre ancora ma la conclusione sarà splendida. Tu, da noi, col tuo popolo costruirai il futuro lo vedrai coi tuoi occhi, lo toccherai con le tue mani. Mehmet, forse morirò lontano dalla mia lingua lontano dalle mie canzoni lontano dal mio sale e dal mio pane con la nostalgia di tua madre e di te del mio popolo e dei miei compagni ma non in esilio, non in terra straniera morirò nel paese dei miei sogni, nella bianca città dei miei giorni più belli.

Mehmet, piccolo mio ti affido ai compagni turchi me ne vado ma sono calmo la vita che si disperde in me, si ritroverà in te per lungo tempo e nel mio popolo, per sempre.


(Nazim Hikmet; 1955)

sabato 3 agosto 2013

Ultimo brindisi

Bevo a una casa distrutta,
alla mia vita sciagurata,
a solitudini vissute in due
e bevo anche a te:
all’inganno di labbra che tradirono,
al morto gelo dei tuoi occhi,
ad un mondo crudele e rozzo,
ad un Dio che non ci ha salvato.

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Я пью за разоренный дом,
За злую жизнь мою,
За одиночество вдвоем,
И за тебя я пью, -
За ложь меня предавших губ,
За мертвый холод глаз,
За то, что мир жесток и груб,
За то, что Бог не спас.


(Anna Achmatova; 1934)