domenica 22 dicembre 2013

Non abdicate davanti a lui

Il vostro stesso dubbio può diventare una cosa buona se voi l'educate: deve trasformarsi in uno strumento di conoscenza e di scelta. Domandategli, ogni volta ch'esso vorrebbe sciupare una cosa, perché trova questa cosa brutta. Esigete da lui delle prove. Osservatelo: lo troverete forse smarrito, e forse su una pista. Anzitutto non abdicate davanti a lui. Domandategli le sue ragioni. Cercate di mai mancarvi. Giorno verrà in cui questo distruttore sarà divenuto uno dei vostri migliori artigiani, il più intelligente forse di quelli che lavorano alla costruzione della vostra vita.


(Rainer Maria Rilke - 26 Dicembre 1908)

Ho tutta l’anima incrinata

Ho tutta l’anima incrinata
di brividi di stelle.


(Salvatore Quasimodo)

Millimetri (sensazioni di cose minime)

Vivo con intensità soltanto le sensazioni minime, e relative a cose piccolissime. Credo che ciò avvenga a causa del mio amore per la futilità, oppure per la mia scrupolosa attenzione ai dettagli. O piuttosto (non saprei dirlo, non verifico mai questo tipo di cose) ciò dipende dal fatto che le cose minime, non avendo assolutamente nessuna importanza sociale o pratica, hanno, proprio per questa assenza, una totale indipendenza da entità contaminate dalla realtà. (...) Benedetti siano gli istanti, e i millimetri, e le ombre delle piccole cose, ancora più umili delle cose stesse! Gli istanti... I millimetri: quale impressione di meraviglia e di coraggio mi provoca la loro esistenza, gli uni accanto agli altri così ravvicinati in un metro. A volte soffro e godo per queste cose. E me sono goffamente orgoglioso.


(Fernando Pessoa)

lunedì 16 dicembre 2013

Voglio pensare in silenzio

Voglio pensare in silenzio, con calma e spazio, non venire mai interrotta, mai dovermi alzare dalla sedia, scivolare con facilità da una cosa all'altra, libera da sensazioni di ostilità, di ostacolo. Voglio affondare sempre di più, via dalla superficie con i suoi rigidi fatti separati.


(Virginia Woolf)

C’era un silenzio infinito e pur denso di suoni

(...) Lassù nei turbini bianco-azzurri del sogno, col corpo mi si è rinforzata l’anima. Mi erano compagni due spiriti rari e forti: Comici e una ragazza di Padova aristocratica e montanara. Non dimenticherò mai l’ultima giornata passata con lei fra il rifugio Principe e il rifugio Locatelli, sotto le immani pareti Nord delle Cime. Comici arrampicava solo su per la Nord della Piccola, un’ascensione estremamente difficile. Noi sotto, sul ghiaione, nell’ombra fredda, a seguire spasmodicamente con gli occhi quel punto minuscolo crocefisso al lastrone nero. Poi, quando lui fu in cima, noi giù a salti per uscire dall’ombra e là, per terra, al sole, a 2500 metri, fino al tramonto. C’era un silenzio infinito e pur denso di suoni. Dalla valle profonda di Sesto, salivano rotti palpiti di campani, giù dalle gole, dai camini, rispondevano rarissime pietruzze rimbalzanti sul ghiaione. E a me, così supina, pareva che l’enorme conca deserta fosse pur piena di un’altra musica, una specie di ronzio gonfio e continuo, che sembrava partire da un gigantesco organo sospeso fra cielo e terra. Ed ecco: guardando in alto, pensai che avverrebbe delle nostre anime se quelle nuvole bianche che passano incessantemente lassù avessero ciascuna un suono, una nota, un canto; più in basso le nuvole lente e scure, chiaro argentino le nuvole candide. Forse in quell’ora era il passo delle nuvole, era la voce delle nuvole che mi sonava dentro come una sinfonia orchestrale. O forse erano le Tre Cime, là erette come una cattedrale gotica, sventrata dal fulmine e spalancata a Dio, che lasciavano prorompere l’urlo delle loro preghiere di pietra. E forse in tutto quel canto la nota più alta era tenuta dall’anima dell’uomo solo lassù, con la sua vittoria e il suo sonno sotto il sole (...). Forse anche erano i morti, di cui sotto le Cime e la Forcella di Lavaredo si trovano le ossa bianche sparse, benedette e purificate dalla neve e dal sole; i morti della nostra guerra, forse, che cantavano nel sole di mezzogiorno, per la mia stanchezza ebbra, per il mio corpo di ragazza sull’erba breve e puntuta, per il mio cuore stretto contro un masso di granito bianco e le mie mani posate amorosamente sull’appiglio (...) Se potessi sempre ricordarmi di quell’ora, la vita sarebbe una vittoria continua...


(Antonia Pozzi; Lettera a Tullio Gadenz - 1938)

domenica 15 dicembre 2013

Sul più illustre paesaggio

Sul più illustre paesaggio
Ha passeggiato il ricordo
Col vostro passo di pantera
Sul più illustre paesaggio
Il vostro passo di velluto
E il vostro sguardo di vergine violata
Il vostro passo silenzioso come il ricordo
Affacciata al parapetto
Sull'acqua corrente
I vostri occhi forti di luce.


(Dino Campana)

Poesia facile

Pace non cerco, guerra non sopporto
Tranquillo e solo vo pel mondo in sogno
Pieno di canti soffocati. Agogno
La nebbia ed il silenzio in un gran porto.

In un gran porto pien di vele lievi
Pronte a salpar per l'orizzonte azzurro
Dolci ondulando, mentre che il sussurro
Del vento passa con accordi brevi.

E quegli accordi il vento se li porta
Lontani sopra il mare sconosciuto.
Sogno. La vita è triste ed io son solo.

O quando o quando in un mattino ardente
L'anima mia si sveglierà nel sole
Nel sole eterno, libera e fremente.


(Dino Campana)

venerdì 13 dicembre 2013

La speranza è un essere piumato

La speranza è un essere piumato
che si posa sull'anima, canta
melodie senza parole e non finisce mai.
La brezza ne diffonde l'armonia,
e solo una tempesta violentissima
potrebbe sconcertare l'uccellino
che ha consolato tanti.
L'ho ascoltato nella terra più fredda
e sui più strani mari.
Eppure neanche nella necessità
ha chiesto mai una briciola - a me


(Emily Dickinson)

Saint Petersburg Mosque


Anche tu modellati degno di un dio

Ecco l'unico bene: causa e sicurezza di vita felice è avere fiducia in se stessi. (...) Coloro che si sforzano di raggiungere nobili mete, quanto più si impegneranno e tanto meno si lasceranno vincere e si concederanno soste per riprendere lena, tanto più avranno la mia ammirazione, e allora esclamerò: "Di tanto sei ancora migliore! Tirati su, respira a  pieni polmoni e, se ce la fai, supera questa balza tutto d'un fiato". La fatica è alimento di animi eletti. Renditi felice con le tue forze. (...) Come senza mescolanza di luce nessuna cosa risplende e nulla è opaco, se non contiene tenebre o abbia assorbito in sé qualcosa di oscuro, come senza il soccorso del fuoco nulla è caldo, e nulla è fresco senza l'apporto dell'aria, così le cose nobili e quelle disoneste sono rese tali rispettivamente dall'unione con la virtù o con il vizio. Che cosa è dunque il bene? La conoscenza. Che cosa è il male? L'ignoranza. Chi sa vedere lontano ed è veramente esperto di saggezza, respingerà o sceglierà ciascuna cosa a seconda delle circostanze, ma non teme ciò che rifiuta né si esalta per quello che sceglie, purché abbia un animo grande e indomabile. Non consento che tu ti pieghi e ti avvilisca. Non rifiuti la fatica? É poco. Devi cercarla. Perché essa esprime la costanza dell'animo, ed è proprio questa la virtù che sprona se stessa verso compiti difficili e duri. A tutto questo si aggiungono, perché la virtù sia perfetta, una costanza di comportamento e uno stile di vita in tutto e per tutto coerente, e ciò non è possibile senza la conoscenza della realtà e senza l'arte che permette di conoscere le cose umane e divine. Questo è il bene supremo e se tu lo acquisisci, cominci a essere un compagno degli dei, non un supplice. "In che modo" tu dici "si giunge fino a questo punto?" É un percorso sicuro, piacevole, cui la natura ti ha predisposto, elargendoti quelle doti che, se tu non le disattenderai, ti consentiranno di elevarti allo stesso livello di un dio. Il denaro non ti renderà pari a un dio: un dio non ha nulla. La toga pretesta, neppure: un dio è nudo. Nemmeno la reputazione e il metterti in mostra e la notorietà del tuo nome diffusa tra i popoli; nessuno conosce la divinità, molti giudicano male di lei e per questo non subiscono tuttavia alcun danno. Nemmeno lo stuolo dei servi che trasportano la tua lettiga per itinerari urbani e forestieri: esiste un dio massimo e onnipotente che porta su di sé tutte le cose. (...) Bisogna cercare ciò che non peggiora di giorno in giorno e a cui non si possono frapporre ostacoli. Di che cosa si tratta? Dell'animo, però di un animo retto, buono, grande; come lo chiameresti altrimenti se non la divinità che alberga nel corpo umano? Un animo di questo genere può discendere tanto in un cavaliere romano quanto nel figlio di un liberto o in uno schiavo. Che cosa sono, infatti, un cavaliere romano, il figlio di un liberto o uno schiavo? Sono nomi nati dall'arroganza o dall'ingiustizia. Si può salire fino al cielo anche da un'umilissima dimora: "Anche tu modellati degno di un dio". Non ti modellerai, però con l'oro o con l'argento: con queste materie non è possibile esprimere un'immagine simile a quella della divinità; pensa che quegli dei, quando ci erano propizi, erano di argilla. Stammi bene.


(Seneca; "Lettere a Lucilio")

mercoledì 11 dicembre 2013

Quello che in te era altura

Quello che in te era altura
lo hanno spianato
e la tua valle
l'hanno interrata.
Sopra di te passa
una strada comoda.

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Was an dir Berg war
Haben sie geschleift
Und dein Tal
Schüttete man zu
Über dich führt
Ein Bequemer Weg.


(Bertolt Brecht)

Tra tutte le opere

Tra tutte le opere
io prediligo quelle usate.
I bacili di rame ammaccati, appiattiti sugli orli,
le forchette e i coltelli dai manici di legno
che molte mani hanno logorato: queste mi parvero
le più nobili forme. Così anche i selci
che circondano le vecchie case,
smussati dai molti piedi che li calpestarono,
coi ciuffi d'erba che vi crescono in mezzo: queste
sono felici opere.

Entrate nell'uso molteplice, sovente variando aspetto,
migliorano la loro guisa, si fanno pregevoli
perchè sovente saggiate.
Persino i frammenti di sculture
con le loro mani mozze m'incantano. Per me
vissero anch'essi. Furono portati anche se poi lasciati cadere.
Anche se travolti stettero pure a non grande altezza.
Gli edifici mezzo diroccati
riprendono l'aspetto di maestosi disegni
ancora incompiuti: le loro belle misure
sono già intuibili; è necessario però
il nostro intendimento. Eppure
hanno già servito, sono anzi già sorpassati. Il sentirlo
mi rende felice.

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Von allen Werken, die liebsten
Sind mir die gebrauchten.
Die Kupfergefäße mit den Beulen und den abgeplatteten Rändern
Die Messer und Gabeln, deren Holzgriffe
Abgegriffen sind von vielen Händen: solche Formen
Schienen mir die edelsten. So auch die Steinfliesen um alte Häuser
Welche niedergetreten sind von vielen Füßen, abgeschliffen
Und zwischen denen Grasbüschel wachsen, das
Sind glückliche Werke.

Eingegangen in den Gebrauch der vielen
Oftmals verändert, verbessern sie ihre Gestalt und werden Köstlich
Weil oftmals gekostet.
Selbst die Bruchstücke von Plastiken
Mit ihren abgehauenen Händen liebe ich. Auch sie
Lebten mir. Wenn auch fallen gelassen, wurden sie doch getragen.
Wenn auch überrannt, standen sie doch nicht zu hoch.
Die halbzerfallenen Bauwerke
Haben wieder das Aussehen von noch nicht vollendeten
Groß geplanten: ihre schönen Maße
Sind schon zu ahnen; sie bedürfen aber
Noch unseres Verständnisses. Anrerseits
Haben sie schon gedient, ja, sind schon überwunden. Dies alles
Beglückt mich.


(Bertolt Brecht)

È tutto ciò che ho da offrire oggi

È tutto ciò che ho da offrire oggi -
Questo, e il mio cuore accanto -
Questo, e il mio cuore, e tutti i campi -
E tutti gli ampi prati -
Accertati di contare - dovessi dimenticare -
Qualcuno la somma potrà dire -
Questo, e il mio cuore, e tutte le Api
Che nel Trifoglio dimorano.


(Emily Dickinson)

lunedì 9 dicembre 2013

Ma altri, pochi, sono come le stelle fisse

La maggior parte degli uomini sono come una foglia secca, che si libra nell'aria e scende ondeggiando al suolo. Ma altri, pochi, sono come le stelle fisse, che vanno per un loro corso preciso, e non c'è vento che li tocchi, hanno in se stessi la loro legge e il loro cammino.


(Hermann Hesse)

Sii dolce con me

Sii dolce con me. Sii gentile.
E’ breve il tempo che resta. Poi
saremo scie luminosissime.
E quanta nostalgia avremo
dell’umano. Come ora ne
abbiamo dell’infinità.
Ma non avremo le mani. Non potremo
fare carezze con le mani.
E nemmeno guance da sfiorare
leggere.
Una nostalgia d’imperfetto
ci gonfierà i fotoni lucenti.
Sii dolce con me.
Maneggiami con cura.
Abbi la cautela dei cristalli
con me e anche con te.
Quello che siamo
è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei
e affettivo e fragile. La vita ha bisogno
di un corpo per essere e tu sii dolce
con ogni corpo. Tocca leggermente
leggermente poggia il tuo piede
e abbi cura
di ogni meccanismo di volo
di ogni guizzo e volteggio
e maturazione e radice
e scorrere d’acqua e scatto
e becchettio e schiudersi o
svanire di foglie
fino al fenomeno
della fioritura,
fino al pezzo di carne sulla tavola
che è corpo mangiabile
per il mio ardore d’essere qui.
Ringraziamo. Ogni tanto.
Sia placido questo nostro esserci -
questo essere corpi scelti
per l’incastro dei compagni
d’amore. nei libri.


(Mariangela Gualtieri)