Fiorire è il fine - chi passa un fiore con uno sguardo distratto stenterà a sospettare le circostanze coinvolte in quel luminoso fenomeno costruito in modo così intricato e poi offerto, come una farfalla al mezzogiorno
lunedì 28 dicembre 2020
giovedì 24 dicembre 2020
...ma in un lasso di tempo indefinito
La mia mente, destata dal cambiamento di scenario e dalla speranza che si disegnava, era in subbuglio. Non so dire con precisione che cosa si aspettasse, ma di sicuro qualcosa di piacevole: forse non quel giorno e quel mese, ma in un lasso di tempo indefinito.
(Charlotte Brontë; "Jane Eyre")
Preghiera
Anima mia, leggera
va' a Livorno, ti prego.
E con la tua candela
timida, di nottetempo
fa' un giro; e, se n'hai il tempo,
perlustra e scruta, e scrivi
se per caso Anna Picchi
è ancora viva tra i vivi.
Proprio quest'oggi torno,
deluso, da Livorno.
Ma tu, tanto più netta
di me, la camicetta
ricorderai, e il rubino
di sangue, sul serpentino
d'oro che lei portava
sul petto, dove s'appannava.
Anima mia, sii brava
e va' in cerca di lei.
Tu sai cosa darei
se la incontrassi per strada.
(Giorgio Caproni)
mercoledì 23 dicembre 2020
...nell'Atlantico tempestoso del mio essere
Ma similmente, nell'Atlantico tempestoso del mio essere, anch'io godo sempre nel suo centro di una calma silenziosa; e mentre mi ruotano attorno grevi pianeti di perenne affanno, laggiù in fondo, laggiù nell'entroterra continuo a bagnarmi in una eterna soavità di gioia.
(Herman Melville; "Moby Dick")
Allora rimanevo seduta con la mia bambola in grembo
Allora rimanevo seduta con la mia bambola in grembo finché il fuoco non si affievoliva, guardandomi intorno di quando in quando per assicurarmi che non ci fosse niente di peggio di me nella stanza buia; e quando le braci si facevano di un rosso smorto, mi spogliavo in fretta, sciogliendo nodi e lacci come riuscivo, e cercavo riparo dal freddo e dal buio nel mio lettino. In quel lettino portavo sempre la mia bambola; gli esseri umani devono pur amare qualcosa, e, in mancanza di oggetti più degni di affetto, riuscii a provare il piacere di amare e curare una figura sbiadita, misera come uno spaventapasseri in miniatura. Mi turba ora ricordare con quale assurda sincerità amavo quel giocattolo, che per un verso immaginavo vivo e capace di sensazioni. Non riuscivo a dormire finché non era avvolta nella mia camicia da notte; e quando era stesa lì, al sicuro e al caldo, ero in qualche modo contenta, credendola contenta allo stesso modo.
(Charlotte Brontë; "Jane Eyre")
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Moritz von Schwind
martedì 22 dicembre 2020
Sento il tuo disordine
Sento il tuo disordine
e lo comparo al mio. C’è
somiglianza. C'è lo stesso slabbro
di ferite identiche. C’è tutta la voglia
di un passo largo in una terra
sgombra che non troviamo.
Sento il tuo respiro schiacciato
lo sento somigliante
ti sento piano morire
come me che non controllo
l’accensione del sangue.
Anch’io cerco una libertà che mi
sbandieri, una falcata
perfetta, uno stacco d’uccello
dal suo ramo, quando si butta
improvviso e poi plana.
(Mariangela Gualtieri)
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Mariangela Gualtieri
giovedì 17 dicembre 2020
Jung e l'albero di Natale
Ecco il significato dei globi lucenti che appendiamo all'albero di Natale: non sono altro che i corpi celesti, il sole, la luna, le stelle. L'albero di Natale è l'albero cosmico. Ma, come mostra chiaramente il simbolismo alchemico, è anche un simbolo della trasformazione, un simbolo del processo di autorealizzazione. Secondo talune fonti alchemiche, l'adepto si arrampica sull'albero: un motivo sciamanico antichissimo. Lo sciamano, in stato estatico, sale sull'albero magico per raggiungere il mondo superiore, dove troverà il suo vero essere. Arrampicandosi sull'albero magico, che è al tempo stesso l'albero della conoscenza, egli si impossessa della propria personalità spirituale. Allo sguardo dello psicologo, il simbolismo sciamanico alchemico è la rappresentazione in forma proiettiva del processo di individuazione.
(...) Perché l'uomo interiore va nutrito, un dato di fatto che i moderni, con la loro superficiale fede nella ragione, sovente trascurano a loro stesso detrimento. L'albero di Natale è una di quelle antiche usanze che nutrono l'anima, che nutrono l'uomo interiore. E più il materiale usato è primordiale, più promettenti sono queste usanze per il futuro.
(Carl Gustav Jung; "Jung parla - interviste e incontri")
La mia ipotesi è la seguente: la sfiatata altro non è che nebbia
Però, anche se non possiamo fornir prove e conferme, possiamo sempre fare ipotesi. La mia ipotesi è la seguente: la sfiatata altro non è che nebbia. Mettendo da parte altri motivi, sono indotto a questa conclusione da considerazioni relative alla gran dignità e sublimità intrinseca al capodoglio; lo considero un essere né comune né superficiale inquantoché è indiscutibile che non lo si trovi mai nei bassifondi o presso le coste, dove capita talvolta di trovare tutte le altre balene. Esso è grave e profondo. E io sono certo che dalla testa di tutti gli esseri gravi e profondi come Platone, Pirrone, il Diavolo, Giove, Dante e così via si levi sempre un certo vapore semivisibile nel mentre pensano fondi pensieri.
(...) E quanto eleva nobilmente il nostro concetto del mostro possente e nebuloso l'osservarlo mentre naviga solenne nella bonaccia di un mare tropicale, con la testa vasta e mite sovrastata da un baldacchino di vapore prodotto dalle sue incomunicabili meditazioni, con quel vapore, come a volte capita di vedere, glorificato da un arcobaleno, quasi che il Cielo stesso avesse impresso il suo sigillo su quei pensieri! Giacché, vedete, gli arcobaleni non visitano l'aria limpida; irraggiano soltanto i vapori. E così, di tra le spesse nebbie dei foschi dubbi della mia mente, s'affacciano di tanto in tanto intuizioni divine che incendiano la mia foschia d'un raggio celeste. E di questo ringrazio Iddio; giacché tutti hanno dubbi, molti negano; ma, nel dubbio o nel diniego, pochi tra loro hanno intuizioni. Dubbi su tutte le cose terrene, e intuizioni di alcune cose celesti: questa unione non produce né un credente né un miscredente, ma un uomo che considera con occhio uguale questo e quello.
(Herman Melville; "Moby Dick")
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Joseph Mallord William Turner
lunedì 30 novembre 2020
Oh, uomo! Ammira la balena e fanne il tuo modello!
La balena è difatti avvolta nel suo grasso proprio come una vera coltre o trapunta, o, meglio ancora, in un poncho indiano infilato dalla testa che la cinge fino in fondo. É grazie a questa confortevole copertura del suo corpo che la balena può trovarsi bene in tutte le temperature, in tutti i mari, e stagioni, e maree. Che ne sarebbe, per esempio, di una balena di Groenlandia, in quei mari rabbrividiti e ghiacci del Nord, se non fosse fornita del suo confortevole soprabito? É vero, in quelle acque iperboree si trovano altri pesci straordinariamente vispi; ma, si badi bene, si tratta di pesci a sangue freddo, senza polmoni, persino il ventre dei quali è un refrigerante; creature che si riscaldano a sottovento di un iceberg come un viandante d'inverno starebbe al calduccio di un focolare di locanda; mentre la balena, come l'uomo, ha polmoni e sangue caldo. (...) Com'è straordinario dunque - se non si sa il perché - che questo gran mostro per il quale il calore del corpo è indispensabile come all'uomo; com'è straordinario che lo si trovi a proprio agio immerso fino alle labbra, per tutta la vita, in quelle acque artiche!(...) Pare a me che in questo si veda la rara virtù di una forte vitalità individuale, e la rara virtù di solide mura, e la rara virtù di una interiore vastità. Oh, uomo! Ammira la balena e fanne il tuo modello! Conservati anche tu caldo in mezzo al ghiaccio. Vivi anche tu in questo mondo senza essere suo. Sii fresco all'equatore, mantieni fluido il tuo sangue al polo. Come la gran cupola di San Pietro, e come la grande balena, serba in tutte le stagioni, uomo, una temperatura tua. Ma com'è facile, com'è inutile insegnare queste belle cose! Tra gli edifici, come sono pochi quelli che hanno una cupola come San Pietro! E tra le creature, come sono poche quelle grandi come la balena!
(Herman Melville; "Moby Dick")
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Luis Ricardo Falero
sabato 29 agosto 2020
Tal si mostrò agli Ebrei l'antica Cana
Lo sparuto Bildad nella sua qualità di pilota comandava il primo quarto di guardia, e di tanto in tanto, allorché il vecchio bastimento s'immergeva profondo nelle acque verdi e si irrorava tutto di rabbrividente gelo, e i venti urlavano, e il cordame vibrava, si udivano le sue note ferme:
"Dolci al di là della gonfia fiumana
campi si stendon di verzura viva.
Tal si mostrò agli Ebrei l'antica Cana
mentre frammezzo il Giordano bolliva."
Mai quelle parole soavi erano risonate più soavemente al mio orecchio. Erano piene di una speranza feconda. A dispetto di quella rigida notte d'inverno nell'Atlantico infuriato, a dispetto dei miei piedi fradici e della giubba più fradicia ancora, esisteva tuttavia, così allora mi parve, qualche porto piacevole di riserva, e prati, e radure di così eterno rigoglio che l'erba spuntata a primavera vi durava intatta e senza appassirsi fino al pieno dell'estate.
(Herman Melville; "Moby Dick")
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Stanislav Zukowski
...e aspetto sempre che il mio giorno arrivi
(...) la certezza dell'azione mi aspettava, come, dopo i bei sogni della notte, s'accende il giorno, che è la bellezza perfetta. Il principe Tristano davvero delirava quando diceva che la notte è più bella del giorno! Io, da quando sono nato, non ho aspettato che il giorno pieno, la perfezione della vita: ho sempre saputo che l'isola, e quella mia primitiva felicità, non erano altro che una imperfetta notte; anche gli anni deliziosi con mio padre, anche quelle sere là con lei! Erano ancora la notte della vita, in fondo l'ho sempre saputo. E adesso, lo so più che mai; e aspetto sempre che il mio giorno arrivi, simile a un fratello meraviglioso con cui ci si racconta, abbracciati, la lunga noia...
(Elsa Morante; "L'isola di Arturo")
domenica 2 agosto 2020
Te ne rendi conto, ora, Bulkington?
Te ne rendi conto, ora, Bulkington? Par che tu colga qualche barlume di quella verità insopportabile agli uomini, che ogni pensiero profondo e serio altro non è che lo sforzo intrepido dell'anima per conservare l'aperta libertà del proprio mare; mentre i venti più selvaggi di cielo e terra cospirano per gettarla sulla costa perfida e servile.
(Herman Melville; "Moby Dick")
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Pierre-Auguste Renoir
...è come osservare il mondo
La psiche subisce due condizionamenti importanti. Uno è l'influenza ambientale, l'altro ciò che è presente fin dalla nascita. Come le dicevo ieri, la psiche non è affatto una tabula rasa. Noi siamo un insieme, una combinazione ben definita di geni, che sono presenti fin dai primi istanti di vita e conferiscono un carattere ben definito anche a un bambino piccolissimo. Questo è il fattore soggettivo, visto dall'esterno. Se lo guardiamo dall'interno, è come osservare il mondo. Nel mondo vediamo persone, case, il cielo, oggetti tangibili. Se guardiamo dentro di noi, vediamo immagini in movimento, un mondo di immagini, che di solito si definiscono fantasie. Eppure queste fantasie sono dei fatti. È un fatto che un uomo abbia una certa fantasia, un dato talmente tangibile che per il fatto che una certa persona ha una certa fantasia, un'altra può perdere la vita. Oppure viene costruito un ponte - queste case, che vede, all'inizio erano tutte fantasie. Tutto ciò che facciamo, tutte le case, tutto all'inizio era fantasia, e la fantasia ha una sua realtà propria. Non bisognerebbe mai dimenticarlo: la fantasia non è un niente. Certo, non è un oggetto tangibile, ma ciò nonostante è un fatto: è come una forma di energia, anche se non possiamo misurarla. È la manifestazione di qualcosa, e questo è altrettanto reale del trattato di Versailles, per esempio: dopo non esiste più, non la si può mostrare, però è stata un fatto.
(Carl Gustav Jung; "Jung parla - interviste e incontri")
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Carl Gustav Jung
E c'è un'aquila dei Catskill in certe anime
(...) E c'è un'aquila dei Catskill in certe anime, che riesce sia a tuffarsi nelle gole più cupe sia a spiccare di nuovo il volo sino a sparire negli spazi solari. E anche se vola per sempre nella gola, quella gola sta tra i monti; così anche quando scende più in fondo l'aquila di montagna è sempre più alta degli altri uccelli della pianura, per quanto eccelsi possano librarsi a volo.
(Herman Melville; "Moby Dick")
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Jean Francois Portaels
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