domenica 14 dicembre 2014

Circe


La gratitudine

Si deve fare di tutto per essere più riconoscenti che sia possibile. La gratitudine è, del resto, un nostro bene, allo stesso titolo per cui la giustizia non è - come si crede - un bene di pertinenza altrui; la riconoscenza rifluisce per gran parte in se stessa: non c'è alcuno che, dimostrandosi utile ad altri, non abbia giovato anche a se stesso. E lo affermo non tanto perché chi è stato aiutato vorrà aiutare e chi è stato difeso vorrà difendere e il buon esempio ritorna al suo autore quasi seguendo un circolo (così come i cattivi esempi ricadono su chi li ha dati né alcuna commiserazione tocca a coloro che soffrono ingiustizie perché proprio essi, facendole, hanno mostrato che possono essere commesse), ma in quanto sostengo che tutte le virtù hanno un loro proprio valore intrinseco e appagante. Infatti non sono praticate con la prospettiva di un premio, perché la ricompensa di una buona azione consiste nell'averla compiuta. Sono grato non perché un altro, stimolato dall'esempio che lo ha preceduto, mi offra più volentieri i suoi favori, ma per assolvere un  dovere straordinariamente piacevole e bello; sono grato non perché mi fa comodo, ma perché mi piace.


(Seneca; "Lettere a Lucilio")

Vivere contro l’evidenza

Il semplice fatto di vivere è una cosa straordinaria, appunto, quando si è visto le cose così come esse sono; poiché questa vita, che è totalmente svalutata, diciamo nell'opera teorica, appare straordinaria sul piano pratico. Vivere contro l’evidenza: ogni momento diventa una sorta d’eroismo.


(Emil Cioran)

sabato 13 dicembre 2014

Una parola

Ho una grande malinconia, un grande amore, una parola, non so quale, da dire.


(Sibilla Aleramo, Lettera a Dino Campana)

venerdì 12 dicembre 2014

Oggi

Oggi tutto mi conduce al suo contrario:
l’odore della rosa mi sotterra nelle sue radici,
il risveglio mi scaraventa in un sogno differente,
esisto, quindi muoio.

Tutto accade adesso secondo un ordine rigoroso:
gli scorpioni mangiano dalle mie mani,
le colombe mi mordono le viscere,
i venti più gelidi mi accendono le guance.

Oggi è così la mia vita.
Mi alimento della fame.
Odio chi amo.

Quando mi addormento, un sole appena nato
mi macchia, da dentro, le palpebre di giallo.

Sotto la sua luce, per mano,
io e te arretriamo, andando indietro nei giorni
fino a quando non riusciamo a perderci nel niente.

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Hoy todo me conduce a su contrario:
el olor de la rosa me entierra en sus raíces,
el despertar me arroja a un sueño diferente,
existo, luego muero.

Todo sucede ahora en un orden estricto:
los alacranes comen en mis manos,
las palomas me muerden las entrañas,
los vientos más helados me encienden las mejillas.

Hoy es así mi vida.
Me alimento del hambre.
Odio a quien amo.

Cuando me duermo, un sol recién nacido
me mancha de amarillo los párpados por dentro.

Bajo la luz, cogidos de la mano,
tú y yo retrocedemos desandando los días
hasta que al fin logramos perdernos en la nada.


(Angel Gonzales)

Il nemico

Fu la mia giovinezza una tempesta oscura
traversata qua e là da soli luminosi.
Tuono e pioggia talmente hanno fatto disastri
che restano nel giardino pochi frutti vermigli.

Ecco già ho toccato l’autunno delle idee
e occorrerà usare pala e rastrello
per rimettere in ordine le terre inondate
dove l’acqua ha scavato buche come tombe.

E forse i nuovi fiori da me ancora sognati
troveranno nel suolo lavato come un greto
il mistico alimento che dia loro vigore?

– O dolore! o dolore! rode il Tempo la vita
e l’oscuro Nemico che ci rosicchia il cuore,
col sangue che perdiamo cresce e si fortifica!

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Ma jeunesse ne fut qu’un ténébreux orage,
Traversé çà et là par de brillants soleils;
Le tonnerre et la pluie ont fait un tel ravage,
Qu’il reste en mon jardin bien peu de fruits vermeils.

Voilà que j’ai touché l’automne des idées,
Et qu’il faut employer la pelle et les râteaux
Pour rassembler à neuf les terres inondées,
Où l’eau creuse des trous grands comme des tombeaux.

Et qui sait si les fleurs nouvelles que je rêve
Trouveront dans ce sol lavé comme une grève
Le mystique aliment qui ferait leur vigueur?

– O douleur ! ô douleur! Le Temps mange la vie,
Et l’obscur Ennemi qui nous ronge le coeur
Du sang que nous perdons croît et se fortifie!


(Charles Baudelaire)

martedì 9 dicembre 2014

In un altro meridiano

Non raggiungo il tempo del tuo corpo,
sono nato lontano, in un paese che è aria, nuvola, notte,
anche se mi ascolti da vicino.
Sono nato fuori dal tempo del tuo sorriso, dei tuoi occhi,
in un altro meridiano.
Ci amiamo da mare a mare,
da un astro a un altro,
non importa che oggi tu mi senta accanto a te.

Sebbene ti risvegli nuda qui con me,
il tuo tempo va avanti,
il tempo delle tue mani, del tuo volto;
sono accanto alla tua ombra e non ti afferro.

Sono lontane da me le ore del tuo amore,
sotto una luce di neve,
in qualche città che non conosco.
Le nostre vite si raggiungono, si confondono,
si scambiano singhiozzi, baci, sogni,
ma siamo lontani mille miglia l'uno dall'altro,
forse in secoli diversi,
su due pianeti che si cercano
stanchi di non trovarsi.

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No alcanzo el tiempo de tu cuerpo,
nací lejos, en un país que es aire, nube, noche,
aunque me oigas tan cerca.
Nací a destiempo de tu risa, de tus ojos,
en otro meridiano.
Nos amamos de mar a mar,
de un astro a otro
no importa que hoy me sientas a tu lado.

Aunque despiertes desnuda aquí conmigo,
tu tiempo va delante,
el tiempo de tus manos, de tu rostro;
estoy junto a tu sombra y no te alcanzo.

Las horas de tu amor me quedan lejos,
bajo una luz de nieve,
en alguna ciudad que desconozco.
Nuestras vidas se alcanzan, se confunden,
intercambian sollozos, besos, sueños,
pero andamos a leguas uno de otro,
tal vez en siglos diferentes,
en dos planetas errantes que se buscan
cansados de no verse.


(Eugenio Montejo)

Madeleine undressing


lunedì 8 dicembre 2014

Vento d'autunno

vento d'autunno:
sono diretto
a quale inferno?

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aki no kaze
ware wa mairu wa
dono jigoku


(Kobayashi Issa)

domenica 7 dicembre 2014

Io persistente

Chiudo gli occhi: scompare il mondo.
Dentro il nero del mio corpo
resiste ancora il mio oscuro, immobile io.
Meditabondo, muto, impenetrabile.
Il suo silenzio spaventa: è un rimprovero.

Apro gli occhi: riappare il mondo,
luminoso, differente.
Ma il mio io persiste, non demorde.
È lui a guardarlo,
è lui a proiettare
l’ostinato mutismo,
la fredda distanza
che il mondo, implacabile, mi restituisce.

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Cierro los ojos: desaparece el mundo.
En el interior negro de mi cuerpo
sigue mi yo sombrío sin cambiar postura.
Ensimismado, mudo, impenetrable.
Asusta su silencio: es un reproche.

Abro los ojos: el mundo reaparece
luminoso, diverso.
Pero mi yo persiste, no abandona.
Él es el que lo mira,
él es el que proyecta
el mutismo obstinado,
la frialdad distante
que el mundo me devuelve implacable, severo.


(Angel Gonzales)

Offerta

Perché mi lasciasti
bruciata da carezze
in un letto senza domani
nuda di emozioni
vestita della tua assenza

ti offro il mio silenzio
pugno di vento
che sibila il tuo nome.


(Lucía Rivadeneyra)

venerdì 5 dicembre 2014

Altre possibilità

...io avevo guardato "oltre la mia siepe", mi ci ero aggrappato in alto, poi sono ricaduto all'indietro con le mani straziate. Certo esistono anche altre possibilità comuni, il mondo è pieno di possibilità, ma io non le conosco ancora.


(Franz Kafka)

Luce, Fiori, Acque e io

Non c’è traccia di nuvole,
non c’è alcun segno di brezza
per farle entrare.

Mi siedo accanto al laghetto:
il pesce rosso, i raggi di luce danzanti, i fiori e l’ acqua:

è perfetto l’Albero della Vita.

Mia madre raccoglie menta
lungo il recinto del prato

Un po' di pane, qualche fogliolina di menta, un pezzo di formaggio
e un cielo terso, sopra il mucchio di umidi oleandri:
la salvezza non è così lontana!

Si nasconde tra i fiori
nel cortile.

Le luci  accarezzano l’acqua limpida nel mio calice
E  sembra opera delle stelle il loro invitare il sole
su questa terra.

Penso a me stesso:
ogni cosa  cerca di nascondere se stessa,
dietro lo scudo di una delicata conchiglia

E poi vedo:
il varco del tempo ha ampiezza abbastanza tra le lacrime,
per indicare la mia faccia all’altro mondo.

È vero, ci sono cose che non conosco,
e altre che conosco.

Lo so,
posso volare fino alla cima di quella collina:
sono tutto di piume e ali.

Posso dare un’occhiata alla scena che sta fuori
nel buio della notte e vedere: io sono pieno di torce.

Sono pieno di luce e di sabbia,
pieno di fiori e piante,
pieno di sentieri,  di ponti, pieno di fiumi e  onde.

Mi sono riempito del peso imponderabile di una foglia che scivola
sulla faccia di questo stagno.

Ma
lo so
come solo
come nudo mi sento dentro.


(Sohrab Sepehri)

mercoledì 3 dicembre 2014

Voci

Mi servo di mille voci ma poche sono mie,
appartengono a esseri che non conosco,

le ho forse ereditate già da secoli
  e giacciono nascoste in fondo al sangue.
Hanno suoni silvani di venti e pascoli,
fischi di uccelli, acque nel denso fogliame,
rumori di frutti che cadono, tuoni erranti,
pioggia sui tetti e galoppi lontani di cavalli.
Viaggiano con me, ma poche sono mie,
o almeno di chi sono in questo istante,
forse di un uomo che sono stato e non ricordo
o di un altro che dovrò essere domani...
Mi servo dei loro toni proteiformi, dei loro echi,
che nel contempo dicono e contraddicono,
senza che io sappia mai come arrivano, e da dove,
né perché mi accompagna il loro coro solitario.


(Eugenio Montejo)

Emerald Dreams