giovedì 12 giugno 2014

Quel bene supremo dell'uomo

Che male c'è, in sostanza, nei tormenti, che male c'è nelle altre cose da noi definite avverse? Eccolo, a mio parere: il vacillare e il piegarsi e il soccombere della mente. Nessuno di questi mali può capitare all'uomo saggio: egli sta diritto sotto qualsiasi peso. Nulla lo sminuisce, nessuna gli spiace di quelle prove che è chiamato a sopportare. Infatti, se tutto ciò che può abbattersi su un uomo si è abbattuto anche su di lui, il saggio non se ne lamenta. Conosce le proprie forze, si rende conto di esistere per portare un fardello. Non tolgo il saggio dal novero degli esseri umani né allontano da lui i dolori come da una roccia priva di sensibilità. Non dimentico che egli è composto di due parti: l'una è irrazionale, sente i morsi, le bruciature, il dolore; l'altra è razionale, i suoi punti di vista sono irremovibili, è intrepida e indomabile. In essa risiede quel bene supremo dell'uomo, e prima che questo bene acquisisca pienezza, la mente ondeggia nell'incertezza; quando, però, è giunto a compimento, il suo equilibrio è inalterabile. Orbene, una persona che sia appena agli inizi e si incammini verso la vetta e abbia il culto della virtù, anche se si avvicina al bene perfetto, ma non ha ancora dato l'ultima mano a questa sua opera, indietreggerà e allenterà alquanto la tensione del proprio impegno intellettuale, perché fino a questo momento ha bensì superato le incertezze, ma si trova ancora su un terreno scivoloso. Però l'uomo compiutamente felice e giunto alla massima espressione della virtù si sente affettuosamente legato alla propria personalità soprattutto quando ha superato con estremo coraggio le prove più dure. E ciò che gli altri temono, se questo è il prezzo da pagare per lo svolgimento di un compito onorevole, egli non solo lo sopporta, ma lo accetta con amore e preferisce molto di più sentirsi dire "È tanto migliore di noi" piuttosto che "È tanto più fortunato".


(Seneca; "Lettere a Lucilio")

mercoledì 11 giugno 2014

Pensiero

Avere due lunghe ali
d’ombra
e piegarle su questo tuo male;
essere ombra, pace
serale
intorno al tuo spento 
sorriso.


(Antonia Pozzi)

Io ti voglio, sono io

Per vivere non voglio
isole, palazzi, torri.
Che grandissima allegria:
vivere nei pronomi!
Ora togliti i vestiti,
i connotati, i ritratti;
io non ti voglio così,
travestita da altra,
figlia sempre di qualcosa.
Ti voglio pura, libera,
irriducibile: tu.
So che quando ti chiamerò
in mezzo a tutte le genti
del mondo,
solo tu sarai tu.
E quando mi chiederai
chi è colui che ti chiama,
colui che ti vuole sua,
seppellirò i nomi,
le etichette, la storia.
Strapperò tutto ciò
che mi gettarono addosso
prima ancora che io nascessi.
Poi, tornando all’eterno
anonimo del nudo,
della pietra, del mondo,
ti dirò:
“Io ti voglio, sono io”.


(Pedro Salinas)

martedì 10 giugno 2014

La realtà è così pesante

La realtà è così pesante
che la mano si stanca,
e nessuna forma la può contenere.


(Amelia Rosselli)

Se l'anima perde il suo dono

Se l'anima perde il suo dono allora perde terreno, se l'inferno
è una cosa certa, allora l'Abissinia della mia anima rinasce.
Se l'alba decide di morire, allora il fiume delle nostre
lacrime si allarga, e la voce di Dio rimane contemplata.
Se l'anima è la ritrosia dei sensi, allora l'amore è una
scienza che cade al primo venuto. Se l'anima vende il suo
bagaglio allora l'inchiostro è un paradiso. Se l'anima
scende dal suo gradino, la terra muore.

Io contemplo gli uccelli che cantano ma la mia anima è
triste come il soldato in guerra.


(Amelia Rosselli)

domenica 8 giugno 2014

Resta in perfetto silenzio e solitudine

Non è necessario che tu esca di casa. Rimani al tuo tavolo e ascolta. Non ascoltare neppure, aspetta soltanto. Non aspettare neppure, resta in perfetto silenzio e solitudine. Il mondo ti si offrirà per essere smascherato, non ne può fare a meno, estasiato si torcerà davanti a te.


(Franz Kafka)

Radici e ali

Radici e ali.
Ma che le ali mettano radici
e le radici volino.

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Raíces y alas.
Pero que las alas arraiguen
y las raíces vuelen.


(Juan Ramón Jimenez)

Il guardiano di greggi

Sono un guardiano di greggi.
Il gregge è i miei pensieri
e i miei pensieri sono tutte sensazioni.
Penso con gli occhi e con gli orecchi
e con le mani e con i piedi
e con il naso e la bocca.

Pensare un fiore è vederlo e odorarlo
e mangiare un frutto è sentirne il sapore.

Per questo quando in un giorno di calore
mi sento triste di goderlo tanto
e mi stendo completamente sull'erba,
e chiudo gli occhi caldi,
sento tutto il mio corpo disteso sulla realtà,
so la verità e sono felice.

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Sou guardador de rebanhos
O rebanho é os meus pensamentos
E os meus pensamentos são todos sensações.
Penso  com os olhos e com os ouvidos
E com as mãos e os pés
E com o nariz e a boca.

Pensar uma flor é vê-la e cheira-la
E Comer um fruto é saber-lhe o sentido.

Por isso quando num dia de calor
Me sinto triste de goza-lo tanto.
E me deito ao comprido na erva,
E fecho os olhos quentes,
Sinto todo o meu corpo deitado no realidade
Sei a verdade e sou feliz.


(Fernando Pessoa)

mercoledì 4 giugno 2014

Ecco una condizione straordinaria

C'è però un punto in cui il saggio supera un dio: la divinità non prova timore in virtù della sua natura, il saggio per merito proprio. Ecco una condizione straordinaria: avere la debolezza di un uomo, la serenità di un dio.


(Seneca; "Lettere a Lucilio")

Alla vita

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell'al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più vero della vita.

Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant'anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.


(Nazim Hikmet)

Servant


lunedì 26 maggio 2014

Tu sei già segnata nella mia mappa interiore

Ho aperto l'atlante (per me la geografia non è una scienza, ma un insieme di rapporti di cui mi affretto ad approfittare) ed ecco, tu sei già segnata nella mia mappa interiore: da qualche parte fra Mosca e Toledo, ho creato uno spazio per l’impeto del tuo oceano.


(Rainer Maria Rilke a Marina Cvetaeva)

Un’anima tu avevi

Un’anima tu avevi
cosi chiara ed aperta
ch’io non potetti mai
nella tua anima entrare.

Andavo in cerca di aditi angusti,
d’alti e difficili passaggi...
Si andava alla tua anima
per aperti cammini.

Preparai un’alta scala
- sognavo di alte mura
che le fossero a guardia -,
però l’anima tua
era senza riparo
di muri e di recinti.

E ricercai la stretta porta
della tua anima,
ma non aveva accessi,
così franca com’era,
la tua anima.

Dov’è che cominciava?
Dov’è che aveva termine?
E rimasi per sempre seduto
sulle vaghe frontiere della tua anima.


(Pedro Salinas)

lunedì 19 maggio 2014

Leggo e mi sento liberato

Leggo e mi sento liberato. Acquisisco oggettività. Cesso di essere io e disperso. E ciò che leggo, invece di essere un mio vestito che a malapena vedo e che a volte mi pesa, rappresenta la grande chiarezza del mondo esterno, in tutto e per tutto splendida, il sole che tutti vede, la luna che macchia di ombre il suolo tranquillo, gli spazi immensi che si confondono con il mare, la solidità scura degli alberi... Leggo come si abdica. E siccome la corona e il mantello regale non sono mai così grandi come quando il re che parte li abbandona a terra, depongo sui mosaici delle anticamere tutti i miei trionfi del tedio e del sogno e salgo la scalinata con l'unica nobiltà dello sguardo.


(Fernando Pessoa; "Il libro dell'inquietudine")

Sono andato al di là e ho scoperto dei tesori

Avrei potuto amarti in un modo più piacevole per te. Infatuarmi della tua superficie e restar là. É quello che tu hai voluto a lungo. Ebbene no. Io sono andato al fondo. Non ho ammirato quello che tu mostravi, che tutti potevano vedere, che stupiva il pubblico. Sono andato al di là e ho scoperto dei tesori. Un uomo che tu avessi sedotto e dominato non si godrebbe come me il tuo cuore in ogni suo recesso. Quello che provo per te non è un frutto d’estate dalla buccia liscia, che cade dal ramo al minimo soffio e sparge sull’erba il suo succo vermiglio. Ha a che fare con il tronco, con la scorza dura come una noce di cocco, o guarnita di spine come i fichi d’India. Fa male alle dita, ma contiene del latte.

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J'aurais pu t'aimer d'une façon plus agréable pour toi. Me prendre à ta surface et y rester. C'est longtemps ce que tu as voulu. Eh bien non. J'ai été au fond. Je n'ai pas tant admiré ce que tu montrais, ce que tout le monde pouvait voir, ce qui ébahissait le public. J'ai été au-delà et j'y ai découvert des trésors. Un homme que tu aurais séduit et dominé ne savourerait pas comme moi ton coeur aimant jusqu'en ses plus petits angles. Ce que je sens pour toi n'est pas un fruit d'été, à peau lisse, qui tombe de la branche au moindre souffle et épate sur l'herbe son jus vermeil. Il tient au tronc, à l'écorce dure comme un coco, ou garnie de piquants comme les figues de Barbarie. Cela vous blesse les doigts, mais contient du lait.


(Gustave Flaubert; lettera a Luoise Colet)