Fiorire è il fine - chi passa un fiore con uno sguardo distratto stenterà a sospettare le circostanze coinvolte in quel luminoso fenomeno costruito in modo così intricato e poi offerto, come una farfalla al mezzogiorno
mercoledì 12 marzo 2014
Un lettore
Vantino altri le pagine ch’han scritto
l’orgoglio mio è per quelle che ho letto.
Filologo non sarò stato,
non avrò investigato le declinazioni, i modi, il laborioso mutar di lettere,
la d che si indurisce in t
l’equivalenza di g e k,
ma in tutti questi anni ho professato
passione di linguaggio.
Le mie notti son piene di Virgilio;
aver saputo e scordato il latino
è la sua acquisizione, ché l’oblio
forma è della memoria, la sua vaga rimessa,
l’altra segreta faccia di moneta.
Quando si cancellarono nei miei occhi
le vane apparenze amate,
i volti e la pagina,
a studiar presi il linguaggio di ferro
che usarono i miei antichi per cantare
solitudine e spade,
e ora, attraverso ben sette secoli,
da quell’ultima Thule,
fino a me la tua voce giunge, Snorri Sturloson.
Dinnanzi al libro, chi è giovane s’impone una disciplina precisa
e lo fa al fin d’un sapere preciso;
alla mia età ogni impresa è un’avventura
cui confine è la notte.
Non finirò di decifrare le antiche lingue del Nord,
non affonderò le mani ansiose nell’oro del Sigurd;
quest’opera cui attendo è illimitata
e mi accompagnerà fino alla fine;
dell’universo non men misteriosa
e di me, l’apprendista.
-----
Que otros se jacten de las páginas que han escrito;
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Que otros se jacten de las páginas que han escrito;
a mí me enorgullecen las que he leído.
No habré sido un filólogo,
no habré inquirido las declinaciones, los modos,
la laboriosa mutación de las letras,
la de que se endurece en te,
la equivalencia de la ge y de la ka,
pero a lo largo de mis años he profesado
la pasión del lenguaje.
Mis noches están llenas de Virgilio;
haber sabido y haber olvidado el latín
es una posesión, porque el olvido
es una de las formas de la memoria, su vago sótano,
la otra cara secreta de la moneda.
Cuando en mis ojos se borraron
las vanas apariencias queridas,
los rostros y la página,
me di al estudio del lenguaje de hierro
que usaron mis mayores para cantar
espadas y soledades,
y ahora, a través de siete siglos,
desde la Última Thule,
tu voz me llega, Snorri Sturluson.
El joven, ante el libro, se impone una disciplina precisa
y lo hace en pos de un conocimiento preciso;
a mis años, toda empresa es una aventura
que linda con la noche.
No acabaré de descifrar las antiguas lenguas del Norte,
no hundiré las manos ansiosas en el oro de Sigurd;
la tarea que emprendo es ilimitada
y ha de acompañarme hasta el fin,
no menos misteriosa que el universo
y que yo, el aprendiz.
(Jorge Luis Borges)
(Jorge Luis Borges)
giovedì 6 marzo 2014
Delacroix:
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Tu
Dove non c'è libertà
tu sei la libertà
dove non c'è dignità
tu sei la dignità
dove non c'è calore
e vicinanza tra esseri umani
tu sei la vicinanza e il calore
cuore del mondo insensibile.
Le tue labbra e la tua lingua
sono domande e risposte.
Tra le tue braccia e nel tuo grembo
c'è qualcosa che somiglia alla pace
ogni tua forzata partenza
anela il ritorno
sei l'inizio del futuro
cuore di un mondo insensibile.
Non sei un concetto di fede
nessuna filosofia
nessuna regola o proprietà
a cui aggrapparsi
e puoi sbagliare e dubitare e lasciar correre
cuore del mondo insensibile.
dove non c'è calore
e vicinanza tra esseri umani
tu sei la vicinanza e il calore
cuore del mondo insensibile.
Le tue labbra e la tua lingua
sono domande e risposte.
Tra le tue braccia e nel tuo grembo
c'è qualcosa che somiglia alla pace
ogni tua forzata partenza
anela il ritorno
sei l'inizio del futuro
cuore di un mondo insensibile.
Non sei un concetto di fede
nessuna filosofia
nessuna regola o proprietà
a cui aggrapparsi
e puoi sbagliare e dubitare e lasciar correre
cuore del mondo insensibile.
Chi ha nostalgia di te
quando io ho nostalgia di te?
Chi ti accarezza
quando la mia mano ti cerca?
Sono io o sono
i resti della mia gioventù?
Sono io o sono
gli inizi della mia vecchiaia?
E' il mio coraggio di vivere
o la mia paura di morire?
E perché la mia nostalgia
dovrebbe dirti qualcosa?
E che cosa ti dà la mia esperienza
che mi ha solo reso triste?
quando io ho nostalgia di te?
Chi ti accarezza
quando la mia mano ti cerca?
Sono io o sono
i resti della mia gioventù?
Sono io o sono
gli inizi della mia vecchiaia?
E' il mio coraggio di vivere
o la mia paura di morire?
E perché la mia nostalgia
dovrebbe dirti qualcosa?
E che cosa ti dà la mia esperienza
che mi ha solo reso triste?
E che cosa ti danno le mie poesie
in cui dico soltanto
in cui dico soltanto
come è diventato difficile
essere o dare?
Eppure brilla nel giardino
il sole nel vento prima della pioggia
e profuma l'erba che muore
e il ligustro
e io ti guardo
e la mia mano tastando ti cerca.
(Erich Fried)
(Erich Fried)
mercoledì 5 marzo 2014
Stanchezza
Quello che c'è in me è soprattutto stanchezza
non di questo o di quello
e neppure di tutto o di niente:
stanchezza semplicemente, in sé,
stanchezza.
La sottigliezza delle sensazioni inutili,
le violente passioni per nulla,
gli amori intensi per ciò che si suppone in qualcuno,
tutte queste cose -
queste e ciò che manca in esse eternamente -
tutto ciò produce stanchezza, questa stanchezza,
stanchezza.
C'è senza dubbio chi ama l'infinito,
c'è senza dubbio chi desidera l'impossibile,
c'è senza dubbio chi non vuole niente -
tre tipi di idealisti, e io nessuno di questi:
perché io amo infinitamente il finito,
perché io desidero impossibilmente il possibile,
perché voglio tutto, o ancora di più, se può essere,
o anche se non può essere...
E il risultato?
Per loro la vita vissuta o sognata,
per loro il sogno sognato o vissuto,
per loro la media fra tutto e niente, cioè la vita...
Per me solo una grande, una profonda,
e, ah, con quale felicità, infeconda stanchezza,
una supremissima stanchezza,
issima, issima, issima,
stanchezza...
(Fernando Pessoa)
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Angel, Study for the Lost Paradise
martedì 4 marzo 2014
Non mi curo nemmeno di cercare parole
Adesso, non penso più a nessuno; non mi curo nemmeno di cercare parole. Tutto scorre in me più o meno svelto, non fisso nulla, lascio correre. La maggior parte del tempo, in mancanza di parole cui attaccarsi, i miei pensieri restano nebulosi. Disegnano forme vaghe e piacevoli, e poi sprofondano, e subito li dimentico.
(Jean-Paul Sartre; "La nausea")
Non sono domande retoriche
Trapiantato nell’Ottocento, di che si occuperebbe un alchimista di genio? Che ne sarebbe di Cristoforo Colombo, oggi che le comunicazioni marittime sono servite da un migliaio di società di trasporti? Che avrebbe scritto Shakespeare in un’epoca in cui il teatro non fosse ancora esistito o in cui avesse smesso di esistere? Non sono domande retoriche. Quando un uomo è dotato per un’attività che ha già suonato la mezzanotte (o che non ha ancora suonato la prima ora), che ne è del suo talento? Si trasforma? Si adatta? Cristoforo Colombo diventerebbe direttore di una compagnia di viaggi? Shakespeare scriverebbe sceneggiature per Hollywood? Picasso disegnerebbe cartoni animati? Oppure tutti questi grandi talenti si tirerebbero in disparte, se ne andrebbero, per così dire, nel convento della storia, pieni di una cosmica delusione di essere nati nel momento sbagliato, fuori dall’epoca che è la loro, fuori dal quadrante del tempo per cui erano stati creati? Abbandonerebbero il loro talento anacronistico come Rimbaud abbandonò a diciannove anni la poesia?
(Milan Kundera)
domenica 2 marzo 2014
La filosofia dell'amore
Le fontane si mischiano nel fiume
e i fiumi nell’oceano,
i venti dell’azzurro si confondono
in dolce emozione;
niente nel mondo è solo;
tutte le cose per legge divina
s’incontrano e si mischiano in uno spirito.
Perché non io nel tuo?
I monti, vedi, baciano l’Azzurro
e le onde abbracciano le onde;
nessun fiore sarebbe perdonato
se disdegnasse il suo fratello;
e il sol la terra abbraccia con la luce
e i raggi della luna baciano le acque:
tutto questo baciarsi cosa vale,
se tu non baci me?
(Percy Bysshe Shelley)
Posso guardare in alto
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lunedì 24 febbraio 2014
Nessun vascello c’è che come un libro
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Gli occhi di Ligeia
Scrutavo nei grandi occhi di Ligeia. Per questi non trovai alcun modello nella remota antichità: forse proprio negli occhi della mia amata si trova il segreto a cui allude Lord Verulamio. Erano, mi sembra, molto più grandi dei comuni occhi della nostra razza, anche più intensi dei più intensi occhi delle gazzelle della valle di Nourjahad; soltanto però, di tanto in tanto, nei momenti di maggiore eccitazione, tale caratteristica di Ligeia si notava molto: in tali momenti la sua bellezza (o forse sembrava tale alla mia fantasia ardente) era quella degli esseri che vivono al di sopra o fuori della terra… La bellezza delle favolose Uri dei Turchi. Le pupille erano del colore nero più lucente, adombrate da lunghissime nere ciglia; le sopracciglia, d’un disegno lievemente irregolare, erano dello stesso colore. Ma la “stranezza” che io trovavo nei suoi occhi era di una natura ben distinta da quella della loro conformazione, colore o splendore e andava, insomma, attribuita all’espressione. Ma che parola senza senso è questa, dietro la cui vasta ampiezza di puro suono si cela tutta la nostra ignoranza di tutto ciò che è spirituale! L’espressione degli occhi di Ligeia… Quante lunghe ore vi ho meditato sopra! Come, durante un’intera notte d’estate, mi sono sforzato di penetrarne il significato! Che cos’era dunque mai questo qualcosa molto più profondo del pozzo di Democrito, che giaceva in fondo alle pupille della mia amata? Che cos’era? Ero ossessionato dalla passione di scoprirlo. Quegli occhi, quelle ampie, quelle splendenti, quelle divine pupille diventarono per me le stelle gemelle di Leda e io divenni, per loro, il più devoto degli astrologhi.
(Edgar Allan Poe; "Ligeia")
martedì 18 febbraio 2014
Leggo poesie a caso
Leggo poesie a caso,
leggo quasi senza pensare a quel che leggo.
Quando incontro un verso triste,
sento nell'anima come una carezza.
Non che mi conforti la tristezza altrui;
è che mi sento meno solo.
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Leo poemas al azar,
leo casi sin pensar en lo que leo.
Cuando me encuentro un verso triste,
siento en el alma como una caricia.
No es que me alivie la tristeza ajena;
es que me siento menos solo.
(Angel Gonzales)
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Vorrei essere almeno la mano che ti protegge
Study of Clouds with a Sunset near Rome
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