lunedì 22 febbraio 2016

Ofelia

In quel ruscello dove un salice sghembo
specchia le sue brinate foglie nella corrente vitrea;
là ella intrecciava fantastiche ghirlande
di ranuncoli, d'ortiche, di margherite,
e di quelle lunghe orchidee purpuree
alle quali i franchi pastori dànno un nome più volgare,
ma che le nostre fredde vergini chiamano dita di morte;
e lassù, mentre s'arrampicava per appendere
i suoi diademi d'erba alle pendule fronde dell'albero 
un invidioso ramo si ruppe, e quei trofei
ed ella stessa caddero nel ruscello. Le sue vesti
si gonfiarono intorno e la sostennero 
per qualche tempo come una sirena, 
mentre ella intonava spunti di vecchie canzoni,
quasi fosse inconscia della propria sventura, 
o come una figlia dell'acqua, familiare
a quell'elemento. Ma per poco, poiché le sue vesti,
pesanti per l'acque assorbita, trascinarono l'infelice
dal suo melodioso canto a una fangosa morte.


(William Shakespeare; "Amleto")

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