venerdì 24 agosto 2012

Cercavo un inizio ad effetto

lunedì 20 agosto 2012

A Eugenio Montale

I tuoi acini d'oro,
i limoni perduti
nel grembo di altre donne
che ti hanno solo sognato.
Capita anche a me, Maestro,
di aver fatto l'amore
con quelli
che non ho mai conosciuto.


(Alda Merini)

domenica 19 agosto 2012

Aspettami ed io tornerò

Aspettami ed io tornerò,
ma aspettami con tutte le tue forze.
Aspettami quando le gialle piogge
ti ispirano tristezza,
aspettami quando infuria la tormenta,
aspettami quando c'è caldo,
quando più non si aspettano gli altri,
obliando tutto ciò che accadde ieri.
Aspettami quando da luoghi lontani
non giungeranno mie lettere,
aspettami quando ne avranno abbastanza
tutti quelli che aspettano con te.

Aspettami ed io tornerò,
non augurare del bene
a tutti coloro che sanno a memoria
che è tempo di dimenticare.
Credano pure mio figlio e mia madre
che io non sono più,
gli amici si stanchino di aspettare
e, stretti intorno al fuoco,
bevano vino amaro
in memoria dell'anima mia...
Aspettami. E non t'affrettare
a bere insieme con loro.

Aspettami ed io tornerò
ad onta di tutte le morti.
E colui che ormai non mi aspettava,
dica che ho avuto fortuna.
Chi non aspettò non può capire
come tu mi abbia salvato
in mezzo al fuoco
con la tua attesa.
Solo noi due conosceremo
come io sia sopravvissuto:
tu hai saputo aspettare semplicemente
come nessun altro.

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Жди меня, и я вернусь.
Только очень жди,
Жди, когда наводят грусть
Желтые дожди,
Жди, когда снега метут,
Жди, когда жара,
Жди, когда других не ждут,
Позабыв вчера.
Жди, когда из дальних мест
Писем не придет,
Жди, когда уж надоест
Всем, кто вместе ждет.

Жди меня, и я вернусь,
Не желай добра
Всем, кто знает наизусть,
Что забыть пора.
Пусть поверят сын и мать
В то, что нет меня,
Пусть друзья устанут ждать,
Сядут у огня,
Выпьют горькое вино
На помин души...
Жди. И с ними заодно
Выпить не спеши.

Жди меня, и я вернусь,
Всем смертям назло.
Кто не ждал меня, тот пусть
Скажет: - Повезло.
Не понять, не ждавшим им,
Как среди огня
Ожиданием своим
Ты спасла меня.
Как я выжил, будем знать
Только мы с тобой,-
Просто ты умела ждать,
Как никто другой.


(Konstantin Simonov)

I sogni hanno questo di volgare

I sogni hanno questo di volgare: che tutti sognano.


(Fernando Pessoa)

giovedì 16 agosto 2012

Agonia

Girerò per le strade finché non sarò stanca morta
saprò vivere sola e fissare negli occhi
ogni volto che passa e restare la stessa.
Questo fresco che sale a cercarmi le vene
è un risveglio che mai nel mattino ho provato
così vero: soltanto, mi sento più forte
che il mio corpo, e un tremore più freddo
accompagna il mattino.

Son lontani i mattini che avevo vent'anni.
E domani, ventuno: domani uscirò per le strade,
ne ricordo ogni sasso e le striscie di cielo.
Da domani la gente riprende a vedermi
e sarò ritta in piedi e potrò soffermarmi
e specchiarmi in vetrine. I mattini di un tempo,
ero giovane e non lo sapevo, e nemmeno sapevo
di esser io che passavo - una donna, padrona
di se stessa. La magra bambina che fui
si è svegliata da un pianto durato per anni
ora è come quel pianto non fosse mai stato.

E desidero solo colori. I colori non piangono,
sono come un risveglio: domani i colori
torneranno. Ciascuna uscirà per la strada,
ogni corpo un colore - perfino i bambini.
Questo corpo vestito di rosso leggero
dopo tanto pallore riavrà la sua vita.
Sentirò intorno a me scivolare gli sguardi
e saprò d'esser io: gettando un'occhiata,
mi vedrò tra la gente. Ogni nuovo mattino,
uscirò per le strade cercando i colori.


(Cesare Pavese)

mercoledì 15 agosto 2012

Il tuo sorriso

 Il tuo sorriso
vibrazione che anima la vita
e la sconfitta.
C'è il tuo genio nel tuo sorriso.
Sapienza implacabile,
dominio e sdegno,
a fiore di un occulto vortice
ritmo di fantasia iridescente...
Il tuo sorriso...
Sottile ombra canora
su la chiarezza silenziosa
del fermo volto.
O gagliardo
amo il tuo sorriso,
che si esprime oltre il tuo stesso volere,
balenante segno
della vita che in visione trascendi,
amo il tuo sorriso
malizia di fanciulla
e magia d'eroe,
il tuo sorriso dove,
a fiore d'un occulto vortice,
smaglia e canta,
soffusa di danzante ombra,
la sua forza...
Vibri, e altro non chiedi.
Attingi e varchi la vita
col tuo sorriso
fantasticamente ti dissolvi
il dolore noto e la gioia ignota,
in un brivido che t'allaccia
al cuore del mondo.
C'è il tuo genio nel tuo sorriso.


(Sibilla Aleramo)

domenica 5 agosto 2012

Per quel tuo cuore

(...)
Per quel tuo cuore che io largamente preferisco
ad ogni altra burrasca


(Amelia Rosselli)

Amo tutto ciò che scorre

"Amo tutto ciò che scorre" disse il grande Milton cieco dei nostri tempi. Pensavo a lui stamattina quando mi son destato con un grande urlo di gioia: pensavo ai fiumi e agli alberi e a tutto quel mondo notturno che egli esplora. Sì, dicevo a me stesso, anch'io amo tutto ciò che scorre: fiumi, fogne, lava, sperma, sangue, bile, parole, frasi. Amo il liquido amniotico quando sprizza dal suo sacco. Amo il rene coi suoi calcoli dolorosi e la renella e roba simile: amo l'orina che si versa calda e lo scolo che scorre all'infinito; amo le parole degli isterici e le frasi che si riversano come dissenteria e rispecchiano tutte le immagini morbose dell'animo umano, amo tutti i grandi fiumi come il Rio delle Amazzoni o l'Orinoco, dove uomini pazzi come Moravagine galleggiano sul sogno e sulla leggenda in una scialuppa e affogano nella cieca bocca del fiume. Amo tutto ciò che scorre, anche il flusso mestruale che si porta via il seme infecondato. Amo gli scritti che scorrono, siano essi ieratici, esoterici, perversi, polimorfi o unilaterali. Amo tutto ciò che scorre, tutto ciò che ha in sé tempo e divenire, che ci riporta al principio dove non c'è mai fine: la violenza dei profeti, l'oscenità che è estasi, la saggezza del fanatico, il prete con la sua gommosa litania, le parole sozze della puttana, lo sputo portato via nella fogna, il latte della mammella e l'amaro miele che si versa nell'utero, tutto ciò che è fluido, fuso, dissoluto e dissolvente, tutto il pus e il sudiciume che scorrendo si purifica, e che perde il suo senso originario... Il grande desiderio incestuoso è scorrere all'unisono col tempo, fondere la grande immagine dell'aldilà con quella dell'hic et nunc. Un desiderio fatuo, suicida, reso stitico dalle parole e paralizzato dal pensiero.


(Henry Miller; "Tropico del Cancro")

Ah, potessi essere...

Ah, potessi essere
tutte le persone
in tutti i posti...

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Ah, nao ser
eu toda a gente
e toda a parte...


(Fernando Pessoa)

sabato 4 agosto 2012

Del resto, si sa

Del resto, si sa che i malati e gli innamorati, manifestano gli stessi sintomi di deperimento: tremendo pallore, occhi cerchiati, ginocchia molli, sonno difficile, respiro lento e affannoso. Si poteva credere che soffrisse per l'avvampare della febbre, non fosse stato che piangeva sempre. O ignoranza dei medici! Ma che può voler dire il polso che batte, il colorito che continua a cambiare, il respiro affannoso, e il continuo rigirarsi da una parte all'altra? Oh dèi! Non occorre essere medici per capirlo! Basta aver conosciuto la passione dell'amore, per sapere cosa vuol dire quando uno brucia e non ha la febbre!

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Iam cetera salutis vultusque detrimenta et aegris et amantibus examussim convenire nemo qui nesciat: pallor deformis, marcentes oculi, lassa genua, quies turbida, et suspiritus cruciatu tarditate vehementior. Crederes et illam fluctuare tantum vaporibus febrium, nisi quod et flebat. Heu medicorum ignarae mentes, quid venae pulsus, quid coloris intemperantia, quid fatigatus anhelitus et utrimquesecus iactatae crebriter laterum mutuae vicissitudines! Dii boni, quam facilis licet non artifici medico, cuivis tamen docto Veneriae cupidinis comprehensio, cum videas aliquem sine corporis calore flagrantem!


(Apuleio; "Metamorfosi" - II sec. d.C)

I love the nape of your neck

giovedì 19 luglio 2012

Non dedicarmi troppo tempo

Non dedicarmi troppo tempo,
non pormi tante domande.
Non sfiorare la mia mano
con i tuoi occhi buoni, fedeli.

Non seguirmi in primavera
lungo le pozzanghere.
Lo so: una volta ancora, nulla
verrà fuori da questo incontro.

Forse pensi: è per superbia
che non mi vuole amico.
Non la superbia... L'amarezza
tiene così alta la mia testa.


(Bella Achatovna)

martedì 17 luglio 2012

Sentire se stesso negli altri

Il poeta deve vivere tutto per sé, immedesimandosi nelle sue cose predilette. Lui che ha ricevuto dal cielo il più prezioso dei doni dell'anima, che dalla natura ha avuto una indistruttibile ricchezza, deve anche poter vivere indisturbato la sua vita interiore e godere quei tesori, quella beatitudine che il ricco inutilmente cerca di procurarsi accumulando beni. Guarda gli uomini, come corrono dietro alla felicità e ai divertimenti; i loro desideri, i loro sforzi, il loro tempo e il loro denaro sono costantemente in caccia di una cosa; e di che? Di quello che il poeta ha ricevuto in dono dalla natura: del godimento del mondo, della facoltà di sentire se stesso negli altri, del convivere armonico con tante cose spesso inconciliabili. Che cosa agita gli uomini se non la loro incapacità a collegare i concetti con le cose, la difficoltà a trattenere il piacere tra le loro mani, il ritardo con cui si avverano i loro desideri; e la constatazione che la meta raggiunta non ha sul loro cuore l'effetto che speravano desiderandola da lontano. Il destino ha elevato al di sopra di tutto ciò il poeta, simile a un dio. Egli scorge la baraonda delle passioni, vede famiglie e regni agitarsi senza scopo, vede gli intricati enigmi dei malintesi che spesso un semplice monosillabo basterebbe a risolvere, creare grovigli indescrivibili, irreparabili. Partecipa alle gioie e ai dolori di ogni destino umano; sia che l'uomo trascini i suoi giorni struggendosi di malinconia per qualche grande perdita, sia che vada incontro al destino con spensierato ottimismo, l'anima ricettiva e sensibile del poeta passa dalla notte al giorno come il sole nel suo corso, e le delicate modulazioni della sua arpa prendono il tono della gioia e del dolore.


(Wolfgang Goethe)

sabato 7 luglio 2012

There is a pleasure in the pathless woods

Vi è un incanto nei boschi senza sentiero.
Vi è un'estasi sulla spiaggia solitaria.
Vi è un asilo dove nessun importuno penetra
in riva alle acque del mare profondo,
e vi è un armonia nel frangersi delle onde.
Non amo meno gli uomini, ma più la Natura
e in questi miei colloqui con lei io mi libero
da tutto quello che sono e da quello che ero prima,
per confondermi con l' Universo
e sento ciò che non so esprimere
e che pure non so del tutto nascondere.

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There is a pleasure in the pathless woods,
There is a rapture on the lonely shore,
There is society, where none intrudes,
By the deep sea, and music in its roar:
I love not man the less, but Nature more,
From these our interviews, in which I steal
From all I may be, or have been before,
To mingle with the Universe, and feel
What I can ne'er express, yet cannot all conceal.


(Lord Byron)

Troppo buonsenso inaridisce l'intelligenza