domenica 13 novembre 2011

Ho perso il mio dolore

Ho pianto perché il processo grazie al quale sono divenuta donna è stato doloroso. Ho pianto perché non sono più una bambina con la fede cieca di una bambina. Ho pianto perché i miei occhi sono aperti sulla realtà. Ho pianto perché non posso più credere, e io amo credere. Posso ancora amare appassionatamente anche senza credere. Questo significa che amo umanamente. Ho pianto perché d’ora in avanti piangerò meno. Ho pianto perché ho perso il mio dolore, e non sono ancora abituata alla sua assenza.

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Last night I wept. I wept because the process by which I have become woman
was painful. I wept because I was no longer a child with a child's blind faith. I wept because my eyes were opened to reality. I wept because I could not believe anymore and I love to believe. I can still love passionately without believing. That means I love humanly. I wept because I have lost my pain, 
and I am not yet accustomed to its absence.


(Anais Nin)

domenica 6 novembre 2011

Lavorare stanca

Traversare una strada per scappare di casa
lo fa solo un ragazzo, ma quest’uomo che gira
tutto il giorno le strade, non è più un ragazzo
e non scappa di casa.

Ci sono d’estate
pomeriggi che fino le piazze son vuote, distese
sotto il sole che sta per calare, e quest’uomo, che giunge
per un viale d’inutili piante, si ferma.
Val la pena esser solo, per essere sempre più solo?
Solamente girarle, le piazze e le strade
sono vuote. Bisogna fermare una donna
e parlarle e deciderla a vivere insieme.
Altrimenti, uno parla da solo. È per questo che a volte
c’è lo sbronzo notturno che attacca discorsi
e racconta i progetti di tutta la vita.

Non è certo attendendo nella piazza deserta
che s’incontra qualcuno, ma chi gira le strade
si sofferma ogni tanto. Se fossero in due,
anche andando per strada, la casa sarebbe
dove c’è quella donna e varrebbe la pena.
Nella notte la piazza ritorna deserta
e quest’uomo, che passa, non vede le case
tra le inutili luci, non leva più gli occhi:
sente solo il selciato, che han fatto altri uomini
dalle mani indurite, come sono le sue.
Non è giusto restare sulla piazza deserta.
Ci sarà certamente quella donna per strada
che, pregata, vorrebbe dar mano alla casa.


(Cesare Pavese)

martedì 1 novembre 2011

Il cupo, fosco fuoco

Amo gli occhi tuoi, amica mia
e il loro gioco splendido di incanto e di fiamma
quando li alzi all’improvviso
e come un fulmine celeste
guardi veloce tutt’intorno.

Ma c’è un fascino più forte.
Gli occhi tuoi rivolti in basso,
negli attimi di un bacio appassionato
e tra le ciglia semichiuse
il desiderio, il cupo, il fosco fuoco.

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I love your eyes, my dear
their splendid sparkling fire 
 when suddenly you raise them so
to cast a swift embracing glance 
like lightning flashing in the sky.

But there's a charm that is greater still
when my love's eyes are lowered
when all is fired by passion's kiss
and through the downcast lashes
I see the dull flame of desire.


(Fedor I. Tjutcev)

martedì 18 ottobre 2011

Ho un luogo interno che non conoscevo

Io imparo a vedere. Non so perché tutto penetra in me più profondo e non rimane là dove, prima, sempre aveva fine e svaniva. Ho un luogo interno che non conoscevo. Ora tutta va a finire là. Non so che cosa vi accada.


(Rainer Maria Rilke; "I quaderni di Malte Laurids Brigge")

sabato 15 ottobre 2011

Gatto che giochi per strada

Gatto che giochi per strada
come se fosse il tuo letto,
invidio la sorte che è tua
ché neppure sorte si chiama.

Buon servo di leggi fatali
che reggono pietre e genti,
che hai istinti generali
e senti solo quel che senti,

sei felice perché sei così
tutto il nulla che sei è tuo.
Io mi vedo e senza me sto,
mi conosco e non sono io.


(Fernando Pessoa)

giovedì 6 ottobre 2011

Lo schianto che sarebbe avvenuto

E si mise all'opera per spostare, con una oscillazione sempre uniforme, il corpo in tutta la sua lunghezza fuori del letto. Lasciandosi cadere in questa maniera, il capo, che cadendo voleva tenere ben sollevato, doveva rimanere logicamente illeso. La schiena sembrava essere dura, e cadendo sul tappeto non si sarebbe forse danneggiata. La preoccupazione più grave era per lo schianto che sarebbe avvenuto...


(Franz Kafka; "La Metamorfosi")

martedì 4 ottobre 2011

Nel lago dei tuoi occhi assai profondo

Nel lago dei tuoi occhi assai profondo
il mio cuore si annega e si discioglie.
E là dentro lo disfano nell'acqua
di amore e di follia
un po' Ricordo, un po' Malinconia.


(Guillaume Apollinaire)

Questa è la mia casa

Non c'è dubbio. Questa è la mia casa
qui avvengo, qui
mi inganno immensamente.
Questa è la mia casa ferma nel tempo.

Arriva l'autunno e mi difende,
la primavera e mi condanna.
Ho milioni di ospiti
che ridono e che mangiano,
s'accoppiano e dormono,
giocano e pensano.
Milioni di ospiti che si annoiano,
che hanno incubi e attacchi di nervi.

Non c'è dubbio. Questa è la mia casa.
Tutti i cani ed i campanili
ci passano di fronte.
Ma la mia casa è sferzata dai fulmini
e un giorno si spaccherà in due.
E io non saprò dove ripararmi
perché tutte le sue porte danno fuori dal mondo.


(Mario Benedetti)

sabato 24 settembre 2011

10/11 settembre 1931

Lo svegliarsi di una città, che avvenga con la nebbia o altrimenti, per me è sempre più commovente dello spuntare del giorno in campagna. Ci sono molte più cose che tornano alla vita, ci sono molte più cose da aspettarsi quando il sole, invece di limitarsi a indorare (prima di luce oscura, poi di luce umida, infine di oro luminoso) i prati, le sporgenze degli arbusti, le palme delle mani delle foglie, moltiplica i suoi possibili effetti sulle finestre, sui muri, sui tetti (...).
Un'aurora in campagna mi fa stare bene; un'aurora in città mi fa stare bene e male, e perciò mi fa stare meglio. Sì, perché la maggiore speranza che mi arreca possiede, come tutte le speranze, il sapore lontano e nostalgico di non essere realtà. Un mattino in campagna esiste; un mattino in città promette; il primo fa vivere; il secondo fa pensare.
Ed io sentirò sempre, come i grandi maledetti, che è meglio pensare che vivere.


(Fernando Pessoa; "Il libro dell'inquietudine")

giovedì 8 settembre 2011

Musica per organi caldi

Caddi in uno dei miei patetici periodi di chiusura.
Spesso, con gli esseri umani, buoni e cattivi, i miei sensi
semplicemente si staccano, si stancano: lascio perdere.
Sono educato.
Faccio segno di sì.
Fingo di capire, perché non voglio ferire nessuno.
Questa è la debolezza che mi ha procurato più guai. Cercando di
essere gentile con gli altri spesso mi ritrovo con l'anima a fettucce,
ridotta ad una specie di piatto di tagliatelle spirituali.
Non importa...
Il mio cervello si chiude.
Ascolto.
Rispondo.
E sono troppo ottusi per rendersi conto che io non ci sono...


(Charles Bukowski)

Afrodite, trono adorno, immortale

Aphrodite, trono adorno, immortale,
figlia di Zeus, che le reti intessi, ti prego:
l'animo non piegarmi o signora,
con tormenti e affanni.
Vieni qui, come altre volte
udendo la mia voce di lontano,
mi esaudisti; e lasciata la casa d'oro
del padre venisti,
aggiogato il carro. Belli e veloci
passeri ti conducevano, intorno alla terra nera,
con battito fitto di ali, dal cielo
attraverso l'aere.
E presto giunsero, tu beata,
sorridevi nel tuo volto immortale
e mi chiedevi del mio nuovo soffrire: perchè
di nuovo ti invocavo:
cosa mai desideravo che avvenisse
al mio animo folle. "Chi di nuovo devo persuadere
a rispondere al tuo amore? Chi è ingiusto
verso te, Saffo?
Se ora fugge: presto ti inseguirà:
se non accetta doni, te ne offrirà:
se non ti ama, subito ti amerà
pur se non vuole."
Vieni da me anche ora: liberami dagli affanni
angosciosi: colma tutti i desideri
dell'animo mio; e proprio tu
sii la mia alleata.


(Saffo)

martedì 6 settembre 2011

Ho sempre rifiutato di essere compreso

Ho sempre rifiutato di essere compreso. Essere compreso significa prostituirsi. Preferisco essere preso seriamente per quello che non sono, ignorato umanamente con decenza e naturalezza.


(Fernando Pessoa)

domenica 4 settembre 2011

Lisbon revisited

Nulla mi lega a nulla.
Voglio cinquanta cose allo stesso tempo.
Bramo con un'angoscia di fame di carne
quel che non so cosa sia - 
definitivamente l'indefinito.
Dormo irrequieto e vivo in un irrequieto sognare
di chi dorme irrequieto, mezzo sognando.


(Fernando Pessoa)

giovedì 18 agosto 2011

Perdonami se ti cerco così

Perdonami se ti cerco così
goffamente, dentro
di te.
Perdonami il dolore, qualche volta.
è che da te voglio estrarre
il tuo migliore tu.
Quello che non vedesti, e che io vedo,
immerso nel tuo fondo, preziosissimo.
E afferrarlo
e tenerlo in alto come trattiene
l'albero l'ultima luce
che gli viene dal sole.
E allora tu
verresti a cercarlo, in alto.
Per raggiungerlo
alzata su di te, come ti voglio,
sfiorando appena il tuo passato
con le punte rosate dei tuoi piedi
tutto il corpo in tensione d'ascesa
da te a te.
E allora al mio amore risponda
la creatura nuova che tu eri.


(Pedro Salinas)

lunedì 15 agosto 2011

Desolazione del povero poeta sentimentale

Perché tu mi dici: poeta? 
Io non sono un poeta.
Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.
Vedi: non ho che le lagrime da offrire al Silenzio.
Perché tu mi dici: poeta?

Le mie tristezze sono povere tristezze comuni.
Le mie gioie furono semplici,
semplici così, che se io dovessi confessarle a te arrossirei.
Oggi io penso a morire.

Io voglio morire, solamente, perché sono stanco;
solamente perché i grandi angioli
su le vetrate delle cattedrali
mi fanno tremare d'amore e di angoscia;
solamente perché, io sono, oramai,
rassegnato come uno specchio,
come un povero specchio melanconico.
Vedi che io non sono un poeta:
sono un fanciullo triste che ha voglia di morire.

Oh, non maravigliarti della mia tristezza!
E non domandarmi;
io non saprei dirti che parole così vane, 
Dio mio, così vane,
che mi verrebbe di piangere come se fossi per morire.
Le mie lagrime avrebbero l'aria 
di sgranare un rosario di tristezza
davanti alla mia anima sette volte dolente,
ma io non sarei un poeta;
sarei, semplicemente, un dolce e pensoso fanciullo
cui avvenisse di pregare, così, come canta e come dorme.

Io mi comunico del silenzio, cotidianamente, come di Gesù. 
E i sacerdoti del silenzio sono i romori,
poi che senza di essi io non avrei cercato e trovato il Dio.

Questa notte ho dormito con le mani in croce.
Mi sembrò di essere un piccolo e dolce fanciullo
dimenticato da tutti gli umani,
povera tenera preda del primo venuto;
e desiderai di essere venduto,
di essere battuto
di essere costretto a digiunare
per potermi mettere a piangere tutto solo,
disperatamente triste,
in un angolo oscuro. 

Io amo la vita semplice delle cose.
Quante passioni vidi sfogliarsi, a poco a poco,
per ogni cosa che se ne andava!
Ma tu non mi comprendi e sorridi.
E pensi che io sia malato.

Oh, io sono, veramente malato!
E muoio, un poco, ogni giorno.
Vedi: come le cose.
Non sono, dunque, un poeta:
io so che per esser detto: poeta, conviene
viver ben altra vita!
Io non so, Dio mio, che morire.
Amen.


(Sergio Corazzini)