venerdì 23 giugno 2017

...molti interrogativi disperati hanno trovato risposta

Ieri, per un momento, ho pensato che non avrei potuto continuare a vivere, che avevo bisogno d'aiuto. La vita e il dolore avevano perso il loro significato, avevo la sensazione di "sfasciarmi" sotto un peso enorme, ma anche questa volta ho combattuto una battaglia che poi all'improvviso mi ha permesso di andare avanti, con maggior forza. Ho provato a guardare in faccia il "dolore" dell'umanità, coraggiosamente e onestamente, ho affrontato questo dolore o piuttosto lo ha fatto qualcosa in me stessa, molti interrogativi disperati hanno trovato risposta, l'assurdità completa ha ceduto il posto a un po' di ordine e di coerenza: ora posso andare avanti di nuovo. È stata un'altra breve ma violenta battaglia, ne sono uscita con un pezzetto di maturità in più. Ho scritto che mi sono confrontata col "dolore dell'Umanità" (questi paroloni mi fanno ancora paura), ma non è del tutto esatto. Mi sento piuttosto come un piccolo campo di battaglia su cui si combattono i problemi, o almeno alcuni problemi del nostro tempo. L'unica cosa che si può fare è offrirsi umilmente come campo di battaglia. Quei problemi devono pur trovare ospitalità da qualche parte, trovare un luogo in cui possano combattere e placarsi e noi, poveri piccoli uomini, noi dobbiamo aprir loro il nostro spazio interiore, senza sfuggire. Forse, su questo punto, io sono davvero molto ospitale, a volte sono come un campo di battaglia insanguinato e poi lo pago con un gran sfinimento e con un forte mal di capo. Ma ora sono semplicemente me stessa: Etty Hillesum, una laboriosa studentessa in una camera ospitale con dei libri e con un vaso di margherite. Scorro di nuovo nel mio stretto alveo e il contatto con "Umanità", "Storia Universale" e "Dolore" s'è interrotto un'altra volta. Così dev'essere, del resto, altrimenti una persona impazzirebbe. Non ci si può sempre perdere nei grandi problemi, non si può essere sempre come un campo di battaglia; dobbiamo poter ricuperare i nostri stretti confini e continuare dentro di essi - scrupolosamente e coscienziosamente - la nostra vita limitata, mentre quei momenti di contatto quasi "impersonale" con tutta l'umanità ci rendono ogni volta più maturi e profondi.


(Etty Hillesum; "Diario") 

mercoledì 14 giugno 2017

Domenica 23 marzo, le quattro

È tutto sbagliato un'altra volta. "Io voglio qualcosa e non so che cosa". Di nuovo mi sento presa da una grandissima irrequietezza e ansia di ricerca, tutto è in tensione nella mia testa. Penso con una certa invidia alle ultime due domeniche: le giornate si stendevano dinanzi a me come grandi, aperte pianure che potevo attraversare liberamente, erano prospettive ampie e sgombre. E ora mi ritrovo in mezzo agli arbusti.

Tutto è cominciato ieri sera, quando l'irrequietezza ha preso a salirmi dentro da ogni parte come i vapori da una palude. Volevo fare un po' di filosofia - ma no, meglio quel saggio su Guerra e pace, oppure no, Alfred Adler è più adatto al mio umore. E poi ho finito per leggere quella storia d'amore indù. Ma stavo semplicemente lottando contro  una naturale spossatezza a cui mi sono saggiamente arresa, alla fine. E stamattina sembrava che andasse bene per un po'. Ma mentre pedalavo per l'Apollolaan è ricominciata quella scontentezza, quel cercare irrequieto e sentire il vuoto dietro le cose, sentire che la vita non trova un suo compimento ma è un rimescolio senza costrutto. E in questo momento sono nella palude. E neppure il pensiero che anche questo passa, dopo tutto, riesce a darmi un po' di pace.


(Etty Hillesum; "Diario")

sabato 3 giugno 2017

O falce di luna calante

O falce di luna calante
che brilli su l'acque deserte, 
o falce d'argento, qual mèsse di sogni
ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!

Aneliti brevi di foglie, 
sospiri di fiori dal bosco
esalano al mare: non canto non grido
non suono pe 'l vasto silenzio va.

Oppresso d'amor, di piacere, 
il popol de' vivi s'addorme...
O falce calante, qual mèsse di sogni
ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!


(Gabriele D'Annunzio)

Contemplation


Bacio

M’infiamma il desiderio.
E brillano i miei occhi.
Sistemo la morale nel primo cassetto che trovo,
mi muto in demonio,
e bendo gli occhi dei miei angeli
per un bacio.


(Maram al-Masri)

domenica 14 maggio 2017

Il disvelamento di una tenebra caduta...

La bellezza non è che
il disvelamento di una tenebra caduta
e della luce che ne è venuta fuori.


(Alda Merini)

Stringendosi alla terra

Amore alle labbra era un tocco
Dolce quanto reggevo;
E parve una volta troppo;
Io dell’aria vivevo

Che a fiotti da dolci cose
M’investiva… profumo di muschio
Da giovani vigne nascoste
In fondo a un poggio al crepuscolo?

Dolente io ero e stordito
Da fiori di caprifogli
Che scuotono quando li cogli
Una rugiada alle dita.

Bramai forti dolcezze, ma solo
Da giovane parvero forti;
Il petalo della rosa
Fu quello che punse e morse.

Nessuna gioia adesso che mi piaccia
Se non mischiata a dolore,
A sfinimento e ad errore:
Per questo io amo la traccia

Di lacrime, il marchio che resta
D’un quasi troppo amore,
Il dolce d’amara corteccia
E delle spezie il bruciore.

Se morta, dolente e segnata
Ritiro via la mano
Dopo averla premuta, schiacciata
Nell'erba e nella sabbia,

Quel poco male non basta:
Io voglio più forza e più peso
Perché la terra ancor più rude prema
Tutto il mio corpo steso.

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Love at the lips was touch
As sweet as I could bear;
And once that seemed too much;
I lived on air

That crossed me from sweet things,
The flow of - was it musk
From hidden grapevine springs
Down hill at dusk?

I had the swirl and ache
From sprays of honeysuckle
That when they’re gathered shake
Dew on the knuckle.

I craved strong sweets, but those
Seemed strong when I was young;
The petal of the rose
It was that stung.

Now no joy but lacks salt
That is not dashed with pain
And weariness and fault;
I crave the stain

Of tears, the aftermark
Of almost too much love,
The sweet of bitter bark
And burning clove.

When stiff and sore and scarred
I take away my hand
From leaning on it hard
In grass and sand,

The hurt is not enough:
I long for weight and strength
To feel the earth as rough
To all my length.


(Robert Frost)

lunedì 8 maggio 2017

Bussano

Bussano.
Chi sarà?
Nascondo la polvere della mia solitudine
sotto il tappeto,
aggiusto il mio sorriso,
ed apro.


(Maram al-Masri)

Anime scalze

Le ho viste.
Loro,
i loro volti dai lividi celati.
Loro,
gli ematomi nascosti tra le cosce,
Loro,
i loro sogni rapiti, le loro parole azzittite
Loro,
i loro sorrisi affaticati.
Le ho viste
tutte
passare nella strada
anime scalze,
che si guardano dietro,
temendo di essere seguite
dai piedi della tempesta,
ladre di luna
attraversano,
camuffate da donne normali.
Nessuno le può riconoscere
tranne quelle
che sono come loro.


(Maram al-Masri)

Guardando per caso le costellazioni

Puoi aspettare tanto, tanto tempo
prima che in cielo accada qualcosa
di più dello scorrere delle nuvole
e delle Luci del Nord,
che corrono come brividi pungenti.
Il sole e la luna s'incrociano,
ma non si toccano mai,
né fuoriescono
fiamme, né si scontrano violentemente.
Sembra che i pianeti s'incontrino
nei loro tragitti, ma non accade nulla,
non viene fatto nessun male.
Possiamo tranquillamente continuare
la nostra vita, e guardare ovunque
tranne che alle stelle, alla luna e al sole
perché abbiamo bisogno di colpi
e di cambiamenti per non impazzire.
È vero che la siccità più lunga
finirà in pioggia,
che la pace più lunga in Cina
finirà in conflitto.
 Ma verrà deluso chi resterà sveglio
nella speranza di veder rompere
la calma del cielo, 
di fronte a lui
nella sua vita.
Quella calma sembra proprio essere certa
fino all'ultima notte.


(Robert Frost)

martedì 18 aprile 2017

La tentazione

Più vivo di così non sarai mai, te lo prometto.
Per la prima volta vedrai i pori schiudersi
come musi di pesce e potrai ascoltare
il mormorio del sangue nelle gallerie
e sentire la luce scivolarti sulle cornee
come lo strascico di un abito; per la prima volta
avvertirai la gravità pungerti
come una spina nel calcagno
e per l’imperativo delle ali avrai male alle scapole.
Ti prometto di renderti talmente vivo che
la polvere ti assorderà cadendo sopra i mobili,
che le sopracciglie diventeranno due ferite fresche
e ti parrà che i tuoi ricordi inizino
con la creazione del mondo.


(Nina Cassian)

La femme et l’oiseau, 1931


lunedì 17 aprile 2017

Somigliare a un corridore che si fermi nel bel mezzo della corsa

Somigliare a un corridore che si fermi nel bel mezzo della corsa per cercare di capire che senso abbia. Meditare è una confessione di affanno.


(Emil Cioran)

sabato 15 aprile 2017

Stella

Se, alla luce delle cose tu scolori
vera, eppure debolmente sottratta
alla nostra determinata e giusta
distanza, come la luna lasciata accesa
tutta la notte tra le foglie, possa
tu invisibilmente allietare questa casa;
o stella, doppiamente compassionevole, venuta
troppo presto per il crepuscolo, troppo tardi
per l’alba, possa la tua pallida fiamma
dirigere il peggio in noi
attraverso il caos
con la passione del
semplice giorno.

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If, in the light of things, you fade
real, yet wanly withdrawn
to our determined and appropriate
distance, like the moon left on
all night among the leaves, may
you invisibly delight this house;
O star, doubly compassionate, who came
too soon for twilight, too late
for dawn, may your pale flame
direct the worst in us
through chaos
with the passion of
plain day.


(Derek Walcott)

L'idea fissa mi possiede...

"Si, Manu lo dice, e Zoroastro lo insegnava, il sole nasce dal fuoco, la luna dal sole. Il fuoco è l'anima del gran tutto. I suoi atomi elementari si spandono e scorrono incessantemente sul mondo in correnti infinite. Nei punti in cui queste correnti si intersecano nel cielo, producono la luce; nei loro punti di intersezione sulla terra producono l'oro. La luce, l'oro, la stessa cosa. Fuoco allo stato concreto. La differenza tra visibile e palpabile, tra fluido e solido per la stessa sostanza, tra vapore acqueo e ghiaccio, niente di più. Questi non sono sogni, - è la legge generale della natura -. Ma come fare per travasare nella scienza il segreto di questa legge generale? Che? Questa luce che inonda la mia mano è oro! Questi stessi atomi dilatati secondo una certa legge, non si tratta che di condensarli secondo una certa altra legge! Come fare? Alcuni hanno immaginato di sotterrare un raggio di sole. - Averroè - si, è Averroè, - Averroè ne ha sepolto uno sotto il primo pilastro di sinistra del santuario del Corano, nella grande moschea di Cordova; ma per vedere se l'operazione è riuscita si potrà aprire il sotterraneo solo fra ottomila anni. (...) "
(...) "...Altri hanno pensato", continuò l'arcidiacono pensoso, "che fosse meglio operare su di un raggio di Sirio. Ma è molto difficile ottenere questo raggio puro, a causa della presenza simultanea delle altre stelle che vi interferiscono. Flamel ritiene che sia più semplice operare sul fuoco terrestre. - Flamel! che nome di predestinato, flamma! - Si, il fuoco. Ecco tutto. - Il diamante è nel carbone, l'oro è nel fuoco. - Ma come trarlo fuori? - Magistri afferma che ci sono alcuni nomi di donna dotati di un fascino così dolce e così misterioso che basta pronunciarli durante l'operazione... - Leggiamo quello che ne dice Manu: "Dove le donne sono onorate, le divinità se ne compiacciono; dove esse sono disprezzate è inutile pregare Dio. - La bocca di una donna è costantemente pura; è un'acqua corrente, è un raggio di sole. - Il nome di una donna deve essere gradevole, dolce, immaginario; finire con vocali lunghe e somigliare a parole di benedizione". - ...Si, il saggio ha ragione; in effetti la Maria, la Sofia, la Esmeral... - Dannazione! Sempre questo pensiero!" E chiuse il libro con violenza. Si passò la mano sulla fronte, come per scacciare l'idea che l'ossessionava. Poi prese dal tavolo un chiodo e un martelletto il cui manico era curiosamente dipinto di lettere cabalistiche. "Da un po' di tempo", disse con un sorriso amaro, "fallisco in tutte le mie esperienze! L'idea fissa mi possiede e mi fa appassire il cervello come un trifoglio di fuoco. Non ho nemmeno potuto trovare il segreto di Cassiodoro, la cui lampada ardeva senza stoppino e senza olio. Eppure era una cosa semplice!".
(...) "...Dunque è sufficiente", continuò il prete, "un solo miserabile pensiero per rendere un uomo debole e pazzo!..."


(Victor Hugo; "Notre Dame de Paris")