martedì 1 ottobre 2013

Confessione

Aspettando la morte
come un gatto
che sta per saltare sul letto
mi dispiace così tanto per
mia moglie
lei vedrà questo
corpo
rigido e
bianco
lo scuoterà una volta, e poi
forse
ancora:
"Hank!"
Hank non
risponderà.
Non è la mia morte che
mi preoccupa, è lasciare
mia moglie con questa
pila di
niente.
Però vorrei che
lei sapesse
che tutte le notti
dormite
accanto a lei
anche le discussioni
inutili
erano sempre
cose splendide
e le più difficili
delle parole
che ho sempre avuto paura
a dire
ora possono essere
dette:
ti amo.


(Charles Bukowski)

giovedì 26 settembre 2013

Non voglio

Tutti i vostri strumenti hanno nomi bizzarri
e difficili, ma io vedo chiaro
e so che in fondo sono solamente
metri e gessetti con cui misurate
e segnate - segnate e misurate
senza stancarvi.

Sfilate spilli di tra le labbra, come una sarta:
me li appuntate sull'anima
e dite: "Qui faremo un bell'orlo.
Dopo starai tanto meglio".

Io non voglio che mi tagliate un pezzo d'anima!
Se ne ho troppa per entrare nel vostro mondo,
ebbene, non voglio entrarci.

Sono un poeta: una farfalla, un essere
delicato, con le ali.
Se le strappate, mi torcerò sulla terra,
ma non per questo potrò diventare
una lieta e disciplinata formica.


(Margherita Guidacci)

Judith


domenica 22 settembre 2013

Se otterrò qualcosa di positivo

Se otterrò qualcosa di positivo non so dire, preferisco comunque che mi manchi il successo invece della fiducia.


(Seneca; "Lettere a Lucilio")

A poco a poco mi sentii tornare pura

Decisi di farmi un bel bagno caldo. Ci saranno senz'altro cose che un bel bagno caldo non riesce a curare, ma io non ne conosco molte. Ogni volta che sono triste all'idea della morte, o così nervosa da non riuscire a dormire, o disperata perché non vedrò l'uomo che amo per un'intera settimana, naturalmente entro in crisi, ma poi, prima di toccare il fondo, mi dico: "Adesso mi faccio un bel bagno caldo". Nella vasca, medito. Bisogna che l'acqua sia proprio bollente, così bollente che quasi non resisti a metterci dentro il piede. Poi ti immergi, un centimetro per volta, finché l'acqua non ti arriva al collo. Ricordo i soffitti sopra tutte le vasche in cui mi sono distesa. Ricordo la grana del soffitto, le crepe, i colori, le macchie di umidità e le luci. Anche le vasche ricordo: quelle antiquate con le zampe di grifone, quelle moderne a forma di bara, quelle sfiziose di marmo rosa simili a laghetti delle ninfee casalinghi; ricordo forma e dimensioni dei rubinetti e dei vari tipi di portasapone. Non c'è niente che mi faccia sentire a posto con me stessa come stare immersa in un bel bagno caldo. Rimasi a mollo nella vasca al sedicesimo piano di quell'albergo per sole donne, al di sopra di tutto il baccano e la vita frenetica di New York, per un'ora buona, e a poco a poco mi sentii tornare pura. Io non credo al battesimo, alle acque del Giordano e compagnia bella, ma nei confronti di un bel bagno caldo penso di avere lo stesso atteggiamento delle persone religiose verso l'acqua santa...


(Sylvia Plath; "La campana di vetro")

venerdì 20 settembre 2013

Ho visto un angelo nel marmo

Ho visto un angelo nel marmo e ho scolpito fino a liberarlo.


(Michelangelo Buonarroti)

Nella follia

Quando verrà il momento
Nella follia
Catturerò il firmamento e lambirò le nubi
Prenderò in prestito la bufera
Lasciandomi alle spalle le lacrime zampillanti
Lacrime zampillanti
E me ne andrò.

Non inseguirò l’equilibrio
Non soffocherò le grida
Danzerò sull’acqua
Dirigendomi verso l’altra sponda
Libera
O schiava
Non importa!
Guaderò il fiume.

Quando verrà il momento
farfalla notturna
Deporrò la dolcezza che ormai mi ha annoiata
Deporrò l’abito imbizzarrito invano
E darò fuoco al passato
Per ritornare liscia come la terra vista da lontano
E girare da sola
Intorno alla luna.

Riderò e le mie risate non saranno tristi
Non volerò, camminerò
Accarezzerò la strada
Converserò tutta la notte con il selciato
Farò sgorgare la poesia dalle pietruzze
Il cielo piangerà e non mi preoccuperò
Il vento consumerà il mio cuore ustionato dall’amore.

Il commiato diventerà una cintura
Che cinge la mia rivoluzione
Stringerò tra le braccia la distanza, gli uccelli notturni, i tremanti vasi di fiori
Tutto quel che bevo lo riverserò sui miei difetti
Accoglierò nel mio sangue
una rosa che non ha ancora trovato il terreno in cui sbocciare.

Quando verrà il momento
alba senza rugiada
mi mostrerò con il viso rabbuiato
e seppellirò i miei visi sereni
abitata dalla tenacia sarò
intrisa come il pane del tempo
noncurante delle briciole
diffonderò l’ombra luminosa sul mio essere
che farò gocciolare come il dolce miele
punto dopo punto
bacio dopo bacio
affinché si spenga sulla superficie del fiume
quella donna che ho serbato in me.


(Joumana Haddad)

giovedì 19 settembre 2013

Analogie segrete

Analogie segrete legano assieme le più remote parti della Natura, come l'atmosfera di un mattino d'estate è pervasa di innumerevoli sottilissimi fili, che vanno in ogni direzione, svelati dai raggi del sole nascente.


(Ralph Waldo Emerson)

Temple of Horus; Edfu - Egypt


Perché la poesia ha questo compito sublime

(...) Perché la poesia ha questo compito sublime: di prendere tutto il dolore che ci spumeggia e ci romba nell’anima e di placarlo, di trasfigurarlo nella suprema calma dell’arte, così come sfociano i fiumi nella vastità celeste del mare. La poesia è una catarsi del dolore, come l’immensità della morte è una catarsi della vita. Quando tutto, ove siamo, è buio ed ogni cosa duole e l’anima penosamente sfiorisce, allora veramente ci sembra che ci sia donato da Dio chi sa sciogliere in canto il nodo delle lacrime e sa dire quello che a noi grida, imprigionato, nel cuore. Per chi ai suoi giorni non vede più che un colore di tramonto e sente, attraverso il suo cielo, salire l’estremo pallore, per chi ancora beve, con occhi allucinati, l’incanto delle cose, ma non sa, non può (perché è troppo tardi – perché non c’è più forza, perché tutto è stato bruciato, fino all’ultima stilla) tradurlo più in parole, ah, è come rivivere trovare un’anima giovane che sprigiona il nostro stesso canto inespresso.


(Antonia Pozzi; 11 gennaio 1933)

martedì 17 settembre 2013

Lieve offerta

Vorrei che la mia anima ti fosse
leggera
come le estreme foglie
dei pioppi, che s’accendono di sole
in cima ai tronchi fasciati
di nebbia -

Vorrei condurti con le mie parole
per un deserto viale, segnato
d’esili ombre -
fino a una valle d’erboso silenzio,
al lago -
ove tinnisce per un fiato d’aria
il canneto
e le libellule si trastullano
con l’acqua non profonda -

Vorrei che la mia anima ti fosse
leggera,
che la mia poesia ti fosse un ponte,
sottile e saldo,
bianco -
sulle oscure voragini
della terra.


(Antonia Pozzi; 5 dicembre 1934)

lunedì 16 settembre 2013

Come di un bacio

Questa sera berrò, e
non perché avrò freddo o
per qualcosa che
mi fa paura, ma
berrò piano
da rimanerci ore e
senza parlare;
in silenzio
berrò per sentire
la bocca umida e
la gola,
infine
sarà
per avere
qualcosa da raccontare
tra me e
le mie labbra,
come di un bacio.


(Louis-Ferdinand Céline)

Più felice sono quando più lontana

Più felice sono quando più lontana
porto la mia anima dalla sua dimora d'argilla,
in una notte di vento quando la luna brilla
e l'occhio vaga attraverso mondi di luce
Quando mi annullo e niente mi è accanto
né terra, né mare, né cieli tersi
e sono tutta spirito, ampiamente errando
attraverso infinite immensità.


(Emily Bronte)

I fiumi

Mi tengo a quest’albero mutilato
Abbandonato in questa dolina
Che ha il languore
Di un circo
Prima o dopo lo spettacolo
E guardo
Il passaggio quieto
Delle nuvole sulla luna


Stamani mi sono disteso
In un’urna d’acqua
E come una reliquia
Ho riposato


L’Isonzo scorrendo
Mi levigava
Come un suo sasso
Ho tirato su
Le mie quattro ossa
E me ne sono andato
Come un acrobata
Sull’acqua


Mi sono accoccolato
Vicino ai miei panni
Sudici di guerra
E come un beduino
Mi sono chinato a ricevere
Il sole


Questo è l’Isonzo
E qui meglio
Mi sono riconosciuto
Una docile fibra
Dell’universo


Il mio supplizio
È quando
Non mi credo
In armonia


Ma quelle occulte
Mani
Che m’intridono
Mi regalano
La rara
Felicità


Ho ripassato
Le epoche
Della mia vita


Questi sono
I miei fiumi


Questo è il Serchio
Al quale hanno attinto
Duemil’anni forse
Di gente mia campagnola
E mio padre e mia madre.


Questo è il Nilo
Che mi ha visto
Nascere e crescere
E ardere d’inconsapevolezza
Nelle distese pianure


Questa è la Senna
E in quel suo torbido
Mi sono rimescolato
E mi sono conosciuto


Questi sono i miei fiumi
Contati nell’Isonzo


Questa è la mia nostalgia
Che in ognuno
Mi traspare
Ora ch’è notte
Che la mia vita mi pare
Una corolla
Di tenebre



(Giuseppe Ungaretti; Cotici - 16 agosto 1916 )

C’è un’isola in me

C’è un’isola in me,
dove il vento soffia
di terra, e quando il mare urla
la sabbia impazzisce.

E c’è sempre luce,
ma non è mai giorno.


(Fernando Pessoa)