giovedì 19 settembre 2013

Perché la poesia ha questo compito sublime

(...)
Perché la poesia ha questo compito sublime:
di prendere tutto il dolore che ci spumeggia e ci romba nell’anima
e di placarlo,
di trasfigurarlo nella suprema calma dell’arte,
così come sfociano i fiumi nella vastità celeste del mare.
La poesia è una catarsi del dolore,
come l’immensità della morte è una catarsi della vita.
Quando tutto, ove siamo, è buio ed ogni cosa duole
e l’anima penosamente sfiorisce,
allora veramente ci sembra che ci sia donato da Dio
chi sa sciogliere in canto il nodo delle lacrime
e sa dire quello che a noi grida,
imprigionato, nel cuore.
Per chi ai suoi giorni non vede più che un colore di tramonto
e sente, attraverso il suo cielo, salire l’estremo pallore,
per chi ancora beve, con occhi allucinati, l’incanto delle cose,
ma non sa, non può
(perché è troppo tardi – perché non c’è più forza –
perché tutto è stato bruciato, fino all’ultima stilla)
tradurlo più in parole,
ah, è come rivivere trovare un’anima giovane
che sprigiona il nostro stesso canto inespresso.


(Antonia Pozzi; 11 gennaio 1933)

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