giovedì 18 agosto 2011

Perdonami se ti cerco così

Perdonami se ti cerco così
goffamente, dentro
di te.
Perdonami il dolore, qualche volta.
è che da te voglio estrarre
il tuo migliore tu.
Quello che non vedesti, e che io vedo,
immerso nel tuo fondo, preziosissimo.
E afferrarlo
e tenerlo in alto come trattiene
l'albero l'ultima luce
che gli viene dal sole.
E allora tu
verresti a cercarlo, in alto.
Per raggiungerlo
alzata su di te, come ti voglio,
sfiorando appena il tuo passato
con le punte rosate dei tuoi piedi
tutto il corpo in tensione d'ascesa
da te a te.
E allora al mio amore risponda
la creatura nuova che tu eri.


(Pedro Salinas)

lunedì 15 agosto 2011

Desolazione del povero poeta sentimentale

Perché tu mi dici: poeta? 
Io non sono un poeta.
Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.
Vedi: non ho che le lagrime da offrire al Silenzio.
Perché tu mi dici: poeta?

Le mie tristezze sono povere tristezze comuni.
Le mie gioie furono semplici,
semplici così, che se io dovessi confessarle a te arrossirei.
Oggi io penso a morire.

Io voglio morire, solamente, perché sono stanco;
solamente perché i grandi angioli
su le vetrate delle cattedrali
mi fanno tremare d'amore e di angoscia;
solamente perché, io sono, oramai,
rassegnato come uno specchio,
come un povero specchio melanconico.
Vedi che io non sono un poeta:
sono un fanciullo triste che ha voglia di morire.

Oh, non maravigliarti della mia tristezza!
E non domandarmi;
io non saprei dirti che parole così vane, 
Dio mio, così vane,
che mi verrebbe di piangere come se fossi per morire.
Le mie lagrime avrebbero l'aria 
di sgranare un rosario di tristezza
davanti alla mia anima sette volte dolente,
ma io non sarei un poeta;
sarei, semplicemente, un dolce e pensoso fanciullo
cui avvenisse di pregare, così, come canta e come dorme.

Io mi comunico del silenzio, cotidianamente, come di Gesù. 
E i sacerdoti del silenzio sono i romori,
poi che senza di essi io non avrei cercato e trovato il Dio.

Questa notte ho dormito con le mani in croce.
Mi sembrò di essere un piccolo e dolce fanciullo
dimenticato da tutti gli umani,
povera tenera preda del primo venuto;
e desiderai di essere venduto,
di essere battuto
di essere costretto a digiunare
per potermi mettere a piangere tutto solo,
disperatamente triste,
in un angolo oscuro. 

Io amo la vita semplice delle cose.
Quante passioni vidi sfogliarsi, a poco a poco,
per ogni cosa che se ne andava!
Ma tu non mi comprendi e sorridi.
E pensi che io sia malato.

Oh, io sono, veramente malato!
E muoio, un poco, ogni giorno.
Vedi: come le cose.
Non sono, dunque, un poeta:
io so che per esser detto: poeta, conviene
viver ben altra vita!
Io non so, Dio mio, che morire.
Amen.


(Sergio Corazzini)

venerdì 12 agosto 2011

Una volta soltanto

Una volta soltanto ho capito lo scopo della vita.
A Boston, all’improvviso, l’ho capito.
Camminavo là lungo il Charles River,
guardavo le luci mimare se stesse,
tutte neon dal cuore stroboscopico,
spalancare bocche come cantanti lirici;
contavo le stelle, mie piccole commilitone,
mie sfigurate margherite, e ho capito
che il mio amore vagava sulla sponda verde notte,
e piangendo esponevo il cuore alle auto che andavano a est,
piangendo esponevo il cuore alle auto che andavano a ovest
e la mia verità ha varcato un piccolo ponte ricurvo
e si è affrettata la mia verità, la sua malìa, verso casa
e ho tesaurizzato le costanti fino a mattina tarda
solo per poi, vederle svanite.


(Anne Sexton)

lunedì 8 agosto 2011

Meravigliosamente silenziosa

La solitudine è indipendenza: l'avevo desiderata e me l'ero conquistata in tanti anni.
Era fredda, questo sì, ma era anche silenziosa, meravigliosamente silenziosa e grande come lo spazio freddo e silente nel quale girano gli astri.


(Hermann Hesse; "Il lupo della steppa")

giovedì 4 agosto 2011

Il restante alfabeto

Ormai non saprò più
cosa di me pensasse A.
Se B. fino all’ultimo non mi abbia perdonato.
Perché C. fingesse che fosse tutto a posto.
Che parte avesse D. nel silenzio di E.
Cosa si aspettasse F., sempre che si aspettasse qualcosa.
Perché G. facesse finta, benché sapesse bene.
Cosa avesse da nascondere H.
Cosa volesse aggiungere I.
Se il fatto che io c’ero, lì accanto,
avesse un qualunque significato
per J. e per K. e per il restante alfabeto.


(Wislawa Szymborska)

martedì 2 agosto 2011

20 gennaio 1958, Lunedì

Un mese dopo l'altro, la freddezza sempre maggiore. Nessuno sguardo ha incrociato il mio. Ho preso una tazza di caffè nella sala affollata, tra facce più estranee che a settembre. Sola. Bruciante di Solitudine.


(Sylvia Plath; "Diari")

Non ti salvare

Non restare immobile
sul bordo della strada
non congelare il giubilo
non amare con noia
non ti salvare adesso,
ne mai.
Non ti salvare
non ti riempire di calma
non riservarti del mondo
solo un angolo tranquillo
non lasciar cadere le palpebre
pesanti come giudizi
non restare senza labbra
non ti addormentare senza sonno
non pensarti senza sangue
non giudicarti senza tempo.

Ma se,
malgrado tutto,
non puoi evitarlo
e congeli il giubilo
e ami con malavoglia
e ti salvi adesso
e ti riempi di calma
e riservi del mondo
solo un angolo tranquillo
e lasci cadere le palpebre
pesanti come giudizi
e ti asciughi senza labbra
e ti addormenti senza sonno
e ti pensi senza sangue
e ti giudichi senza tempo
e resti immobile
sul bordo della strada
e ti salvi,
allora,
non restare con me.

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No te quedes inmóvil
al borde del camino
no congeles el júbilo
no quieras con desgana
no te salves ahora
ni nunca
no te salves
no te llenes de calma
no reserves del mundo
sólo un rincón tranquilo
no dejes caer los párpados
pesados como juicios
no te quedes sin labios
no te duermas sin sueño
no te pienses sin sangre
no te juzgues sin tiempo.

Pero si
pese a todo
no puedes evitarlo
y congelas el júbilo
y quieres con desgana
y te salvas ahora
y te llenas de calma
y reservas del mundo
sólo un rincón tranquilo
y dejas caer los párpados
pesados como juicios
y te secas sin labios
y te duermes sin sueño
y te piensas sin sangre
y te juzgas sin tiempo
y te quedas inmóvil
al borde del camino
y te salvas
entonces,
no te quedes conmigo.


(Mario Benedetti)

Amores

Lottano fra loro e tirano il mio debole cuore in opposte direzioni
l’amore e l‘odio, ma (penso) vince l’amore.
Ti odierò se potrò; altrimenti, ti amerò mio malgrado:
anche il toro non ama il giogo, eppure porta il giogo che odia.
Fuggo dalla tua infedeltà, ma mi riporta indietro la tua bellezza;
detesto la tua condotta colpevole, ma amo il tuo corpo.
Così non riesco a vivere né con te né senza di te,
e mi sembra di non sapere cosa voglio davvero.


(Ovidio)

lunedì 1 agosto 2011

Il cuore che ride

La tua vita è la tua vita.
Non lasciare che le batoste la sbattano nella cantina dell’arrendevolezza.
Stai in guardia.
Ci sono delle uscite.
Da qualche parte c’è luce.
Forse non sarà una gran luce ma la vince sulle tenebre.
Stai in guardia.
Gli dei ti offriranno delle occasioni.
Riconoscile, afferrale.
Non puoi sconfiggere la morte ma puoi sconfiggere la morte in vita, qualche volta.
E più impari a farlo di frequente, più luce ci sarà.
La tua vita è la tua vita.
Sappilo finché ce l’hai.
Tu sei meraviglioso gli dei aspettano di compiacersi in te.


(Charles Bukowski)

giovedì 28 luglio 2011

Stanco d'Amore

Nei rami s'addormenta cullando
il vento stanco. La mia mano
lascia un fiore rosso sangue
morire lacerato sotto un sole rovente.

Ho già visto fiorire e morire
molti fiori;
vengono e vanno gioie e dolori,
e custodirli nessuno può.

Anch'io ho sparso
nella vita il mio sangue;
non so però, se mi dispiace,
so solo, che sono stanco.


(Hermann Hesse)

lunedì 25 luglio 2011

Invece di una lettera

Il fumo del tabacco ha roso l'aria.
La stanza è un capitolo dell'inferno di Kruchenych.
Ricordi?
Accanto a questa finestra
per la prima volta
accarezzai freneticamente le tue mani.
Oggi, ecco, sei seduta,
il cuore rivestito di ferro.
Ancora un giorno,
e mi scaccerai,
forse maledicendomi.
Nella buia anticamera, la mano, rotta dal tremito,
a lungo non saprà infilarsi nella manica.
Poi uscirò di corsa,
e lancerò il mio corpo per la strada.
Fuggito da tutti,
folle diventerò,
consunto dalla disperazione.
Ma non è necessario tutto questo;
cara,
dolce,
diciamoci adesso addio.
Il mio amore,
peso così schiacciante ancora,
ti grava sopra
lo stesso,
dovunque tu fugga.
Lasciami sfogare in un ultimo grido
l'amarezza degli offesi lamenti.
Se lo sfiancano di lavoro, un bue,
se ne va
ad adagiarsi sulle fredde acque.
Ma, al di fuori del tuo amore,
per me
non c'è mare,
e dal tuo amore neanche col pianto puoi impetrare tregua.
Se l'elefante sfinito cerca pace,
si stende regalmente sulla sabbia arroventata.
Ma, al di fuori del tuo amore,
per me
non c'è sole,
e io non so neppure dove sei e con chi.
Se così tu avessi ridotto un poeta,
lui
avrebbe lasciato la sua amata per la gloria e il denaro
ma per me
non un solo
suono è di festa
oltre a quello del tuo amato nome.
Non mi butterò nella tromba delle scale,
non ingoierò veleno,
non saprò premere il grilletto contro la tempia.
Su di me,
al di fuori del tuo sguardo,
non ha potere la lama di nessun coltello.
Domani dimenticherai
che ti ho incoronato,
che l'anima in fiore ho incenerito con l'amore,
e lo scatenato carnevale dei giorni irrequieti
scompiglierà le pagine dei miei libri...
Potranno mai le foglie secche delle mie parole
trattenerti un momento
per respirare avidamente?
Ma lascia almeno
ch'io lastrichi con un'ultima tenerezza
il tuo passo che s'allontana.


(Vladimir Majakovskij)

domenica 17 luglio 2011

E guardo i fiori e sorrido...

E guardo i fiori e sorrido...
Non so se essi mi capiscono
né se io capisco loro,
ma so che la verità è in essi e in me
e nella nostra comune divinità
di lasciarci andare e vivere sulla Terra
e di farci portare in braccio dalle stagioni contente
e di lasciare che il vento canti per addormentarci
e di non avere sogni nel nostro sonno.


(Fernando Pessoa)

Io sono verticale

Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con radici nel suolo
Succhiante minerali e amore materno
Così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
né sono la beltà di un’aiuola
ultradipinta che susciti gridi di meraviglia,
senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
E la cima d’un fiore, non alta, ma più clamorosa:
dell’uno la lunga vita, dell’altra mi manca l’audacia.

Stasera all’infinitesimo lume delle stelle,
alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo, ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
forse assomiglio a loro nel modo più perfetto –
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me più naturale.
Allora il cielo e io siamo in aperto colloquio,
e sarò utile il giorno che resterò sdraiata per sempre:
finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me.


(Sylvia Plath)

venerdì 15 luglio 2011

Ultima

In fondo al cuore,
unica preghiera,
un'eco di passi
come di gatta:
l'orecchio suo trangugia suoni
il piede si leva alla corsa
lo sguardo riluce ovunque
dal suo volto scampo non v'è,
bella, un fiore
ma irta d'armi, e in fondo
non ha nulla a che fare con noi.


(Paul Klee)

mercoledì 13 luglio 2011

è vero

È vero, io tratto il mio cuore come un bambino ammalato, al quale tutto è concesso. Ma non lo dire a nessuno... c'è gente che non me lo perdonerebbe.


(Wolfgang Goethe; "I Dolori del giovane Werther")