mercoledì 20 giugno 2012

Ho la dimensione di ciò che vedo

Rileggo passivamente
- ricevendo la lettura come una ispirazione e una liberazione -
quelle frasi semplici di Caeiro
nella loro relazione naturale con ciò che concerne
la piccola dimensione del suo villaggio.
Da lì, dice lui, proprio perché è piccolo,
si può vedere più mondo che dalla città;
e per questo il villaggio è più piccolo della città…

"Perché ho la dimensione di ciò che vedo
E non la dimensione della mia altezza".

Frasi come queste che sembrano crescere
senza la volontà di chi le avesse proferite
mi mondano di tutta la metafisica che spontaneamente aggiungo alla vita.
Dopo averle lette,
mi accosto alla finestra che dà sulla via stretta,
guardo il cielo immenso e gli infiniti astri,
e sono libero con l’alato splendore,
la cui vibrazione mi fa fremere tutto il corpo.

“Ho la dimensione di ciò che vedo!”.

Ogni volta che penso a questa frase
con tutta l’attenzione dei miei nervi,
essa mi sembra sempre più destinata
a ricostruire l’universo di costellazioni.

“Ho la dimensione di ciò che vedo!”.

Che immenso potere mentale va dal pozzo delle emozioni profonde
fino alle alte stelle che si riflettono in esso, e che,
in un certo senso,
sono lì contenute.
E già ora, consapevole di saper vedere,
guardo la vasta metafisica oggettiva dei cieli tutti
con una sicurezza che mi suscita il desiderio di morire cantando.

“Ho la dimensione di ciò che vedo!”.

E il vago chiaro di luna, interamente mio,
 incomincia a permeare di vago l’azzurro scuro dell’orizzonte.
Ho voglia di alzare le braccia e gridare cose di una barbarie sconosciuta,
di parlare agli alti misteri,
di affermare una nuova ampia personalità
ai grandi spazi della vuota materia.
Ma mi trattengo e mi acquieto.

 “Ho la dimensione di ciò che vedo!”.

E la frase finisce per essere l’intera anima;
appoggio su di essa tutte le emozioni che sento e,
su di me,
all’interno di me,
come sulla città esterna,
scende la pace indecifrabile dell’adamantino chiarore lunare
che si diffonde ampiamente
con il cadere della notte.


(Fernando Pessoa)

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