giovedì 26 maggio 2022

Il mio cuore è la selva inabitata

Il mio cuore è la selva inabitata, 
vergine, fitta d'ombre e di sottili
rumori, di fugaci apparizioni,
di più fugaci corse.


(Alda Merini)

In cinque o sei

in cinque o sei
piangendo si intrecciano
i salici

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goroppon
yorite
shidaruru
yanagi kana


(Mukai Kyorai)

Sul cane addormentato

sul cane addormentato 
la leggera corona
di una foglia

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neta inu ni
fuwa to kabusaru
hito ha kana


(Kobayashi Issa)

All'uomo solo

all'uomo solo,
ancora più amica,
la luna

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nakanaka ni 
hitori areba zo 
tsuki wo tomo


(Yosa Buson)

Il giorno si fa freddo

Il giorno si fa freddo verso sera...
Bevi il calore dalla mia mano,
la mia mano ha lo stesso sangue della primavera.
Prendimi la mano, prendimi il braccio bianco,
prendi il desiderio delle mie spalle strette...
Sarebbe strano sentire,
una notte sola, una notte come questa,
il tuo capo pesante contro il mio petto.

Hai gettato la rosa rossa del tuo amore
nel mio grembo bianco - 
io stringo nelle mani calde
la rosa rossa del tuo amore che appassisce presto...
O sovrano dallo sguardo freddo,
ricevo la corona che mi porgi
e reclina il mio capo sul cuore...

Ho visto il mio signore per la prima volta, oggi,
tremando, l’ho subito riconosciuto.
Ora sento già la sua mano pesante sul mio braccio leggero...
Dov’è la mia sonora risata di vergine,
la mia libertà di donna a testa alta?
Ora sento già la sua stretta salda intorno al mio corpo fremente,
ora odo il duro suono della realtà
di contro ai miei fragili, fragili sogni.

Cercavi un fiore
e hai trovato un frutto.
Cercavi una sorgente
e hai trovato un mare.
Cercavi una donna
e hai trovato un'anima -
tu sei deluso.

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Dagen svalnar mot kvällen...
Drick värmen ur min hand,
min hand har samma blod som våren.
Tag min hand, tag min vita arm,
tag mina smala axlars längtan...
Det vore underligt att känna,
en enda natt, en natt som denna,
ditt tunga huvud mot mitt bröst.

Du kastade din kärleks röda ros
i mitt vita sköte -
jag håller fast i mina heta händer
din kärleks röda ros som vissnar snart...
O du härskare med kalla ögon,
jag tar emot den krona du räcker mig,
som böjer ned mitt huvud mot mitt hjärta...

Jag såg min herre för första gången i dag,
darrande kände jag genast igen honom.
Nu känner jag ren hans tunga hand på min lätta arm...
Var är mitt klingande jungfruskratt,
min kvinnofrihet med högburet huvud?
Nu känner jag ren hans fasta grepp om min skälvande kropp,
nu hör jag verklighetens hårda klang
mot mina sköra sköra drömmar.

Du sökte en blomma
och fann en frukt.
Du sökte en källa
och fann ett hav.
Du sökte en kvinna
och fann en själ - 
du är besviken.


(Edith Irene Södergran)

sabato 14 maggio 2022

Le stelle

Quando viene la notte,
io sto sulla scala e ascolto,
le stelle sciamano in giardino
ed io sto nel buio.
Senti, una stella è caduta risuonando!
Non andare a piedi nudi sull’erba;
il mio giardino è pieno di schegge.

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När natten kommer
står jag på trappan och lyssnar,
stjärnorna svärma i trädgården
och jag står ute i mörkret.
Hör, en stjärna föll med en klang!
Gå icke ut i gräset med bara fötter;
min trädgård är full av skärvor.


(Edith Irene Södergran)

giovedì 12 maggio 2022

Il più bello dei mari

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo. 
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto. 
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello 
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.


(Nazim Hikmet)

Vorrei poter suonare

Vorrei poter suonare quei violini
che solo a notte adeguano le stelle
e dirti e dirti che così vicini 
possiamo amare tante cose belle


(Alda Merini)

sabato 30 aprile 2022

Il vuoto e le forme

L’inseguimento, la lotta
sull’orlo invisibile,
le immagini afferrate, già credute
nostre, ed in un istante
ridivenute nebbia,
il deluso ritorno -
di cacciatore a cui toccò soltanto
uno stormir di frasche e il breve lampo grigio
della lepre che a balzi si salva tra i cespugli;
di pescatore la cui lunga attesa
finì in un guizzo ironico di carpa,
quella beffa d’argento sull’amo appena sfiorato...

Come siamo sconfitti!
Come ci cadono di mano le inutili armi!
La pietra resta pietra, il foglio una frusciante
assenza, la tastiera
ostinato silenzio.

Il vuoto si difende.
Non vuole che una forma lo torturi.


(Margherita Guidacci)

mercoledì 27 aprile 2022

L'essere umano vive contemporaneamente in due mondi

Se resti dentro limiti arbitrari e creati artificialmente, è come se camminassi stretto tra due alte muraglie: non scorgerai l'immensità del mondo. Se invece abbatti le muraglie che ti restringono la visuale e se l'immensità e l'infinita incertezza diventano per te terribili, allora si desterà in te da tempi remoti quel dormiente il cui messo è l'uccello bianco. Tu infatti hai bisogno del messaggio dell'antico dominatore del caos. É nel vortice del caos che dimorano gli eterni miracoli. Il tuo mondo inizia a diventare magico. L'essere umano non appartiene solo a un mondo ordinato, ma anche al mondo magico della sua anima. Dovevate perciò rendere orribile il vostro bel mondo ordinato, affinché questo vi guastasse il piacere di vivere troppo fuori di voi.
L'anima vostra è bisognosa perché il suo mondo è inaridito. Se guardate fuori di voi vedrete il bosco lontano, i monti e ancora più lontano lo sguardo si aprirà agli spazi siderali. E se guardate dentro di voi vedrete anche qui cose vicine, lontane e infinite perché il mondo interiore è altrettanto infinito di quello esterno. Allo stesso modo in cui, tramite il vostro corpo, partecipate della natura multiforme del mondo, così tramite l'anima vostra partecipate della natura multiforme del mondo interiore. Questo mondo interno è davvero infinito e per nulla più povero di quello esterno. L'essere umano vive contemporaneamente in due mondi.


(Carl Gustav Jung; "Il libro rosso")

Monna Rosa

sabato 16 aprile 2022

Piccoli canti

Se tutto un infinito 
ha potuto raccogliersi in un Corpo, 
come da un corpo 
disprigionare non si può l'Immenso?


(Alda Merini)

C'è chissà che dolce mistero in questo mare

Quando, scivolando lungo le isole Bashi, uscimmo finalmente nel gran Mare del Sud, se non avessi avuto altri pensieri avrei potuto salutare il mio caro Pacifico con infiniti ringraziamenti, giacché la lunga aspirazione della mia giovinezza veniva ora esaudita: quell'oceano sereno mi srotolava dinanzi, verso oriente, mille leghe d'azzurro. C'è chissà che dolce mistero in questo mare, i cui movimenti di soave orrore sembrano parlare di uno spirito celato nel suo seno, come quei favolosi ondeggiamenti della zolla d'Efeso sul sepolto evangelista San Giovanni. Ed è giusto che su questi pascoli marini, sul vasto rollare di queste liquide praterie e di questi camposanti di tutti e quattro i continenti, le onde si levino e ricadano, e fluiscano e rifluiscano senza posa, giacché qui milioni di ombre e di spiriti mescolati, di sogni annegati, di sonnambulismi, di fantasticherie; tutto ciò che chiamiamo vite e anime giacciono sognando, sognando sempre, rivoltandosi come persone addormentate nei loro letti; il perpetuo rollio delle onde reso tale soltanto dalla loro inquietudine. Per ogni penoso giramondo che sappia di magia questo Pacifico sereno, una volta veduto, dovrà essere per sempre il suo mare d'adozione. Esso agita le acque più centrali del mondo, giacché l'Oceano Indiano e l'Atlantico non sono che le sue braccia. Le stesse onde bagnano i moli delle nuove città californiane, fondate appena ieri dalla stirpe più recente degli uomini, e bagnano i lembi sbiaditi ma sempre sontuosi delle terre asiatiche, più vecchie di Abramo; mentre tramezzo affiorano vie lattee d'isole coralline e arcipelaghi bassi, infiniti, sconosciuti, e impenetrabili Giapponi. Così questo Pacifico misterioso e divino cinge tutta la massa del mondo; fa di tutte le coste una sua baia; sembra il cuore della terra pulsante di maree. Sollevati da quegli ondeggiamenti eterni, vi è giocoforza riconoscere il seducente iddio, e chinare il capo dinanzi a Pan.


(Herman Melville; "Moby Dick")

domenica 3 aprile 2022

Domando al piombo

Domando al piombo
perché ti sei lasciato
fondere in pallottola?
Ti sei forse scordato degli alchimisti?
Hai perso qualsiasi speranza
di diventare oro?

Nessuno mi risponde.
Pallottola. Piombo. Con nomi
del genere
il sonno è lungo e profondo.


(Charles Simic)

Molti zero

Senza voce l'insegnante si alza davanti a una classe
di pallidi bambini dalle labbra serrate.
La lavagna alle sue spalle tanto nera quanto il cielo
che dista anni luce dalla terra.
È il silenzio che l'insegnante ama,
il gusto dell’infinito che trattiene.
Le stelle come le impronte di denti sulle matite
dei bambini.
Ascoltatelo, dice felice.


(Charles Simic)