venerdì 16 maggio 2014

Io conseguo un tipo diverso di bellezza

Io conseguo un tipo diverso di bellezza, raggiungo una simmetria attraverso infinite discordanze, mostrando tutte le tracce del passaggio della mente per il mondo; e alla fine ottengo una sorta d’insieme fatto di frammenti vibranti; questo mi pare il processo naturale, il volo della mente.


(Virginia Woolf)

Al collo un filo di esili grani

Al collo un filo di esili grani,
celo le mani nel largo manicotto,
gli occhi guardano distratti
e non piangeranno mai più.

Sembra il volto più pallido
per la seta che tende al lilla,
arriva quasi alle sopracciglia
la mia frangetta non ondulata.

E non somiglia ad un volo
questa lenta andatura, quasi avessi
sotto i piedi una zattera
e non i quadretti del parquet.

La bocca bianca è socchiusa,
ineguale il respiro affannato,
e sul mio petto tremano i fiori
dell’incontro che non c’è stato.


(Anna Achmatova)

Chi ha la sua vita propria

Chi ha la sua vita propria, non può accogliere in sé la vita varia, la vita che lo circonda, se questa non trova risonanza in lui, se egli non la sente come la sua stessa vita... Le anime deboli e schiave, che non hanno un contenuto di vita loro proprio, che non hanno una meta propria, che vivono alla mercé dell'esterno, orientate verso il mondo, con gli occhi fissi a questo e non al loro fine, sanno la comoda via dell'adattamento. Ma chi ha il proprio ideale, indispensabile, irrinunziabile, morrà, ma, finché vivrà, non potrà adattarsi.


(Antonia Pozzi)

martedì 13 maggio 2014

Andiamo a rubare

Andiamo a rubare: il furto si addice a un poeta!
Nessuno veramente sa che cosa sia, intero,
un poeta! Un grande sapiente o veggente?
Magari! O soltanto un criminale! Un ladro
di lumi, di vite clandestine vissute
nel silenzio dei giorni tutti uguali.


(Dario Bellezza)

The Flowers of Venus


Ascoltami come chi ascolta piovere

Ascoltami come chi ascolta piovere,
né attenta né distratta,
passi lievi, pioviggine,
acqua che è aria, aria che è tempo,
il giorno non finisce di andarsene,
la notte tuttavia non arriva,
figure della nebbia
voltano l’angolo,
figure del tempo
nell’ansa di questa pausa,
ascoltami come chi ascolta piovere,
senza ascoltarmi, ascoltando quel che dico
con gli occhi aperti verso dentro,
addormentata e vigili i cinque sensi,
piove, passi lievi, rumori di sillabe,
aria e acqua, parole che non pesano:
quel che fummo e siamo,
i giorni e gli anni, questo istante,
tempo senza peso, pesantezza enorme,
ascoltami come chi ascolta piovere,
riluce l’umido asfalto,
il vapore si alza e cammina,
la notte si apre e mi guarda,
sei tu e la tua forma di vapore,
tu e il tuo volto di notte,
tu e i tuoi capelli, lampi lenti,
traversi la strada ed entri nella mia fronte,
passi d’acqua sopra le mie palpebre,
ascoltami come chi ascolta piovere,
l’asfalto riluce, tu traversi la strada,
è la nebbia errante della notte,
è la notte addormentata nel tuo letto,
è l’onda del tuo respiro,
le tue dita d’acqua bagnano la mia fronte,
le tue dita di fiamma bruciano i miei occhi,
le tue dita d’aria aprono le palpebre del tempo,
sorgere di apparizioni e resurrezioni,
ascoltami come chi ascolta piovere,
passano gli anni, tornano gli istanti,
ascolti i tuoi passi nella stanza vicina?
 Non qui né lì: li ascolti
in un altro tempo che è proprio ora,
ascolta i passi del tempo
inventore di spazi senza peso né luogo,
ascolta la pioggia scorrere per la terrazza,
la notte è ormai più notte fra gli alberi,
fra le foglie si è annidato il fulmine,
vago giardino alla deriva
- entra, la tua ombra copre questa pagina.


(Octavio Paz)

mercoledì 7 maggio 2014

Il Mattino spetta a tutti

Il Mattino spetta a tutti –
ad alcuni - la Notte –
a una regale minoranza –
la Luce dell'Aurora


(Emily Dickinson)

La solitudine

Bisogna essere molto forti per amare la solitudine
bisogna avere buone gambe e una resistenza fuori del comune
non si deve rischiare raffreddore, influenza o mal di gola
non si devono temere rapinatori o assassini
se tocca camminare per tutto il pomeriggio o magari per tutta la sera
bisogna saperlo fare senza accorgersene
da sedersi non c’è
specie d’inverno
col vento che tira sull'erba bagnata,
non c’è proprio nessun conforto, su ciò non c’è dubbio,
oltre a quello di avere davanti tutto un giorno
e una notte senza doveri o limiti di qualsiasi genere.

Il sesso è un pretesto.
Per quanti siano gli incontri
non sono che momenti della solitudine
più caldo e vivo è il corpo gentile che unge di seme e se ne va,
più freddo e mortale è intorno il diletto deserto
è esso che riempie di gioia, come un vento miracoloso,
non il sorriso innocente o la torbida prepotenza di chi poi se ne va
egli si porta dietro una giovinezza enormemente giovane
e in questo è disumano, perché non lascia tracce,
o meglio, lascia una sola traccia che è sempre la stessa in tutte le stagioni.
Un ragazzo ai suoi primi amori altro non è che la fecondità del mondo.
È il mondo che così arriva con lui
appare e scompare, come una forma che muta.
Restano intatte tutte le cose,
e tu potrai percorrere mezza città, non lo ritroverai più
l’atto è compiuto, la sua ripetizione è un rito.

Dunque la solitudine è ancora più grande
se una folla intera attende il suo turno:
cresce infatti il numero delle sparizioni
- l’andarsene è fuggire -
e il seguente incombe sul presente come un dovere,
un sacrificio da compiere alla voglia di morte.

Invecchiando, però, la stanchezza comincia a farsi sentire,
specie nel momento in cui è appena passata l’ora di cena,
e per te non è mutato niente
allora per un soffio non urli o piangi
e ciò sarebbe enorme se non fosse appunto solo stanchezza,
e forse un po’ di fame.
Enorme, perché vorrebbe dire che il tuo desiderio di solitudine
non potrebbe esser più soddisfatto,
e allora cosa ti aspetta,
se ciò che non è considerato solitudine è la solitudine vera,
quella che non puoi accettare?

Non c’è cena o pranzo o soddisfazione del mondo,
che valga una camminata senza fine per le strade povere,
dove bisogna essere disgraziati e forti, fratelli dei cani.


(Pier Paolo Pasolini)

Sii oltre ogni addio

Sii oltre ogni addio, come se fosse già dietro
di te – come l’inverno che appunto se ne va.
Perché tra i tanti inverni c’è un inverno talmente infinito
che, se il tuo cuore lo sverna, allora sopporta ogni cosa.


(Rainer Maria Rilke)

Stanotte ti ho toccato e ti ho sentito

Stanotte ti ho toccato e ti ho sentito
senza che la mia mano si perdesse più in là della mia mano,
senza che mi sfuggissero il corpo e l’udito
in modo quasi umano
ti ho sentito.

Palpitante, non so se come sangue o come nube,
errante,
quasi in punta di piedi, per la casa, oscurità crescente,
oscurità calante, corresti scintillante.

Corresti per la mia casa di legno,
apristi le finestre
e udii il tuo palpito tutta la notte,
progenie degli abissi, silenziosa
guerriera, così terribile, così sublime,
che tutto ciò che esiste, per me, ora,
senza il tuo fuoco è semplice chimera.


(Gonzalo Rojas)

domenica 27 aprile 2014

L'allodola

Dopo il bacio - dall'ombra degli olmi
sulla strada uscivamo
per ritornare:
sorridevamo al domani
come bimbi tranquilli.
Le nostre mani
congiunte
componevano una tenace
conchiglia
che custodiva
la pace.
Ed io ero piana
quasi tu fossi un santo
che placa la vana
tempesta
e cammina sul lago.
Io ero un immenso
cielo d'estate
all'alba
su sconfinate
distese di grano.
Ed il mio cuore
una trillante allodola
che misurava
la serenità.


(Antonia Pozzi)

Exposition Universelle, Paris 1900


mercoledì 23 aprile 2014

Presi il mio cuore

Presi il mio cuore
e lo posi nella mia mano
lo guardai come chi guarda
grani di sabbia o una figlia.

Lo guardai pavido e assorto
come chi sa d'esser morto;
con l'anima solo commossa
del sogno e poco della vita.


(Fernando Pessoa)

Mi sono guardato negli occhi

E allora mi sono guardato negli occhi. Raramente ci si guarda, con se stessi, negli occhi, e pare che in certi casi questo valga per un esercizio estremo. Dicono che, immergendosi allo specchio nei propri occhi – con attenzione cruciale e al tempo stesso con abbandono – si arrivi a distinguere finalmente in fondo alla pupilla l’ultimo Altro, anzi l’unico e vero Se stesso, il centro di ogni esistenza e della nostra, insomma quel punto che avrebbe nome Dio. Invece, nello stagno acquoso dei miei occhi, io non ho scorto altro che la piccola ombra diluita (quasi naufraga) di quel solito niño tardivo che vegeta segregato dentro di me. Sempre il medesimo, con la sua domanda d’amore ormai scaduta e inservibile, ma ostinata fino all’indecenza.


(Elsa Morante)

sabato 19 aprile 2014

Amore di lontananza

Ricordo che, quand’ero nella casa
della mia mamma, in mezzo alla pianura,
avevo una finestra che guardava
sui prati; in fondo, l’argine boscoso
nascondeva il Ticino e, ancor più in fondo,
c’era una striscia scura di colline.
Io allora non avevo visto il mare
che una sol volta, ma ne conservavo
un’aspra nostalgia da innamorata.
Verso sera fissavo l’orizzonte;
socchiudevo un po’ gli occhi; accarezzavo
i contorni e i colori tra le ciglia:
e la striscia dei colli si spianava,
tremula, azzurra: a me pareva il mare
e mi piaceva più del mare vero.


(Antonia Pozzi)