domenica 12 giugno 2016

L'idea della felicità perduta

Gli uomini,
non essendo potuti guarire dalla morte, dalla miseria, dall'ignoranza,
hanno escogitato, per essere felici, di non pensarci più.
È tutto quello che sono riusciti a inventare per consolarsi di così tanti mali.
Ma è una consolazione ben miserabile,
perché non serve a guarire il male,
ma a nasconderlo semplicemente per un po',
e nascondendolo fa si che non si pensi a guarirlo davvero.
Così, per uno strano rovesciamento della natura dell'uomo,
avviene che la noia, che è il suo male più sensibile, sia il suo massimo bene,
che può contribuire più di ogni altra cosa a fargli cercare la guarigione,
mentre il divertimento, che egli considera il suo bene più grande,
è in realtà il suo massimo male perché lo allontana più di ogni altra cosa
dalla ricerca del rimedio dei suoi mali.
Entrambi sono una prova ammirevole della miseria
e della corruzione dell'uomo e nello stesso tempo della sua grandezza;
perché l'uomo non si annoia di tutto e cerca una moltitudine di occupazioni
solo perché ha l'idea della felicità che ha perduto e,
non trovandola in sé, la cerca inutilmente nelle cose esteriori,
senza potersi mai accontentare,
perché non è né in noi, né nelle creature,
ma solo in Dio.


(Blaise Pascal)

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