sabato 12 gennaio 2019

Dovete credermi, dunque, quando dico che non voglio criticare

Dovete credermi, dunque, quando dico che non voglio criticare,
che sto cercando di capire.
Molte cose che potrebbero dispiacermi
cessano di farlo quando ne comprendo la causa.
(…)
La malattia è la dolorosa testimonianza
di qualche conflitto in atto nel corpo e nell'anima.
Io cerco di scoprire che cosa i miei pazienti stiano nascondendo a se stessi;
perciò, quando si rivolgono a me,
mi limito al ruolo dell'ascoltatore.
Faccio il vuoto nella mia mente, la rendo cioè ricettiva.
Devo liberarmi di ogni preconcetto,
evitare di dare giudizi sullo stato morale o spirituale
che essi mi svelano.
A un certo punto del colloquio,
i pazienti incominciano a parlare di qualcosa che riesce loro difficile dire,
e allora diventa evidente dove sta il conflitto.
A volte si tratta di qualcosa di molto semplice e diretto,
un'idea sbagliata sulla vita,
che li tiene prigionieri
e impedisce loro di vivere appieno, e che ha persino dato origine
a un disturbo nervoso per segnalare la sua esistenza.
Se il paziente arriva a capire che il conflitto è reale, e drammatico,
e che tutti i suoi sforzi per eluderlo sono vani, oltre che indegni di lui,
allora io posso essergli di aiuto.
Allora la mia esperienza può essere posta al suo servizio.
 
 
(Carl Gustav Jung; "Jung parla - interviste e incontri")

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