domenica 23 marzo 2014

Colui che serba ogni bene nel proprio animo

In ogni caso,
se vuoi chiarire i significati ambigui delle parole,
insegnaci che non è felice colui che il volgo
definisce con questo aggettivo,
ma colui che serba ogni bene nel proprio animo,
che è fiero e superiore a tutto
e che mette sotto i piedi
quanto è oggetto della comune ammirazione,
che non vede alcun altro con il quale vorrebbe fare il cambio,
che valuta una persona
solamente in rapporto alle qualità per cui un individuo
è un essere umano,
che si serve della natura come di una guida,
che si regola secondo le sue leggi,
che vive come essa ha prescritto,
che nessuna violenza può privare dei suoi beni,
che volge i mali in bene,
sicuro del suo giudizio, irremovibile, intrepido,
un uomo che può essere scosso
ma non sconcertato da alcuna forza
e che la Fortuna,
quando abbia scagliato con estrema energia il suo dardo più malefico,
può soltanto pungere (anche in questo caso molto raramente),
ma non ferire.
Infatti, le altre sue frecce,
con cui il genere umano viene sopraffatto,
rimbalzano come la grandine,
che dopo aver colpito i tetti delle case,
senza alcun danno per chi vi abita,
crepita e si scioglie.


(Seneca; "Lettere a Lucilio")

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