lunedì 18 gennaio 2016

Le parole sono per me corpi toccabili

Le parole sono per me corpi toccabili,
sirene visibili, sensualità incorporate.
Una certa pagina di Fialho,
una certa pagina di Chateaubriand,
fanno formicolare tutta la mia vita in tutte le mie vene,
mi rendono furioso, con una nervosa quiete,
di un piacere irraggiungibile che sto avendo.
Di più: certe pagine di Vieira,
nella loro fredda perfezione di ingegneria sintattica,
mi fanno tremare come un ramo al vento
in un delirio passivo di cosa mossa.
Non piango per nessuna cosa che la vita porti o rapisca.
Invece ci sono pagine di prosa che mi hanno fatto piangere.
Mi ricordo, come se lo vedessi, la sera in cui, da bambino,
lessi per la prima volta in un'antologia
il celebre passo di Vieira sopra re Salomone: "...Eresse un palazzo..."
E lessi fino alla fine, tremante, confuso;
poi scoppiai in lacrime felici,
come nessuna felicità reale mi farà piangere,
come nessuna tristezza della vita mi farà imitare.
Quel movimento ieratico della nostra chiara lingua maestosa,
quell'esprimersi delle idee in parole inevitabili,
quello stupore vocalico in cui i suoni sono colori ideali:
tutto questo mi offuscò per istinto come una grande emozione politica.
E, l'ho detto, piansi; oggi, ripensandoci, piango ancora.
Non è, no, la nostalgia dell'infanzia, della quale non ho nostalgia;
è la nostalgia dell'emozione di quel momento,
il rimpianto di non poter più leggere per la prima volta
quella grande certezza sinfonica.


(Fernando Pessoa)

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