mercoledì 24 settembre 2014

Vorrei nutrirmi lentamente dell'evanescenza

Cara Sorella,
Dopo che sei partita,
un vento leggero gorgheggiava per casa
come un uccello che spaziava,
facendola sembrare su una cima, ma solitaria.
Quando te ne sei andata è arrivato l'affetto.
L'avevo previsto.
La cena del cuore è quando l'ospite se n'è andato.
Il ritegno è così intrinseco a un forte affetto
che dobbiamo tutti sperimentare la reticenza di Adamo.
Immagino che la strada che percorre da quel momento
il viaggiatore che ama sia divina, priva di barriere.
Il fatto che sarai con me annulla il timore
e aspetto la Festa delle Lauree con allegra rassegnazione.
Più piccola di Davide come sono
tu mi vesti da immenso Golia.
Venerdì ho assaporato la vita.
È stato un grande boccone.
Un circo è passato davanti a casa
- ancora sento il rosso nella mente
anche se i tamburi non si sentono più.
Il libro di cui parli, non l'ho incontrato.
Grazie per la tenerezza.
Il prato è pieno di sud e gli odori si confondono,
e oggi sento per la prima volta il fiume nell'albero.
Hai parlato di ritardo nella primavera - io l'accuserei del contrario.
Vorrei nutrirmi lentamente dell'evanescenza.
Vinnie è profondamente afflitta per la morte del suo gatto screziato,
anche se i miei tentativi di convincerla che è immortale la aiutano un po'.
La mamma ricomincia con la lattuga, provocando la mia ribellione
- che è però provocata da te, cosa che addolcisce il disonore.
"In Casa" ci sono le "pulizie". Preferisco la peste.
È più classica e meno mortale.
Il tuo è stato il mio primo corbezzolo. Un vanto rosato.
Ti manderò la prima amamelide.
Una donna è morta la scorsa settimana,
giovane e piena di speranza,
anche se per poco - aldilà del nostro giardino.
Da allora penso al potere della morte,
non sugli affetti, ma come segnale mortale.
È il Nilo per noi.
Ti riferisci alla gioia vietata di stare con coloro che amiamo.
Immagino che sia una licenza non concessa da Dio.
Non calcolare lontano ciò che si può avere
Sebbene il tramonto si stenda nel mezzo
Né adiacente ciò che vicino
È più lontano del sole.
Ti voglio bene per avergli dato corpo.


(Emily Dickinson a Elizabeth Holland - Maggio 1866)

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