martedì 9 aprile 2013

Venezia, 1905

Carissimo Oscar
(...)
Capisco,
e purtoppo più dal tono stesso della lettera che dalla confessione che mi fai,
il tuo dolore e la tua sfiducia.
Ne capisco all'incirca la ragione e, credi,
ne ho provato e ne provo un sincero dolore.
Non ne conosco ancora le cause precise e occasionali che lo provocano,
ma capisco,
per te che sei un'anima nobile,
che devon produrre una triste diminuzione di te stesso,
al diritto che tu hai alla gioia e alla vita
per ridurti a quello stato di sfiducia.
Io non so di cosa si tratti, ti ripeto,
ma credo che il miglior rimedio per te sarebbe di mandarti di qui,
dal mio cuore che è gagliardo in questo momento,
un soffio di vita,
poichè tu sei creato, credimi, per la vita intensa e per la gioia.
Noi (scusa il noi)
abbiamo dei diritti diversi dagli altri,
perché abbiamo dei bisogni diversi che ci mettono al disopra
- bisogna dirlo e crederlo -
della loro morale.
Il tuo dovere è di non consumarti mai nel sacrificio.
Il tuo dovere REALE è di salvare il tuo sogno.
La Bellezza ha anche dei doveri dolorosi:
creano però i più belli sforzi dell'anima.
Ogni ostacolo sormontato segna un accrescimento della nostra volontà,
produce il rinnovamento necessario e progressivo della nostra aspirazione.
Abbi il culto sacro (io lo dico per te... e per me)
per tutto ciò che può esaltare ed eccitare la tua intelligenza.
Cerca di provocarli, di perpetrarli, questi stimoli fecondi,
perchè soli possono spingere l'intelligenza al suo massimo potere creatore.
Affermati e sormontati sempre.
L'uomo che dalla sua energia non sa continuamente sprigionare nuovi desideri
e quasi nuovi individui destinati per affermarsi sempre
a abbattere tutto quel che è di vecchio e di putrido restato,
non è un uomo,
è un borghese, uno speziale, quel che vuoi.
Tu soffri,
hai ragione,
ma il tuo dolore non può forse divenire per te uno sprone
perché tu riesca a rinnovarti ancora
e a portare il tuo sogno più in alto ancora, più forte nel desiderio?
(...)
Decidi,
non ti esaurire,
abituati a mettere i tuoi bisogni estetici al disopra dei doveri sugli uomini.
(...)
Rispondimi.
Da Venezia ho ricevuto gli insegnamenti più preziosi nella vita;
da Venezia sembra di uscirmene adesso come accresciuto dopo un lavoro...


(Amedeo Modigliani a Oscar Ghiglia - Venezia, 1905)

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