domenica 31 gennaio 2016

E io divenni quello che dovevo divenire

Tutto ciò che in me è vero
proviene dalle timidezze della mia gioventù.
A loro devo quello che sono, nel senso migliore della parola.
Senza di esse non sarei letteralmente nulla,
e non conoscerei tregua nella vergogna di me stesso.
Che cosa non ho sofferto, da giovane, per causa loro.
E ora sono queste sofferenze che mi riscattano ai miei occhi.
(L'altro giorno mi sono ricordato di un momento capitale
e particolarmente doloroso della mia adolescenza;
amavo segretamente una ragazzina di Sibiu, Cela Schian,
che doveva avere quindici anni; io ne avevo sedici.
Per niente al mondo avrei osato rivolgerle la parola;
la mia famiglia conosceva la sua;
avrei potuto avere delle occasioni per avvicinarla.
Ma questo andava al di là delle mie forze.
Per due anni ho vissuto in preda a tormenti infernali.
Un giorno, nei dintorni di Sibiu, nel folto di una foresta
dove mi trovavo con mio fratello,
scorgo quella ragazza in compagnia di un compagno di scuola,
il più antipatico di tutti.
Fu per me un colpo a stento tollerabile.
Ancora adesso mi fa male.
Da quel momento decisi che bisognava farla finita,
che non era degno di me incassare il "tradimento".
Cominciai a staccarmi dalla ragazza, a disprezzarla e infine a odiarla.
Mi ricordo che nel momento in cui la giovane "coppia" passava
stavo leggendo Shakespeare.
Darei chissà che cosa per sapere quale opera.
Non riesco a ricordarlo.
Ma quell'istante ha deciso della mia "carriera", di tutto il mio futuro.
Ne derivarono anni di completa solitudine.
E io divenni quello che dovevo divenire).


(Emil Cioran)

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